30 anni fa Spadolini veniva eletto Presidente del Senato. Il suo discorso di insediamento

Il 2 luglio 1987, il senatore repubblicano Giovanni Spadolini fu eletto Presidente del Senato. Eco dai Palazzi a distanza di trent’anni vi ripropone il suo discorso d’insediamento a Palazzo Madama.

Onorevoli senatori,

il vostro suffragio, per il quale grande è la mia riconoscenza, mi rende da oggi vostro garante istituzionale, custode del Regolamento, dei diritti della maggioranza e di quelli delle opposizioni. Ma è solo con il vostro aiuto costante, con l’alto consiglio dei senatori a vita, con la collaborazione dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, con il lavoro collegiale dell’Ufficio di Presidenza e della Giunta per il Regolamento che io potrò tentare di essere pari al compito che mi avete affidato, un compito che si rivela ancor più gravoso di responsabilità quando volgo la mente agli uomini che mi hanno preceduto in questo incarico, da Ivano Bonomi a Enrico De Nicola, da Giuseppe Paratore a Cesare Merzagora, a Francesco Cossiga, ad Amintore Fanfuni e a Giovanni Malagodi. Sono gli uomini del passato e del presente ai quali va in questo momento il mio memore, deferente pensiero, con un particolare omaggio al lungo magistero di Amintore Fanfani che ha accompagnato la vita, l’evoluzione e la trasformazione di questa Assemblea e con essa dell’Italia. (Vivissimi applausi dal centro e dal centro~sinistra). 

La X legislatura repubblicana pone al Parlamento ed al paese la prospettiva di anni non facili, tutti dominati dal problema della governabilità di un sistema complesso e condizionato dalle cento variabili indipendenti dell’integrazione internazionale. 

È compito urgente delle forze politiche costruire un nuovo Governo con garanzie di equilibrio e di stabilità lealmente e reciprocamente riconosciute. Spadolini 4Ma il difficile governo dello Stato sarebbe impossibile se qui in Parlamento non si realizzassero quelle condizioni di lavoro critico, fatto di progetti e controprogetti, nutrito della cultura di governo e della forza propositiva dell’opposizione che rende vivo e vitale un regime parlamentare. 

In questo senso mi pare che le ragioni costituzionali del primato del Parlamento debbano essere rivendicate e difese contro ogni tentativo di ridurre il valore del passaggio parlamentare a mera ratifica, ad adempimento formale o a stanza di mediocri e particolaristiche negoziazioni. La forza di rappresentanza sociale e morale del Parlamento, la sua capacità di innestare nel procedimento di deliberazione diretti contributi della società civile, la sua essenza di istituzione porticato, se vogliamo usare un ‘antica reminiscenza hegeliana, tra lo Stato e la comunità nazionale, tutto questo fa sì che non solo la legittimità democratica, ma la stessa efficacia tecnica delle decisioni politiche è profondamente condizionata al lavoro delle Camere. 

La X legislatura ci propone visioni di riforme istituzionali che ricongiungano i tempi della politica a quelli della società civile, di riforme che diano al Governo la certezza della sua maggioranza, finchè duri la fiducia su cui si è fondato, e la capacità di attuazione del programma solennemente approvato, di riforme che meglio garantiscano gli equilibri finanziari connessi alle leggi di spesa pubblica e ai limiti invalicabili ad essa connessi. 

La nostra apertura verso queste riforme sarà grande; la nostra disponibilità rispettosa e completa; il nostro spirito attento ai nodi non eludibili del futuro. E tuttavia siamo sicuri che ciascuna di queste riforme, tutte insieme intese, avranno bisogno per essere veramente funzionali, di un saldo raccordo con la logica delle istituzioni parlamentari viste nella loro complessa razionalità moderna. Questo bene della centralità parlamentare la difenderemo con la persuasione che il lavoro delle Camere non è mai inutile, neppure quando sembrano più facili o politicamente più redditizie le scorciatoie dell’Esecutivo o, all’estremo opposto, le tecniche plebiscitarie.

Il mio impegno è che su queste premesse il Senato, forte della sua grande tradizione, non si sottragga ad alcun appuntamento di riforma, secondo le iniziative che saranno adottate dalle forze politiche, e io continuerò per parte mia gli sforzi costanti dei miei predecessori per portare la macchina interna degli uffici, già così ricca di prestigio e di tradizione, a livelli ancora più alti di efficienza e di ausilio per il lavoro collegiale ed individuale di tutti i senatori. 

Onorevoli senatori, io credo che vi sia stata somma fortuna e vivissimo, toccante augurio per me nel fatto che la proclamazione della grande maggioranza che mi ha eletto sia stata effettuata da Sandro Pertini. Il senatore Pertini rappresenta per me, e certo non solo per me, ma per voi tutti, soprattutto tre dati: innanzitutto la nascita stessa della nostra Repubblica, nel senso storico profondo e la dura dialettica di pensiero e azione, di pace e di guerra che l’hanno contrassegnata. Pertini campione della lotta di liberazione, interprete della continuità fra il primo e il secondo Risorgimento. Ecco perchè la sua coerenza, la sua onestà, il suo patriottismo esemplare lo resero, da allora in poi, l’uomo di riferimento di tutti gli italiani, senza distinzione di parte. (Commenti dall’estrema destra). 

Sono orgoglioso e felice che sia stato lui ad attestare (Vivissimi, prolungati applausi dal centro, dal centro~sinistra, dalla sinistra e dall’estrema sinistra) … che dopo mesi di aspre dispute politiche si sia formato qui al Senato come primo segno di concordia nazionale uno schieramento istituzionale, il cui significato può e deve trascendere l’occasione. 

Il secondo dato che incarna il presidente Pertini è il senso profondo e corale delle istituzioni aperte alla gente, in uno scambio continuo tra centro e realtà locali, fra proteste e richieste e comportamenti politici. Sandro_Pertini_e_Giovanni_Spadolini_(cropped) (1)In quest’epoca in cui si agitano in fondo alla società tanti fermenti di novità, che spesso non riusciamo a cogliere, nella continua tensione tra stabilità e movimento, tra maestà della legge e impulso alle trasformazioni, in avvicendamenti anche .confusi di parti e di scelte. Pertini, questo grande socialista di matrice turatiana, ha indicato la via delle istituzioni aperte come via di garanzia e di progresso contro ogni forma di irrazionalismo politico. 

Sandro Pertini, infine, fu il Capo dello Stato che nel 1981, dandomi l’incarico di formare il primo Governo a guida laica del periodo repubblicano, percepì (Commenti dall’estrema destra) … la necessità di un nuovo e migliore equilibrio nella storica collaborazione tra forze laiche e forze cattoliche nella direzione del paese. 

Dal 1981 ad oggi, nonostante le ultime tempeste, il paese ha compiuto grandi progressi. Dopo quelli della ricostruzione e della evoluzione democratica ha raggiunto altri traguardi, ha superato tante minacciose tempeste. 

Da questi dati, desunti da una esperienza di stabilità e di progresso, si deve partire per nuovi avanzamenti politici nel reciproco rispetto e nella mutua fiducia, nell’essenziale raccordo ~ lo ripetiamo ~ tra forze cattoliche, forze socialiste e forze laiche, raccordo che è alla base stessa dell’evoluzione della Repubblica. 

Onorevoli colleghi, per coerenza al mandato super partes che mi avete affidato, mi accingo a lasciare le responsabilità connesse alla guida di un partito politico al quale continuerò, peraltro, a dare il mio apporto di consiglio e di esperienza. (Commenti dell’estrema destra) 

Per quello che si è sempre chiamato il partito delle istituzioni, per il partito storico per antonomasia della democrazia italiana, per il più antico partito della nazione italiana, questo passaggio da un ruolo politico a un molo istituzionale avviene senza traumi, in maniera naturale, come proseguimento dello stesso lavoro in altra dimensione dello Stato e con diversi doveri. (Commenti dall’estrema destra)

Se al fondo di ogni scienza settoriale vi è la filosofia come denominatore comune di ogni strumento basilare di conoscenza, al fondo di ogni lavoro politico particolare vi è la trama delle istituzioni, come punto di riferimento comune, centro di stabilità da non smarrire. 

Con questa consapevolezza di più alte obbligazioni guardo, come tutti voi, alla vicenda politica che si sta per aprire. 

Con voi formulo l’augurio vivissimo che presto il Senato e la Camera dei deputati possano dare la loro fiducia ad un Governo che riprenda il filo e il lavoro normale dei Governi a larga base parlamentare, conclusa la necessaria, ma eccezionale stagione istituzionale del Governo minoritario. 

Punto alto di riferimento, centro di raccolta delle speranze e delle aspettative di tutti gli italiani per la governabilità e per le durata costituzionale della X legislatura sarà innanzitutto il Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, al quale va il mio deferente omaggio e insieme con voi l’augurio più convinto e la fiducia più piena. (Vivi, prolungati applausi). 

Lo stesso deferente saluto e augurio va alla Camera dei deputati e al suo Presidente. (Vivi, prolungati applausi). 

Con le istituzioni più alte io saluto, a nomee del Senato, le istituzioni che con esse concorrono, secondo la Costituzione, a fare salva e garantita la struttura dello Stato. Consentitemi di ricordare per prime, a riprova di un affetto legato a responsabilità anche appena ieri cessate, le forze armate della Repubblica, presidio democratico della Patria, strumento di integrazione internazionale a tutti i livelli per la difesa della pace in Europa e nel Mediterraneo. (Vivi, generali applausi). Saluto in esse e con esse i Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di finanza e gli altri servizi che tutelano lo Stato e che sono in prima linea contro il permanente nemico della pace interna ed internazionale, il terrorismo, che riassume tutti i mostri dell’irrazionalismo. 

Consentitemi di rinnovare in questa sede ricordo dei legami personali che a lui mi unirono, il mio commosso omaggio alla memoria del presidente Moro. (Vivi, prolungati applausi). 

Saluto la Corte costituzionale, organo massimo delle garanzie dell’intero sistema giuridico. Il Senato dovrà dare alle pronunce della Corte, anche in meditate revisioni di procedure e di tempi, tutta l’attenzione necessaria per evitare squilibri e disordini nello sviluppo e nella coerenza della legislazione. 

Saluto le magistrature; la loro indipendenza, il vigore delle loro decisioni, l’ottemperanza ai loro provvedimenti sono beni preziosi che il Senato terrà assolutamente vivi nella quotidiana pratica .di lavoro. La legislatura che si è chiusa ha lasciato aperti per le magistrature problemi che non devono più a lungo restare tali. Le Camere hanno ora grandi responsabilità in proposito. Sotto altra angolatura recenti enunciati e propositi della Corte dei conti, volti ad accrescere con innovazioni assai pertinenti la griglia dei controlli finanziari sulle leggi di spesa, potranno avere dal Senato, che ha sempre dedicato studi preziosi ai problemi posti dall’articolo 81 della Costituzione, immediata e adeguata risposta. 

Saluto le regioni. L’enunciato costituzionale sulla vocazione regionale della nostra Assemblea deve trovare in questa casa una verifica puntuale, un raccordo senza ostacoli. 

Onorevoli senatori, cari colleghi, le più affollate elezioni dei regimi democratici dell’Occidente hanno ancora una volta dimostrato la passione degli italiani per il loro Parlamento, il senso dello Stato di uno straordinario numero di cittadini e di giovani. È una passione critica secondo l’istinto di libertà del nostro popolo, che è cresciuto in questi anni nella cultura politica come in tutte le altre culture e che non concede deleghe in bianco a nessuno, neppure a noi. Ebbene, spero insieme a voi di essere degno, nelle mie funzioni, di questa passione nazionale per le istituzioni repubblicane, di essere accomunati in questa aspirazione popolare racchiusa nel triplice augurio di sempre: viva il Parlamento, viva la Repubblica, viva l’Italia! (Vivi, prolungati applausi dal centro, dal centro~sinistra.e dalla sinistra).

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