Emergenza abitativa, il patrimonio immobiliare come garanzia nei salvataggi bancari

Dal 2015 lo Stato interviene per salvare le banche – attualmente siamo arrivati al terzo intervento – ma non interviene per risolvere l’emergenza abitativa del paese. Piuttosto dovrebbero essere gli istituti di credito a dover individuare le responsabilità nel management e la Banca d’Italia che dovrebbe ammettere le proprie gravi responsabilità sulla mancata vigilanza del sistema bancario.

La difesa del sistema creditizio non aiuta infatti a far diminuire il debito pubblico; sostenere le banche in difficoltà a smaltire i crediti deteriorati potrebbe tuttavia avvenire in un altro modo, mettendo a sistema gli immobili, utilizzandoli come garanzia, piuttosto che facendo un investimento a fondo perduto a favore della banche. Prevenire l’aumentare del numero degli immobili all’asta con un provvedimento di matrice sociale servirebbe anche a salvaguardare lo stato degli immobili stessi. Questa azione di rivalutazione degli immobili da rimettere sul mercato contribuirebbe a ripensare le esigenze abitative di una fascia molto debole della popolazione, che si vede tolta la prima abitazione e che deve rivolgersi al tribunale come se fosse un agenzia immobiliare.

I “secured non performed loan” fanno riferimento a mutui non pagati che vengono ceduti durante le aste con l’unico obiettivo di far affluire denaro alle banche, con un doppio aggravio per i cittadini, che si vedono sottrarre l’immobile e che allo stesso tempo ripagano il debito pubblico attraverso le tasse che finanziano il salvataggio delle banche. La proposta di legge in discussione presenta dunque come soluzione l’attivazione di un fondo statale partecipato dal Mef – e non dalle banche. Piuttosto che investire soldi pubblici nei confronti della banca di turno da salvare, verrà utilizzato per comprare l’immobile, versando il pagamento al creditore e ottenendo l’immobile stesso in garanzia. In seguito, verranno distinti i soggetti ex proprietari meritevoli di assistenza – data la situazione patrimoniale e familiare – e i soggetti che non hanno bisogno di agevolazioni. I soggetti deboli, al centro della proposta di legge, avranno accesso a una sorta di equo canone, con favor di legge, con l’opportunità di restare nell’appartamento aderendo a un patto di riscatto in attesa di uscire dalla crisi. Le banche potranno ricorrere a questa istanza di attivazione del fondo solo in alcuni casi critici, selezionando un portafoglio di crediti da recuperare, comunicando ai debitori proprietari degli immobili l’attivazione dell’istanza, alla quale il debitore potrà opporsi intervenendo con mezzi propri. In caso di silenzio assenso il fondo statale valuterà l’opportunità di accettare o meno l’istanza.

L’acquisto dell’immobile avverrà in due modi, senza dover partecipare a prezzi di mercato ma a valore giudiziale, più conveniente in quanto stabilisce un prezzo a partire dal prezzo della seconda asta andata deserta tramite o acquisto in blocco al prezzo base d’asta deserta o tramite l’acquisto di singoli immobili. Questo prezzo garantisce il fondo senza creare ulteriori difficoltà economiche perché durante l’asta si hanno vincoli oggettivi che causano un grande deprezzamento, come il pagamento in contanti e l’immobile ancora da liberare, oltre che il depauperamento dovuto alla mancata gestione dell’immobile stesso. L’iniziativa ha valore perché, a differenza degli investitori stranieri che cercano di togliere gli immobili dallo stallo con un atteggiamento speculativo, l’intervento dello Stato creerebbe opportunità. Piuttosto che far chiudere un attività imprenditoriale che si è ridotta ad esempio del 30% metterebbe in atto il supporto necessario momentaneo; restituirebbe valore all’immobile ottenendo una remunerazione sull’investimento rivendendolo allo stesso debitore. Si tratta dunque di rendere un servizio utile alla cittadinanza usando le risorse con una logica di parte capitale che rende allo stesso tempo le banche più solide e più autonome dai vincoli di bilancio. Le risorse attivate su questo intervento fungono da leva positiva sia disincentivando il ricorso alla finanza pubblica che si svincola dalle dinamiche di ricorso al debito; sia sui risparmiatori – attraverso vantaggi fiscali -, che sui soggetti deboli, che non dovranno trovarsi ad affrontare la tenuta del valore della abitazione e la stessa tenuta sociale della famiglia.

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