“Giallo” al Senato sul codice Antimafia. Sospesi i lavori.

Sospeso per almeno un’ora l’esame della riforma del Codice Antimafia per consentire che una norma sulla copertura (articolo 32 comma 4) venga riformulata in modo “adeguato”. La storia della norma da rivedere è piuttosto complicata e si tinge anche di “giallo”. Tutto comincia la scorsa settimana quando il presidente del Senato Pietro Grasso decide di non concludere l’esame della riforma lasciando “aperto” l’articolo 36, l’ultimo.

La versione ufficiale è che non c’è stato il tempo di chiudere per colpa dell’ostruzionismo portato avanti da Forza Italia sul testo. Secondo altri invece si sarebbe tentato di tenere aperta una “breccia” nel ddl per aggiungere qualcosa che sarebbe potuta risultare gradita al M5S. Quale che sia l’interpretazione giusta da dare, oggi è proprio su quell’articolo 36 che si apre una breccia per colpire il provvedimento.

Ma come mai il contenuto del coordinamento formale del testo che solitamente si fa alla fine dell’esame del provvedimento è già stato bello e stampato dalla mattina e distribuito ai parlamentari prima del voto? A chiederselo è anche il relatore Giorgio Pagliari (Pd) che in seguito ammette il suo stupore per la circostanza anche con i cronisti. Ma è qui che parte l’affondo del forzista Antonio Azzollini, ex presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama che, dopo aver letto evidentemente la norma di coordinamento formale, subito fa notare l’anomalia che porterà alla doppia sospensione dei lavori d’Aula. L’articolo 32 a cui si fa riferimento è di fatto sbagliato “a norma dell’articolo 81 del regolamento” visto che prevede una copertura generica di 20 milioni per il triennio 2018-2020. E non si può parlare, osserva Azzollini, di una copertura “triennale” senza specificare esattamente quanto sia l’importo anno per anno. Quindi la norma è da correggere.

Grasso concede la sospensione di un’ora. Ed è qui che si crea il secondo giallo: la formulazione generica del “triennio” è vero che era stata inserita dai relatori in commissione al Senato (non c’era nel testo Camera) con un emendamento di coordinamento (dell’articolo 29 del testo originario) dei relatori, ma nel parere della commissione Bilancio era stato ripetuta tale e quale. Senza modifiche. La Bilancio non si è accorta della svista o si è voluto lasciare un “vulnus”? In attesa di capire il mistero, Tonini alla ripresa dell’Aula riconosce l’errore e avanza una proposta: specificare la spesa dei 20 milioni anno per anno (7 nel 2018-7 nel 2019 e 6 nel 2020), ma chiede più tempo per consentire alla Ragioneria di fare la sua relazione sulla modifica. Anche la Ragioneria non si era accorta della norma sbagliata? Gli atti della Ragioneria, si spiega in commissione Giustizia, “non arrivano direttamente a noi ma alla Bilancio.”

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