La diversità è ricchezza #WithRefugees

di Giuseppe Maraventano

Oggi, 20 giugno, è la giornata internazionale del rifugiato.

Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, un rifugiato è colui che “sulla base del fondato timore di essere perseguitato per motivi di razwza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale o opinioni politiche, è costretto a lasciare il proprio paese e non può, o a causa di tale timore, non desidera avvalersi della protezione di tale paese”.

Nel 1969 l’Organizzazione per l’Unità Africana (oggi, Unione Africana) ha adottato una definizione più ampia di rifugiato, includendo ogni persona costretta a lasciare il proprio paese a causa di aggressioni, occupazione straniera, dominazione o altri eventi che possano danneggiare seriamente l’ordine pubblico in una parte o nella totalità del paese di origine o di nazionalità.

Con l’attuazione della Dichiarazione di Cartagena nel 1984, anche i paesi dell’America Latina considerano rifugiato ogni persona che fugge dal proprio paese, poiché la propria vita, sicurezza e libertà sono minacciate da una diffusa violenza, aggressione straniera, conflitti interni e violazioni di massa dei diritti umani o qualsiasi altra circostanza che possa mettere in serio pericolo l’ordine pubblico.

Un principio fondamentale del diritto del rifugiato è quello che vieta agli Stati di respingere – non refoulement – in qualsiasi modo queste persone verso paesi o territori dove la loro vita e la loro libertà sono minacciate.

Il richiedente silo ha altresì diritto a non essere ricondotto nel paese di origine finché la sua domanda non sia stata esaminata.

Nel 2016, 362.753 persone, attraverso il Mediterraneo, hanno raggiunto l’Unione europea. Di queste, 5022 sono disperse o morte.

Sempre nello stesso anno, l’UNHCR ha analizzato la situazione dei richiedenti asilo in alcuni Stati membri:

2016 Popolazione Rifugiati Richiedenti asilo
Italia 60.665.551 147.370 122.960
Germania 82.162.000 669.482 745.155
Francia 66.661.621 304.546 84.270
Spagna 46.438.422 12.989 15.755
Regno Unito 65.382.556 118.995 38.785
 Fonte: UNHCR, Eurostat

Nei primi mesi del 2017, le domande di asilo depositate in Italia sono state 61.800, contro le 40.000 dello stesso periodo dell’anno precedente.

In Italia, a settembre, entrerà in vigore il decreto Minniti, che, tra le altre cose, prevede la realizzazione di 16 nuovi centri di identificazione ed espulsione (in aggiunta a quelli di Torino, Roma, Brindisi e Caltanissetta).

Il decreto, inoltre, eliminerà la possibilità di ricorrere in appello una seconda volta dopo aver ricevuto un diniego.

Costruire centri di accoglienza, rispettando gli standard umanitari internazionali, in Ciad e Niger è uno dei risultati del vertice voluto da Minniti con i ministri dell’Interno di Libia, Ciad e Niger. I quattro ministri, lo scorso maggio al Viminale, hanno firmato una dichiarazione congiunta.

I flussi migratori che negli ultimi decenni hanno visto riversare sulle coste italiane tantissime persone in fuga dai loro paesi mettono in discussione le politiche già esistenti, non solo dell’Italia ma anche dell’Unione Europea.

E i naufragi avvenuti al largo delle nostre coste confermano l’inefficienza nella gestione nazionale e comunitaria dei flussi migratori.

Gli enti locali sembrano essere gli unici a farsi carico dell’inclusione sociale dei migranti, il più delle volte senza risorse necessarie, suscitando sentimenti umanitari nella popolazione, ma, al tempo stesso, reazioni razziste e xenofobe, dovute a timori non sempre fondati.

Il fenomeno migratorio ha ormai rilevanza globale, per questa ragione devono essere definiti i principi di una libera circolazione delle persone a livello mondiale:

  • Deve essere riconosciuto il diritto alla pace e alla sicurezza come condizione quadro di riferimento globale;
  • Ogni individuo deve avere la possibilità di scegliere il posto dove vivere, grazie al principio di libertà di movimento.

Questo quadro può essere realizzato superando la divisione politica dell’umanità in Stati e affermando strutture di governo democratico mondiale del territorio e della società.

Fondamentale è il tema dell’integrazione dei migranti alla vita sociale, attraverso la promozione di più azioni a livello locale mediante una migliore gestione dei finanziamenti europei, eliminando le differenze sulla base della nazionalità d’origine e coinvolgendo i paesi di partenza a progetti di cooperazione che tengano conto dell’aspetto circolare dei flussi migratori.

Creare uno “spazio di libertà, sicurezza e giustizia, fondato sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà, nonché sui principi di democrazia e dello Stato di diritto, nel quale la persona sia al centro della sua azione” rappresenta la risposta politica dell’Unione Europea espressa nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, e dovrebbe essere assunta come principio legislativo a livelli comunitari, nazionali e locali.

Per far sì che questo accada, però, il principio di controllo/sicurezza dei confini statali dovrebbe venire meno, perché se da un lato potenzia la sorveglianza dei migranti che ormai risiedono nei paesi, dall’altro lato limita l’integrazione. Necessaria sembrerebbe, dunque, una politica estera comune, capace di fronteggiare il fenomeno migratorio grazie ai rapporti tra l’Unione Europea e i paesi di partenza, fondati su effettive politiche di accoglienza.

In conclusione, bisognerebbe prestare particolare attenzione alla drammaticità dei giorni/mesi che precedono il percorso migratorio. La fiducia riposta nella migrazione rende instabile e debole l’equilibrio di chi la vive. Spesso la famiglia si riunisce e decide chi deve partire; sceglie colui/lei cui è assegnata la missione di riuscire a migliorare la condizione di vita collettiva da lontano. Justin Wandja nella sua poesia Lettere, scritta nel febbraio del 1989, si riferisce proprio a questo. Il camerunense fa capire quanto il “dovere” verso l’intera famiglia sia pesante e, a volte, decisivo per chi non ce la fa:

“…ho vergogna ora a mendicare un passaggio
e tornare alla mia gente sconfitto ed avvilito.
Madre, perdonami, preferisco restare
dove nessuno mi conosce, in questa fredda terra d’Europa.”

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