Banche venete:  Cosa prevede il DL approvato alla Camera?

Garantire la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio e contemporaneamente facilitare la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza  e di Veneto Banca, dichiarate dalla Bce in condizioni di dissesto (failing or likely to fail). Sono questi gli obiettivi del decreto sulle banche venete che prevede aiuti di Stato per un massimo di 5,2 miliardi a vendita di parte delle attività delle due banche a Intesa Sanpaolo – operazione su cui è arrivato l’ok dell’Antitrust – ed il trasferimento del relativo personale.

Il provvedimento, che ha incassato la fiducia della Camera (la 94°) con 318 sì, 178 no ed 1 astenuto e che adesso dovrà passare al Senato per l’approvazione definitiva entro la scadenza del 24 agosto, non ha subito modifiche in commissione se non l’inserimento del testo del dl bond, il decreto che sospende per sei mesi il rimborso dei bond delle banche che hanno chiesto la ricapitalizzazione preventiva.

Gli aiuti di Stato ammontano – ha spiegato Palazzo Chigi in una nota – a 4,785 miliardi di euro. A questa cifra si aggiungono circa 400 milioni quale fair value delle garanzie prestate dallo Stato sugli impegni delle banche in liquidazione, per un ammontare massimo di circa 12 miliardi di euro. Gli aiuti di Stato sono adeguatamente coperti dai crediti delle due banche”.

Il provvedimento divide gli istituti in ‘bad e good bank’. Per garantire la continuità dell’accesso al credito da parte delle famiglie e delle imprese, nonché per la gestione dei processi di ristrutturazione delle banche in liquidazione, si dispone una iniezione di liquidità pari a circa 4,8 miliardi di euro; la concessione di garanzie statali, per un ammontare massimo di circa 12 miliardi di euro, sul finanziamento della massa liquidatoria dei due istituti da parte di Intesa Sanpaolo. Si procederà al rimborso al 100 per cento degli obbligazionisti retail, con un contributo del 20 per cento da parte della stessa Intesa. L’intervento, ha spiegato il numero uno di Intesa Carlo Messina, “consentirà di mettere in sicurezza oltre 50 miliardi di risparmi affidati alle due banche“.

I crediti deteriorati, la cosiddetta bad bank, saranno ceduti alla Sga, la società per la gestione delle attività di proprietà del Tesoro (comprata l’anno scorso da Intesa) che nel 1997 ebbe un ruolo chiave nel salvataggio e risanamento del Banco di Napoli, gestendone le sofferenze. Resta anche una parte del personale che verrà gestita con una ristrutturazione per la quale sono stati stanziati 1,285 miliardi.

Le banche in liquidazione iscrivono nello Stato patrimoniale un credito che sarà onorato man mano che procederà il recupero dell’attivo in contenzioso. Le passività saranno finanziate dalla stessa Intesa Sanpaolo con un prestito garantito dello Stato. I debiti obbligazionari ordinari restano in capo alle società in liquidazione e verranno onorati alle rispettive scadenze. In totale, aveva spiegato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il decreto “mobilizza risorse fino a 17 miliardi“, con garanzie a copertura del rischio di retrocessione dei crediti che non risultino in bonus, fino a 6,3 miliardi, e fino ad altri 4 per i crediti “attualmente in bonus ma ad alto rischio“.

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