L’importanza delle politiche pubbliche

La politica ha da sempre ricoperto un ruolo importante nella vita degli uomini, tanto da attirare l’interesse di molti studiosi. È una sfera che influenza, positivamente e negativamente, l’ambito culturale, sociale ed economico delle nostre società.

È possibile definirla come “l’insieme delle attività, svolte da uno o più soggetti individuali o collettivi, caratterizzata da comando, potere e conflitto, ma anche da partecipazione, cooperazione e consenso, inerenti al funzionamento della collettività umana alla quale compete la responsabilità primaria del controllo della violenza e della distribuzione al suo interno di costi e benefici, materiali e non”.

La politica è costituita da tre branche: politics, policy e polity. Con il termine politics ci si riferisce alla genesi del potere, alla sua ripartizione e alla sua struttura, e a sua volta si divide in: regimi politici, pluralità partitica, elezioni libere e competitive, e attori coinvolti, ossia stakeholder. È attorno al potere che ruota l’intera vita politica e si basa l’agire dei politici di professione. Negli ultimi decenni il regime politico che più si è diffuso è quello democratico, nonostante non sia ancora riuscito a raggiungere tutte le aree del mondo.

La policy, invece, si identifica con le politiche pubbliche, ossia quei programmi d’azione proposti dagli attori politici nelle sedi istituzionali con lo scopo di risolvere i problemi che si presentano in una data società; la policy è il risultato della politica stessa. Politics e policy si influenzano a vicenda, dall’organizzazione del potere agli attori coinvolti.Infine, per polity si intende la definizione della comunità politica e delle relative strutture e processi di mantenimento e cambiamento che avvengono all’interno della stessa.

I programmi d’azione, interni e internazionali, giocano un ruolo principale nel regolare i rapporti con le comunità vicine, ma il progressivo sviluppo degli organismi internazionali e sovranazionali segna una perdita nella libertà di sovranità territoriale. La polity è fortemente influenzata dalla policy, la quale ne rafforza o ne indebolisce la coesione.

All’indomani della decolonizzazione, i governi internazionali dovettero adottare un nuovo approccio al fine di ristabilire l’ordine e garantire lo sviluppo sociale, economico e politico. Si svilupparono, dunque, nuovi modi di studiare i fenomeni politici: da un lato interessati agli attori coinvolti, dall’altro alle società nazionali e internazionali. Uno di questi metodi, in particolare, riguardava le attività di governo e i piani d’azione attuati: policy sciences, ossia la scienza delle politiche pubbliche, è una disciplina abbastanza recente. Basti pensare che si sviluppò negli anni cinquanta negli Stati Uniti, per arrivare verso gli anni settanta anche in Europa. Lo scopo della disciplina legittimata da Lasswell era di integrare teoria e pratica, rendendola diversa dai metodi precedenti. La dottrina era caratterizzata da tre principi: multidisciplinarità, problem solving e normatività. Con il primo principio si intende estendere il raggio di azione della disciplina anche alla sociologia, al diritto e all’economia; il secondo vede la scienza politica tendere alla risoluzione dei reali problemi della società; infine, con il terzo principio, il politologo statunitense, sosteneva l’inammissibilità di un sistema che prevedeva una separazione tra fine e mezzi.

Con il passare del tempo, però, i tre principi sono diventati sempre più flessibili: la scienza delle politiche pubbliche è diventata una disciplina a sé stante; nel caso della risoluzione dei problemi si è assistito a una prevalenza di origine politica, rispetto alla tecnica di analisi; e si è ridotta la necessità di un’espressione normativa, perseguendo lo studio dei mezzi, degli obiettivi e della definizione stessa della policy. Molti sono gli studiosi che hanno criticato la scientificità delle politiche pubbliche, le quali hanno preteso di costruire una nuova società e una pianificazione governativa, senza però riuscire nell’intento.

Lasswell sosteneva che le politiche pubbliche sono “un programma di azioni proiettato verso il futuro che si basa sulla individuazione di obiettivi di valore e prevede procedure e atti finalizzati al raggiungimento di questi”.

Nell’ultimo trentennio i policy studies sono diventati uno dei settori più influenti della scienza politica contemporanea. Parlando di policy studies ci si riferisce a un insieme variegato di studi. Tale varietà dipende dalla natura stessa dell’oggetto: non c’è una policy, ci sono le policies. La distinzione e la particolarità delle diverse policies sono tutti punti generalmente accolti dai cultori dei policy studies. A ciò si aggiungono, inoltre, i diversi possibili punti di vista; una volta scelto il tema delle policies si formulano gli interrogativi posti a guida dello studio: what, why, to what effect, how ?
Puntare il focus di analisi sulle politiche può significare in realtà cose ben diverse. Vi è però una differenza sostanziale tra vecchi teorici della politica e scienziati moderni: i primi trattavano anche delle finalità e dei valori dell’azione politica; i secondi, invece, non hanno ancora preso posizione in merito a questa materia.

Il policy scientist ha garantito l’ingresso dei discorsi normativi, assicurando, grazie alla sua stessa esistenza, di distinguerli dai discorsi scientifici. L’attenzione passa dalle finalità ai mezzi. Il compito del policy maker è di risolvere i problemi della società sotto la consulenza del policy scientist, il quale consente al primo di perfezionare la sua razionalità.

Emergono, dunque, due importanti punti di vista: il primo si interroga sui fattori che determinano le politiche; il secondo si riferisce all’influenza che le policies esercitano sulla politica stessa. Due facce della stessa medaglia capaci di spiegare, con procedure diverse, gli output del sistema politico.

Il dibattito sulle determinanti delle policies torna alla ribalta tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, rilevando la difficoltà di spiegare i policy output attraverso una concezione semplificata della politica: sembra essere necessario, dunque, un ritorno a modelli della politica più complessi.

Le politiche pubbliche possono essere considerate l’altro aspetto della politica, quello che avvicina i cittadini alle istituzioni. E sono proprio i cittadini i destinatari di queste azioni, i quali, in base al tipo di politiche pubbliche, sono in parte coinvolti.

Da qualche settimana, nelle sedi europee, si discute di un’Europa sempre più sociale. L’Unione Europea, da sempre organismo sostenitore della cooperazione, invita gli Stati membri a condividere i piani d’azione in merito all’inclusione sociale. Ma le facoltà dell’Unione nel campo sociale sono limitate, poiché in materia di occupazione e politiche sociali le autorità competenti sono i governi nazionali.

Gli eurodeputati sostengono, ormai da molto tempo, una politica del sistema sociale più attiva, e proprio nel 2017 il Fondo sociale europeo celebra i suoi 60 anni. Promozione dell’occupazione e inclusione sociale sono i due obiettivi del fondo, impegnandosi ad aiutare milioni di persone ad acquisire nuove conoscenze e a trovare lavoro.

Il Parlamento europeo si è dedicato a combattere la disoccupazione giovanile, proponendo, per esempio, Garanzia per i giovani. Grazie al sistema di Garanzia per i giovani gli Stati membri assicurano ai giovani under 25 di ricevere offerte di lavoro di qualità, formazione, tirocinio e/o apprendistato entro quattro mesi dalla fine degli studi o dall’inizio del periodo di disoccupazione.

Inoltre, di recente, è stato avviato il Corpo europeo di solidarietà, con lo scopo di creare opportunità di volontariato o lavoro per giovani in progetti di sostegno alle comunità in tutta Europa.

Sono queste le policies, i piani d’azione che servono ai cittadini europei. Molte altre iniziative sono discusse settimanalmente nei palazzi europei per garantire maggiore equità, sistemi di welfare efficienti, contrastare il lavoro nero e provare a disegnare un’Europa migliore.

Giuseppe Maraventano

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