Donne “porta-ombrelli”: maschilismo o convenzione?

Ha destato scalpore, soprattutto sul web, il caso delle donne “porta-ombrelli” di Sulmona, durante la due giorni sul tema Fonderia Abruzzo organizzato dalla Regione.

L’immagine che fa il giro dei social è quella di sei ragazze che reggono dei grandi ombrelli allo scopo di salvaguardare acconciature e microfoni degli altrettanti sei relatori presenti sul palco. Con la pioggia prima, e con il sole poi, le volontarie – così puntualizza l’organizzazione dopo i primi attacchi sul web – rimangono lì incrollabili.

Il web si divide: indignati da un lato e sarcasticidall’altro, dando così spazio a quella pluralità di likeche sta alla base della nostra moderna informazione. Altri danno spazio alla creatività, creando foto fake in cui sono gli uomini a reggere gli ombrelli alle donne. La Camusso sceglie con accortezza i termini e parla di “pessimo gusto, incapacità anche di autosufficienza maschile” facendo riferimento alla sempiterna necessità degli uomini di farsi accudire. Grillo invece propone un originalissimo “donna-ombrello che sostituisce donna-oggetto” ed è tutta colpa del PD. Ma sono le stesse donne dem che su Facebook non tacciono e si rifiutano di credere che nel loro partito si sia arrivato a tanto, dopo anni di militanza senza genere. L’organizzazione si difende, il governatore D’Alfonso minimizza e il suo portavoce parla di mera strumentalizzazione. Insomma, niente di nuovo sotto al sole.

Ma la polemica non finisce qui e i commenti vanno dal parallelismo con Gheddafi alla cultura patriarcale, passando per squallore e sottosviluppo.

Certo, tutti maschi i relatori, tutte femmine le ombrelline. Certo è la pioggia poteva essere gestita diversamente (ma si sa, la spending review…). È altresì urgente, urgentissima, una disamina attenta e meticolosa delle reali mansioni di una hostess. Eppure non ho mai sentito nessuno lamentarsi delle ombrelline in tuta aderente durante una gara di Formula 1, né tantomeno mi risulta che veline o letterine siano state bandite dalle trasmissioni televisive. Ah già, scusate, quello è spettacolo, intrattenimento, il lato giocoso di noi italiani. La nostra classe dirigente invece è altra cosa, dovrebbe dare quantomeno il buon esempio, il maschilismo in quel caso va condannato senza se e senza ma. Soprattutto perché su di essa vigila lo sguardo puntiglioso del popolo social.

Ma la nostra società, quella reale, è fatta di convenzioni, e cosa c’è di più convenzionale di una donna che sta dietro ad un uomo? Come recita la famosa citazione “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”.

Con l’ombrello, in questo caso.

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