Terzo settore: le novità dal 5×1000 al codice unico

Oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato definitivamente i tre decreti attuativi della riforma che riguarda l’istituzione del codice unico del Terzo settore, l’istituto del 5×1000 e l’impresa sociale. Si conclude così l’iter legislativo della riforma del Terzo settore, lanciata dall’ex premier Matteo Renzi circa tre anni fa.

CODICE UNICO DEL TERZO SETTORE: vara una serie di norme in materia fiscale che regolamentano gli enti del terzo settore. Le associazioni dovranno adeguarsi a tali norme entro un anno dall’entrata in vigore dei decreti attuativi. Per prima cosa viene data una definizione di cosa è il Terzo settore, individuati nelle organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, incluse le cooperative sociali, reti associative, società di mutuo soccorso, e in ogni altro ente costituito in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi. Gli enti del Terzo settore sono tenuti all’adeguamento degli statuti e all’iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. A seconda della dimensione, gli enti sono tenuti a pubblicare sul proprio sito il bilancio sociale, compensi o corrispettivi dei componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti e agli associati.

Viene completata la riforma dell’istituto avviata con la legge di bilancio del 2015 che per la prima volta aveva destinato risorse in maniera stabile. Sono 500 milioni che vanno a coprire le scelte che i contribuenti fanno in sede di dichiarazione dei redditi. Vengono introdotte delle modalità per la razionalizzazione e la revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l’accesso al beneficio, la semplificazione e accelerazione delle procedure per il calcolo e l’erogazione dei contributi spettanti, nonché l’introduzione di obblighi di pubblicità delle risorse erogate, attraverso un sistema improntato alla massima trasparenza. Il 5×1000 si estende a tutti gli enti iscritti nel Registro unico nazionale. i soggetti beneficiari e le amministrazioni sono tenuti ad una serie di obblighi di trasparenza rendendo noto la destinazione di queste risorse.

IMPRESA SOCIALE – Possono trasformarsi in impresa sociale tutte le organizzazioni private che esercitano in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività. Non possono diventare imprese sociali le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni i cui atti costitutivi limitino ai propri soci (o associati) l’erogazione di beni e servizi. La legge amplia gli ambiti di intervento dell’impresa sociale. Tra tali attività sono incluse: le prestazioni sanitarie riconducibili ai Livelli essenziali di assistenza; i servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente; gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio; la ricerca scientifica di particolare interesse sociale; la formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo; la cooperazione allo sviluppo; il commercio equo e solidale; il microcredito; l’agricoltura sociale e l’organizzazione e la gestione di attività sportive dilettantistiche. L’attività di impresa di interesse generale deve essere svolta “in via principale”, ossia deve generare almeno il 70% dei ricavi complessivi.

DOTAZIONE FINANZIARIA – La legge ha una dotazione finanziaria 190 milioni, di cui 160 milioni a copertura delle misure fiscali e tributarie di favore. Le altre risorse sono destinati per potenziare i Centri di servizio per il volontariato, a istituire il Registro unico del Terzo settore e al fondo per il Servizio civile.

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