Banche: via libera al ddl per una commissione d’inchiesta. Cosa prevede.

Una commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario italiano che conterà 40 membri tra deputati e senatori e dovrà concludere i propri lavori entro un anno dalla costituzione. È quanto prevede il ddl che ha ottenuto oggi il via libera definitivo da parte dell’aula della Camera, dopo un anno e mezzo dalla deposizione dei disegni di legge bipartisan, a gennaio 2016, in Senato. Il testo infatti, è il frutto dell’accorpamento di 13 diverse proposte bipartisan, poi accorpate e leggermente riformulate da parte del presidente della commissione Finanze al Senato, Mauro Maria Marino (Pd).

UNA COMMISSIONE BICAMERALE DI 40 MEMBRI
Saranno 40 membri, di cui 20 deputati e 20 senatori, a costituire la commissione d’inchiesta sulle banche italiane. Commissari che verranno nominati dai presidenti dei due rami del Parlamento in proporzione al numero dei componenti dei gruppi e che sono tenuti al segreto su atti e documenti acquisiti, anche una volta che l’incarico viene meno. Lo stesso obbligo, del resto, grava su funzionari e personale, oltre che su chiunque collabori o compia o concorra a compiere atti d’inchiesta, oppure ne venga a conoscenza per ragioni d’ufficio o di servizio. Ai membri della commissione d’inchiesta si richiede, in base a un emendamento a firma Claudio Moscardelli (Pd) approvato in aula, di dichiarare “alla presidenza della Camera di appartenenza di avere ricoperto incarichi di amministrazione e di controllo negli istituti bancari oggetto dell’inchiesta”.

DALLA CRISI FINANZIARIA ALLA GESTIONE DEGLI ISTITUTI, TUTTI I TEMI DA INDAGARE
La bicamerale si occuperà degli effetti sul sistema bancario italiano della crisi finanziaria globale e delle conseguenze dell’aggravamento del debito sovrano, ma anche, e indipendentemente, della gestione degli istituti bancari coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto che sono stati o sono destinatari, anche in forma indiretta, di risorse pubbliche o che sono stati posti in risoluzione. In merito a queste banche, oggetto di ampie discussioni anche in sede di conversione del dl Banche (su Mps e Salva risparmio), vanno esaminate le modalità di raccolta della provvista e gli strumenti utilizzati, i criteri di remunerazione dei manager ed eventuali conflitti di interesse nelle operazioni, la correttezza del collocamento presso il pubblico di prodotti finanziari, la posizione dei prenditori di particolare rilievo e la diffusione di pratiche scorrette di abbinamento tra erogazione del credito e vendite, la struttura dei costi, la ristrutturazione del modello gestionale e la politica di aggregazione e fusione, l’osservanza degli obblighi di diligenza, trasparenza, correttezza e corretta informazione agli investitori, l’efficacia delle attività di vigilanza, l’adeguatezza della disciplina legislativa e regolamentare. Esclusi ulteriori allargamenti dell’ambito d’indagine, che erano stati proposti in vario modo con emendamenti. Secondo il relatore Marino (Pd), che sul punto ha presentato una riformulazione del testo iniziale, il provvedimento così come concepito – anche una volta respinte le modifiche estensive – permette un’inchiesta ad ampio spettro sulle diverse fattispecie che meritano di essere indagate.

RISULTATI ENTRO UN ANNO E COMUNQUE NON OLTRE LA LEGISLATURA
È fissato a un anno a partire dalla costituzione della bicamerale, come inizialmente voluto dal relatore nel proprio testo, il termine entro cui la commissione d’inchiesta sulle banche dovrà arrivare a un risultato. È stata, tuttavia, specificata con un emendamento presentato e approvato in aula a Palazzo Madama (a firma Antonio D’Alì, Forza Italia) la necessità di concludere i lavori entro la fine della legislatura in corso. Respinte, invece, le proposte avanzate in commissione che volevano specificare una scadenza entro il 31 dicembre 2017, mentre resta salva la relazione intermedia sui lavori della commissione che deve essere realizzata dopo sei mesi dall’avvio.

STESSI POTERI E LIMITAZIONI DELL’AUTORITÀ GIUDIZIARIA
Nel portare avanti la propria attività, la Commissione avrà gli stessi poteri e subirà le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Per le audizioni a testimonianza rese davanti alla bicamerale, poi, si applicano gli articoli 366 e 372 del Codice penale. Alla bicamerale non potrà essere opposto il segreto d’ufficio né il segreto professionale o quello bancario, fatta eccezione per il segreto tra difensore e parte processuale nell’ambito del mandato.

I DOCUMENTI CHE È POSSIBILE OTTENERE
La commissione può ottenere copie di atti o documenti relativi a procedimenti o inchieste in corso e inerenti all’oggetto dell’inchiesta. L’autorità giudiziaria deve provvedere subito e può ritardare la trasmissione con decreto motivato, solo per ragioni di natura istruttoria.

I DOCUMENTI CHE NON È POSSIBILE DIVULGARE
Spetta alla commissione stabilire quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione a esigenze legate ad altre istruttorie o inchieste in corso. Il testo approvato stabilisce che devono comunque essere coperti dal segreto i nomi, gli atti e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari.

UNA DOTAZIONE DI MASSIMO 150 MILA EURO E POSSIBILI INCREMENTI DI SPESA
Per il funzionamento della bicamerale, il ddl fissa la somma di 150 mila euro massimo, da sostenere a metà da Senato e Camera. I presidenti dei due rami del Parlamento possono anche autorizzare un incremento delle spese per non più del 30 per cento, su richiesta del presidente della commissione d’inchiesta e per esigenze motivate, connesse allo svolgimento delle proprie attività.

 

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