Quando la cooperazione diventa sicurezza e difesa

di Giuseppe Maraventano

In un contesto internazionale imprevedibile e difficile, l’Europa è chiamata a intervenire nei settori di maggiore interesse. Ed ecco che, in breve tempo, l’attenzione del Parlamento europeo si concentra sulle politiche per la difesa, proponendo qualche soluzione in merito alla sicurezza dei cittadini dell’Unione.

Recenti dati dell’Eurobarometro, il servizio della Commissione europea, istituito nei primi anni 70, che misura e analizza le tendenze dell’opinione pubblica in tutti gli Stati membri e nei Paesi candidati, mostrano che il 68% degli europei vorrebbe un’Unione più attiva nel campo della difesa e della sicurezza.

Il Parlamento, da sempre fervido sostenitore della cooperazione europea, invita gli Stati membri, autorità competenti in questi settori, a un maggiore impegno politico, a incrementare gli investimenti, a una condivisione di informazioni e a una maggiore integrazione di risorse a livello comunitario per garantire più protezione ai cittadini.

Tra le soluzioni consigliate:

  • Economie di scala: nel 2016, l’UE 28 ha speso 206 miliardi di euro per la difesa, superata dai 546 miliardi di euro degli Stati Uniti, e seguita dai 131 miliardi di euro della Cina.
    Ma a causa di una duplicazione delle spese per la difesa, eccedenze e ostacoli agli appalti, l’Unione spreca circa 26,4 miliardi di euro l’anno. Il Parlamento suggerisce che la spesa nazionale dei singoli Stati per la difesa arrivi al 2% del PIL, chiedendo loro, in aggiunta, di beneficiare di un’economia di scala, acquistando congiuntamente le risorse necessarie per la difesa.
  • Più investimenti: la crisi economica ha comportato una riduzione degli investimenti sia nel settore della difesa sia in quello della ricerca e sviluppo. Per questa ragione, il Parlamento, propone dei progetti di ricerca collaborativi. Inoltre, l’Unione potrebbe sostenere i Paesi che lavorano insieme.
  • Garantire la cooperazione: secondo i parlamentari europei, una maggiore cooperazione Ue è data principalmente da una volontà politica. I diversi sistemi di difesa degli Stati membri rappresentano un punto debole per gli Stati stessi. Il Parlamento invita, dunque, i ministri della difesa a formare un Consiglio per attuare una Revisione coordinata annuale sulla difesa.
  • Il panorama internazionale e la difesa reciproca: il terrorismo, l’insicurezza energetica, le novità geopolitiche all’interno e all’esterno dell’Unione, i cyber-attacchi evidenziano l’impotenza dell’isolamento degli Stati.
    A questo proposito, è bene ricordare la clausola di mutua difesa prevista dall’art. 42.7 del Trattato sull’Unione europea e dall’art. 5 della NATO. Nonostante il sostegno a una “autonomia strategica” a livello UE, il Parlamento crede che un’Unione europea della difesa rafforzerebbe la cooperazione dell’UE con la NATO.
  • Il futuro dell’Europa: dimensione sociale dell’Europa, globalizzazione, unione economica e monetaria, difesa e finanze, sono i temi specifici dei cinque documenti che la Commissione europea pubblicherà entro la fine di giugno in merito all’integrazione europea. Ogni documento rappresenta uno scenario possibile dell’Europa del 2025.

 

È possibile immaginare una difesa comune in questo momento. La nostra sicurezza dipende dalla nostra capacità di integrare i nostri sistemi di comunicazione e di intelligence. La collaborazione ci fa sentire più sicuri. Abbiamo gli strumenti per poter investire su questo: il Trattato di Lisbona ci dà la possibilità di creare una cooperazione rafforzata tra i Paesi”, ha dichiarato in un’intervista il Vicepresidente del Parlamento europeo, David Sassoli.

Il Parlamento e la Commissione sembrano dunque concordare sulla necessità di potenziare i settori della difesa e della sicurezza, in favore di una maggiore cooperazione tra gli Stati, che impedisca, o almeno ritardi, la nascita di un esercito europeo.

 

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