Ecco perchè sono molto positivi i contenuti e le finalità del CETA

L’accordo CETA, Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale” è da considerarsi altamente positivo. Il trattato di libero scambio tra Canada e Unione europea, in fase di approvazione, lo è  per una molteplice serie di motivazioni.

L’ampliamento delle esportazioni genera ricchezza: non si tratta solo di affermazione di buon senso ma di una esperienza tangibile. Nei quattro anni successivi all’entrata in vigore dell’accordo con la Corea del Sud, le esportazioni dell’Ue verso quel Paese sono aumentate rapidamente (+55% nelle merci e + 40% nei servizi). Di media, ogni miliardo di euro di esportazioni UE supporta in media 14.000 posti di lavoro nell’Unione Europea, i quali tendono ad essere meglio remunerati rispetto a quelli che non dipendono dalle esportazioni: fino al 15% in più nel caso in dei posti di lavoro altamente qualificati.

L’interscambio è peraltro caratterizzato da un buon grado di complementarietà con esportazioni italiane verso il Canada soprattutto di macchinari, prodotti chimici, mezzi di trasporto, prodotti alimentari e bevande ed esportazioni dal Canada di cereali, pasta di legno, macchinari e combustibili minerali. Si stima che il CETA potrà determinare una crescita dell’interscambio UE-Canada di beni e servizi di circa il 23% equivalente a circa 26 miliardi di euro.

Il CETA è il primo accordo commerciale raggiunto dall’UE con un partner G7, per di più un Paese con cui abbiamo ampie similitudini dal punto di vista culturale, sociale ed economico. Al momento, rappresenta il modello più avanzato di accordo commerciale negoziato dall’UE e comprende disposizioni vincolanti sul mantenimento di elevati standard ambientali e sociali, la più ampia liberalizzazione di linee tariffarie nella storia dei negoziati commerciali dell’UE, oltre alla liberalizzazione di importanti settori dell’economia tra cui i servizi, gli investimenti e gli appalti pubblici, nonché l’abbattimento delle barriere non tariffarie e la tutela della proprietà intellettuale.

Una volta in vigore, avrà positive ricadute in termini di crescita e occupazione e nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra l’Unione europea e il Canada, grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici.

Aprendo i mercati, il CETA dovrebbe contribuire inoltre ad apportare benefici per i consumatori, mantenendo bassi i prezzi e offrendo una scelta più ampia di prodotti di qualità. Già oggi la bilancia commerciale bilaterale tra Italia e Canada è positiva: l’Italia è l’ottavo fornitore del Canada con un volume di interscambio bilaterale di oltre 5 miliardi di Euro nel 2016, esportazioni per 3,7 miliardi di euro e un saldo positivo di 2,2 miliardi di euro.

Per l’Italia sarà importante l’abbattimento di dazi su beni di rilievo per il nostro export come macchinari industriali (1 miliardo di export e dazi fino al 9,5%), mobili (anche qui il 9,5% e 128 milioni di export), calzature (dazi al 20%). Per quanto riguarda il settore agroalimentare, l’Italia si gioverà dell’abbattimento dei dazi doganali su alcuni prodotti-chiave del suo export come vino (300 milioni di export e dazi fino ai 7 centesimi al litro), pasta (fino all’8,5%), cioccolata (fino al 6%), pomodori (fino all’11,5%), acque minerali (esportazioni 39 milioni di euro, dazi 11%), prodotti in pelle, di cui il nostro Paese è il principale esportatore UE verso il Canada (50 milioni di export, dazi fino a 13%).

Con questo accordo le Parti hanno inoltre sottolineato come le attività economiche si svolgeranno in un quadro di regolamentazione chiara e trasparente, definita dalle autorità pubbliche. L’accordo non indebolirà né modificherà la legislazione dell’UE nei settori regolamentati (sicurezza alimentare, sicurezza dei prodotti, protezione dei consumatori, salute, ambiente). Tutte le importazioni dal Canada dovranno quindi soddisfare le norme e i regolamenti dell’UE in materia di prodotti – senza eccezioni.

Inoltre, l’Accordo garantisce il diritto dei governi di legiferare nel settore delle politiche pubbliche e salvaguarda i servizi pubblici (i.e. approvvigionamento idrico,  sanità, servizi sociali, istruzione) dando la facoltà agli Stati membri di decidere quali servizi mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro. Nessuna disposizione del CETA impedisce ad un governo di revocare qualsiasi decisione di privatizzazione adottata.

Nel dettaglio, l’Accordo  CETA offrirà:

  • Risparmi sui dazi doganali

Il CETA apporterà alle società e ai consumatori europei benefici tangibili sopprimendo o riducendo i dazi doganali. In termini di accesso al mercato delle merci, nel complesso sarà liberalizzato il 98.6%  delle linee tariffarie canadesi e il 98.7% di quelle europee. A partire dall’entrata in vigore è prevista la liberalizzazione del 98.2% delle linee canadesi e del 97.7% delle linee europee, mentre per  lo 0.5% dei prodotti canadesi e l’1% di quelli UE sono stati previsti periodi transitori che vanno dai 3 ai 5 ai 7 anni. Con l’eliminazione dei dazi canadesi, il CETA potrà contribuire ad accrescere le opportunità di mercato per le aziende produttrici ed esportatrici europee, comprese le PMI, nei settori industriale ed agricolo (benefici che si estenderanno anche ai consumatori).

Per i prodotti industriali, la liberalizzazione delle tariffe a regime sarà pari al 100%, di cui il 99,6% (Canada) e il 99,4% (UE) all’entrata in vigore. Tra i pochi prodotti non liberalizzati all’entrata in vigore, ve ne sono alcuni del settore automotive, che saranno liberalizzati su base reciproca in 3, 5 e 7 anni. Per gli esportatori UE, a regime, questo dovrebbe tradursi in un risparmio medio in dazi di 470 milioni di euro. A partire dal terzo anno dell’entrata in vigore verrà inoltre eliminata la regola del “Duty Draw Back” (rimborso della tassa pagata su materiali importati per la manifattura di beni in loco) per la maggioranza dei beni.

Per i prodotti agricoli e agroalimentari, verranno liberalizzate il 91,7% delle linee tariffarie canadesi (di cui il 90% all’entrata in vigore) e il 93,8% (92,2% all’entrata in vigore) delle linee UE, con staging fino a 7 anni.

Equilibrato anche il risultato per quanto riguarda l’accesso al mercato agroalimentare per i prodotti sensibili, per i quali è prevista l’applicazione di contingenti tariffari (TRQs) (nel caso di manzo, maiale e mais per l’UE e di prodotti lattiero-caseari per il Canada) o l’esclusione dalla liberalizzazione (pollo, tacchino, uova). Le concessioni fatte dall’UE per l’ingresso di carne canadese a dazio zero riguardano poco meno di 46.000 tonnellate di manzo (di cui 31.000 per tagli freschi), che aggiunte alle 4000 tonnellate già concesse in passato costituiscono lo 0,6% del consumo totale dell’UE. Per quanto riguarda la carne di maiale, il contingente offerto al Canada riguarda 75.000t, che unite all’attuale TRQ di 4600 t costituisce lo 0,4% del consumo totale UE.

A compensazione di tali quote, l’UE ha ottenuto dal Canada l’apertura di un nuovo contingente di formaggi pari a 17.700 tonnellate, di cui 16.000 destinate a formaggi di qualità e 1700 t a formaggi industriali [ripartizone definita sulla base della destinazione del prodotto, per consumo finale o meno]. Grazie, inoltre, ad un incremento della quota già concessa in ambito OMC, la quantità di formaggi che potrà essere esportata verso il Canada sarà 18.500 tonnellate (con un incremento del 130% rispetto alla quota attuale, pari a oltre il 4% del mercato canadese).

Al riguardo, va rimarcato che l’Italia è il maggior esportatore UE di formaggi, con un fatturato di export pari a 40 milioni di euro (ma attualmente esiste una quota OMC limitata, al di fuori della quale il dazio è proibitivo – 227%). Il contingente offerto al Canada per il mais sarà invece di 8.000 tonnellate. Per il grano tenero (bassa e media qualità) il contingente esistente a livello OMC a favore del Canada verrà portato a 100.000 tonnellate a dazio zero; in compenso, l’UE otterrà l’eliminazione dei dazi sulle attuali quote OMC di prodotti lattiero caseari, uova e pollame. Ci sarà quindi reciprocità tra le quote dei prodotti in Canada e quelle in Europa ed entrambe saranno gestite con un sistema di licenze.

Per quanto riguarda il grano duro, in considerazione del prezzo elevato, esso gode già nella UE di dazio zero erga omnes. Il CETA prevede solo una clausola di stand-still (in caso di riduzione del prezzo internazionale e re-introduzione dei dazi da parte UE, questi saranno progressivamente riportati a zero dopo un periodo transitorio di sette anni). Va comunque sottolineato come l’Italia sconti un deficit di produzione di grano duro rispetto al fabbisogno produttivo dei molini e dell’industria della pasta. Nel 2016 la produzione si è attestata intorno a 4,2 milioni di tonnellate a fronte di un fabbisogno medio superiore a 6 milioni di tonnellate, con importazioni pari a circa 2 milioni di tonnellate (di cui in media circa il 60% proviene dal Canada). Tutto questo è legato all’aumento dell’esportazione di pasta, soprattutto destinata ai mercati esteri. Per la campagna in corso (2016/17), peraltro, le importazioni sono in calo (15-di circa il 20%) rispetto alle campagne precedenti in ragione dell’aumento della produzione nazionale.

L’UE continuerà a tutelare gli agricoltori europei attraverso l’utilizzo dei tradizionali sistemi, tra cui quello dei prezzi soglia per frutta e verdura, e tutte le importazioni dal Canada dovranno conformarsi agli standard UE in materia di sicurezza alimentare, compresa la legislazione sugli OGM, la normativa sull’impiego di ormoni e antibiotici nella produzione alimentare. Verrà mantenuto il principio di precauzione che non potrà subire alcun indebolimento in conseguenza dell’accordo.

Un altro importante risultato attiene ad alcuni interessi agricoli offensivi dell’UE, quali i prodotti a base di zuccheri, le preparazioni a base di cacao, pasta e biscotti, frutta e verdura e relative preparazioni, i cui dazi ad valorem (oggi dell’ordine del 10-25%) verranno eliminati.

Anche per quanto riguarda i prodotti della pesca il CETA prevede l’eliminazione del 100% dei dazi in periodi transitori di 3, 5 o 7 anni e verranno eliminate le restrizioni alle importazioni di prodotti in tutte le Provincie canadesi. Non verranno modificate regole e regolamenti previsti dalle rispettive legislazioni in materia di “food safety”, etichettatura e standard tecnici.

Con riferimento a vini e spiriti, che rappresentano la principale voce di esportazione agricola dell’UE verso il Canada, l’eliminazione tariffaria verrà accompagnata dalla rimozione di numerose barriere, tra cui quelle non tariffarie che oggi rendono difficile ai nostri esportatori penetrare nel mercato canadese. Sono state concordate misure per cui i prodotti europei miglioreranno la loro competitività sul mercato canadese. È stata anche prevista l’inclusione nel CETA dell’Accordo sui vini e sulle bevande spiritose.

Il capitolo sui sussidi prevede l’eliminazione dei sussidi all’esportazione sia da parte del Canada che dell’UE per i prodotti agricoli per cui è prevista la piena liberalizzazione. Non ci sono obblighi, invece, per quanto riguarda l’eliminazione dei sussidi agricoli e di quelli alla pesca.

Saranno invece vietati i dazi all’export e altre restrizioni all’esportazione, un risultato particolarmente importante per quanto riguarda le materie prime e l’energia.

Un altro risultato altamente positivo, soprattutto se si considera la posizione iniziale del Canada, è quello della tutela delle Indicazioni geografiche. In questo ambito, infatti, l’UE ha ottenuto dal Canada, paese tradizionalmente estraneo a questo tipo di sistema, il riconoscimento delle IIGG europee, se pure con alcune graduazioni:

  • 124 delle 145 IIGG proposte da parte europea beneficeranno di una piena tutela attraverso l’accordo. Il Canada tutelerà le IIGG in questione, benché non adotti un sistema normativo ed amministrativo analogo a quello europeo.
  • 41 Indicazioni Geografiche italiane che rappresentano più del 90% delle nostre export verranno  direttamente tutelate.
  • Cinque indicazioni geografiche avranno coesistenza con i marchi già registrati precedentemente in Canada. Tra di esse figurano i nostri tre prosciutti (Prosciutto di Parma, Prosciutto San Daniele, Prosciutto Toscano), un salame ungherese ed un foie gras Questo significa che il Prosciutto di Parma potrà finalmente entrare ed essere commercializzato sul mercato canadese con il suo marchio, dopo 40 anni di commercializzazione con la denominazione di “Original Prosciutto”. Si tratta di un ottimo risultato per l’UE, in quanto stabilisce per la prima volta in un paese di common law una deroga dal principio “first in time, first in right”.
  • Una terza forma di trattamento riguarda il Parmigiano Reggiano (e altri 8 prodotti UE) che verrà riconosciuto e tutelato come indicazione geografica, ma sarà prevista la coesistenza sul mercato canadese con prodotti aventi il nome generico in traduzione di “Parmesan”.
  • Un’ulteriore forma di trattamento è stata prevista, al termine di un difficile negoziato, per cinque IIGG i cui nomi sono considerati generici nel mercato nordamericano: Asiago, Fontina, Gorgonzola (per l’Italia), oltre alla Feta greca e al Munster francese. In questo caso, la soluzione individuata prevede: riconoscimento come IIGG; coesistenza con i prodotti già presenti sul mercato (cosiddetta clausola di grandfathering, con la previsione di una data di cut-off a ottobre 2013); divieto di evocazione per i prodotti non originari (ossia divieto di uso di simboli, foto ecc., che possano evocare l’origine della IG); obbligo di origine da indicare sull’etichetta in modo chiaro e visibile; obbligo di ulteriore differenziazione per i prodotti introdotti sul mercato dopo la data di cut-off che dovranno riportare la dicitura “style/imitation”, ecc.); possibilità di ricorso amministrativo da parte delle IIGG.

Va comunque sottolineato che i principi di non evocazione e obbligo di origine si applicano a tutti i prodotti non originari per i quali sono previste forme di coesistenza con le IIGG. Inoltre, la lista di indicazioni geografiche è una lista aperta, con la possibilità, quindi, di eventuali inclusioni future per ulteriori doc/dop/igp.

Più in generale, il capitolo sui diritti di proprietà intellettuale si ispira alle regole previste nell’ambito del TRIPS (WTO  Agreement Intellectual Property Rights). Oltre alle disposizioni su copyright, marchi, design, uno dei risultati principali riguarda il settore farmaceutico (brevetti, farmaci generici, protezione dei dati) per il quale si sono ottenute condizioni di maggiore parità tra il Canada e l’UE, tra cui un periodo di protezione supplementare dei brevetti in Canada di due anni. Inoltre, il Canada rafforzerà le misure di lotta all’ingresso di merci contraffatte per quanto concerne il marchio, merci usurpative per quanto concerne il diritto d’autore e merci contraffatte per quanto concerne l’indicazione geografica.

  • Regole di origine

 Un altro capitolo cruciale del negoziato è stato quello delle regole di origine (RoO), soprattutto con riferimento al settore auto e tessile.

Requisiti per esportare a dazio zero. a) Origine delle merci. La liberalizzazione si applica ai beni originari dell’UE per le esportazioni verso il Canada e, viceversa, ai beni originari del Canada per le importazioni in UE. Requisito necessario è dunque che il bene che si esporta verso il Canada sia stato, o interamente ottenuto in UE, oppure abbia subito in UE una lavorazione sufficiente tale da conferirgli l’origine preferenziale UE. Le Regole di Origine illustrate nell’Allegato 5 dell’Accordo forniscono i dettagli, per ciascun prodotto, sul criterio o sulla fase di lavorazione da considerare per l’acquisizione dell’origine preferenziale. Pertanto, per godere della esenzione daziaria, è fondamentale che l’esportatore verifichi con esattezza quanto specificato in questo allegato.

Requisiti per esportare a dazio zero; b) Dichiarazione di Origine e Status di Esportatore Autorizzato. Il Trattato prevede l’utilizzo della “dichiarazione di origine” per poter beneficiare delle preferenze daziarie[1] e rinvia alla legislazione interna delle parti contraenti la regolamentazione della stessa. Nel testo della “dichiarazione di origine” previsto dall’accordo (Allegato 2, contenuto nel Testo completo dell’Accordo), inoltre, si cita espressamente l’”autorizzazione doganale”, specificando in nota che essa verrà inclusa se l’esportatore è autorizzato o registrato (pertanto non è obbligatoria). In altri termini, per poter beneficiare delle preferenze daziarie non è previsto l’utilizzo dell’EUR1, è esplicitamente prevista la “dichiarazione di origine” accanto alla quale è contemplato lo status di esportatore autorizzato o registrato nel sistema REX (in via di implementazione) per spedizioni superiori a 6000 euro.

In sintesi, il rischio che l’Accordo possa aprire la porta dell’UE  a beni prodotti negli USA ed esportati in Canada grazie attraverso il NAFTA è inesistente.

  • Appalti pubblici

Sempre in tema di accesso al mercato, stavolta in materia di appalti pubblici, il Canada ha aperto alle società dell’UE le proprie gare d’appalto pubbliche in misura maggiore rispetto agli altri suoi partner commerciali. Le aziende dell’UE potranno infatti partecipare a gare d’appalto per la fornitura di beni e servizi non solo a livello federale ma anche a livello di province e comuni canadesi e saranno le prime aziende non canadesi a poterlo fare. Si stima che le dimensioni del mercato canadese degli appalti pubblici a livello provinciale siano il doppio di quelle del suo equivalente federale. Le limitazioni riguarderanno solo due settori in due Province: in particolare, nelle Province di Ontario e Quebec l’UE avrà accesso all’80% del mercato nel settore dei servizi energetici; nelle stesse province, per le gare relative ai materiali di trasporto, incluso il settore ferroviario,  l’accesso sarà soggetto ad alcune limitazioni (”local value”, in cui è stato però fatto rientrare anche il costo della manodopera), mentre sarà incondizionato nelle restanti province.

I settori in cui l’Italia può beneficiare di un accesso alle commesse pubbliche sono i materiali di trasporto e gli impianti di produzione elettrica.

  • Servizi e investimenti

Per quanto riguarda il Capitolo Servizi e investimenti, il CETA è di gran lunga l’accordo di più ampia portata mai concluso dall’UE, in quanto prevede la liberalizzazione di un ampio numero di settori, compresi i servizi finanziari, i servizi marittimi, le telecomunicazioni, l’e-commerce e i servizi postali. In particolare, l’accordo prevede l’opportunità per i prestatori di servizi di trasporto marittimo – anche specializzati nei settori del dragaggio e della movimentazione container – di usufruire di un canale privilegiato per l’approvazione di progetti di investimento a livello federale e provinciale. Per quanto riguarda i servizi finanziari, fatto salvo quanto previsto all’Annesso I sulle riserve, viene garantita l’applicazione delle norme in vigore al momento della sottoscrizione anche in ambito di cross-border insurance, reinsurance, intermediazione e management di portafoglio.

Per tutti i settori dei servizi, come i servizi ambientali, le telecomunicazioni e i servizi finanziari, l’accesso al mercato è assicurato a livello federale e – per la prima volta – anche a livello provinciale. Le imprese usufruiranno altresì di una protezione per i loro investimenti e potranno far valere i loro diritti in caso di disparità di trattamento grazie a un sistema di risoluzione delle controversie equilibrato ed efficace.

Per quanto riguarda l’accesso ai fornitori canadesi, questo è garantito in particolare nel settore minerario, servizi energetici, ambientali e professionali. Tuttavia, per alcuni settori sensibili, il CETA fa salva la possibilità per l’UE e gli Stati membri di introdurre misure restrittive o quantitative in settori previsti all’Allegato II (in particolare monopoli pubblici e diritti esclusivi per servizi di pubblica utilità – gestione dei rifiuti, trasporti pubblici, istruzione, sanità, servizi sociali, approvvigionamento idrico). Il CETA non contiene alcun obbligo di privatizzare tali settori in futuro, anzi consente ad un governo di uno SM di revocare qualsiasi decisione autonoma eventualmente adottata per la loro privatizzazione.

Attualmente l’Italia esporta servizi verso il Canada per 1,4 miliardi di euro, principalmente sotto forma di servizi assicurativi e pensionistici, telecomunicazioni e servizi di ingegneria.

Il CETA prevede inoltre facilitazioni per il trasferimento temporaneo di personale tra l’UE e il Canada, anche al fine di agevolare le operazioni delle aziende europee nel paese nordamericano.

Questo sarà particolarmente vantaggioso per le aziende che forniscono servizi di assistenza post vendita (a seguito di esportazioni di attrezzature, macchinari o software ITC). Sarà inoltre più facile per i prestatori di servizi professionali fornire temporaneamente servizi legali, contabili, di architettura o simili.

Relativamente agli investimenti, oggi gli IDE italiani in Canada ammontano a 1,7 miliardi di euro. Le aziende italiane hanno notevoli interessi nei settori energetico, agroalimentare, automotive, manifatturiero, informatico. Gli IDE canadesi in Italia sono pari a 306 milioni di euro e, in prospettiva, potrebbero diventare una fonte di crescita e posti di lavoro.

  • Riconoscimento delle qualifiche professionali

L’Accordo stabilisce altresì un quadro atto ad agevolare il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali (MRAs) in professionali regolamentate quali architetti, contabili, ingegneri o avvocati, attraverso la negoziazione di accordi di settore tra pertinenti organizzazioni professionali nell’UE e in Canada, che dovranno poi essere confermati dai governi delle due parti.

  • Protezione degli investimenti e risoluzione delle controversie in materia di investimenti

 E’ stato concordato anche un elevato livello di protezione degli investimenti.

In particolare, nel CETA viene incluso per la prima volta il nuovo meccanismo di protezione degli investimenti e risoluzione delle controversie RID- ICS (Resolution Investment Dispute – International Court System) che garantisce un’adeguata protezione sia degli investitori che degli Stati attraverso il “right to regulate” e risponde alle aspettative degli stakeholders in merito a un sistema più equo, più trasparente e istituzionalizzato. Esso introduce innovazioni importanti, che garantiscono un elevato livello di protezione, mantenendo al contempo il pieno diritto dei governi di legiferare e di perseguire obiettivi di interesse pubblico, come la protezione della salute, della sicurezza o dell’ambiente. Elmina inoltre le ambiguità che esponevano il vecchio sistema ad abusi o interpretazioni eccessive e crea un sistema giudiziario per la protezione degli investimenti, costituito da un tribunale permanente e da un tribunale d’appello, che condurrà in procedimenti di risoluzione delle controversie in modo trasparente e imparziale.

Nello specifico, le innovazioni introdotte dal RID-ICS comprendono:

  1. a) Salvaguardia del diritto degli Stati di regolamentare in materia: vengono definite in maniera più puntuale nozioni quali “trattamento giusto ed equo” e “espropriazione indiretta”. Viene chiarito che le norme sulla protezione degli investimenti non possono essere interpretate come un impegno dei governi a non modificare il loro quadro normativo e che il CETA non limiterà l’attuazione delle norme sugli aiuti di Stato.
  2. b) Istituzione di un Tribunale di primo grado (“Investment Court”) e di uno di appello (“Appeal Court”). Vengono previste clausole più severe nella selezione degli arbitri e dei giudici ed una maggiore trasparenza nelle procedure. In primo grado, 15 giudici sarebbero nominati congiuntamente (5 dalla UE, 5 dalla controparte e 5 da Paesi Terzi rispetto all’accordo).
  3. c) Divieto di azioni giudiziarie parallele attraverso obbligo di scelta iniziale tra tribunale nazionale e ICS (“fork in the road”), nonché l’obbligo di ritiro delle istanze dal tribunale nazionale prima di utilizzare l’ICS (“no u turn”). L’ICS, inoltre, si applicherebbe esclusivamente in relazione alle disposizioni dell’accordo e le sue sentenze non sarebbero vincolanti per i tribunali nazionali.
  4. d) Previsione di garanzie fondamentali in tema di: a) esproprio senza indennizzo; b) trasferimento dei capitali relativi a un investimento; c) trattamento giusto ed equo; d) rispetto degli impegni vincolanti ed obblighi contrattuali con gli investitori; e) compensazione delle perdite in caso di calamità naturali e conflitto armato. L’accordo inoltre prevede un meccanismo State-to-state dispute settlement che copre la maggior parte dei settori del CETA e meccanismi antitrust per le SOEs (State Owned Enterprises).

6) Lavoro comune UE Canada per la creazione di un Tribunale Internazionale per gli Investimenti indipendente dagli accordi di libero scambio e da qualsiasi struttura esistente, garante della massima terzietà.

  • Barriere tecniche al commercio (TBT) e barriere non tariffarie (NTB)

In materia di barriere tecniche al Commercio (TBTs) e barriere non tariffarie (NTBs), l’accordo recepisce quanto previsto nell’ambito del “WTO TBT Agreement on Technical Barriers to Trade”. Per quanto riguarda le NTBs, l’accordo prevede l’armonizzazione delle “Good manufacturing practices” (GMPs) relative ai prodotti farmaceutici ed il riconoscimento di standard tecnici UN-ECE nel settore automobilistico.

Il capitolo TBT contiene inoltre disposizioni atte a migliorare la trasparenza e collaborazione nel campo dei regolamenti tecnici. In particolare, l’UE e il Canada hanno convenuto di riconoscere reciprocamente i certificati di conformità dei prodotti Ue destinati all’esportazione in Canada e viceversa, in settori relativi agli apparecchi elettrici, elettronici e radiofonici, ai giocattoli, ai macchinari o agli strumenti di misura. In tal modo,  le Parti eviteranno di effettuare le medesime prove, con una considerevole riduzione dei costi a beneficio di produttori (in particolare PMI) e consumatori.

  • Facilitazione degli scambi

In materia di trade facilitation è prevista la semplificazione delle procedure doganali e d’ingresso dei beni attraverso la definizione di regole comuni, di trasparenza e di facilitazione, nonché la cooperazione tra le rispettive autorità doganali.

  • Impegno a favore dello sviluppo sostenibile

Nel quadro del CETA, l’UE e il Canada ribadiscono il loro impegno a favore dello sviluppo sostenibile. Entrambe le Parti convengono che gli scambi e gli investimenti dovrebbero promuovere la protezione dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori, e non andare a loro discapito. L’UE e il Canada si impegnano affinché il CETA contribuisca a garantire che la crescita economica, lo sviluppo sociale e la protezione dell’ambiente siano obiettivi complementari. Il CETA integra gli obblighi dell’UE e del Canada in merito all’osservanza delle norme internazionali in materia di diritti dei lavoratori (Convenzioni ILO) e di protezione dell’ambiente (MEAs) e conferisce alla società civile dell’UE e del Canada un ruolo importante nell’attuazione degli impegni in questi settori; ribadisce l’impegno a promuovere l’uso e il commercio sostenibile delle risorse naturali, quali foreste e prodotti della pesca e promuove pratiche commerciali e di investimento a sostegno degli obiettivi di sviluppo sostenibile, come la Corporate Social Responsibility delineata dalle linee guida OCSE e gli schemi eco-label e fair trade. Istituisce inoltre una procedura di risoluzione delle controversie che comprende consultazioni governative e un meccanismo di revisione di esperti indipendenti.

  • Cultura

La cultura e in particolare i servizi audiovisivi, vantano uno status particolare nelle nostre società. Il CETA riafferma dunque il diritto delle Parti di adottare misura a tutela e promozione della diversità culturale e a rispettare la Convenzione UNESCO. L’Accordo non vieta la possibilità per i Governi di sovvenzionare le attività culturali.

Il settore audiovisivo, come previsto dalle direttive negoziali, è totalmente escluso da impegni di liberalizzazione nel CETA.

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