Roma: A Palazzo Valdina in mostra le artiste del Nicaragua

“Nicaragua: Rostro de Mujer” è una esposizione pittorica ispirata alla donna in mostra a Palazzo Valdina – Camera dei Deputati – dal 20 al 26 settembre dalle 10 alle 18 con ingresso libero da Piazza in Campo Marzio 42.

L’iniziativa si pone in continuità con uno degli eventi più partecipati di Montecitorio, “Volto di donna”, un omaggio all’emancipazione femminile narrata dall’arte, a conclusione delle celebrazioni per i 70 anni del voto alle donne, che è stata visitabile dal 1 dicembre 2016 fino al febbraio 2017.

In primo piano il ruolo della donna, la sua bellezza, il suo essere membro attivo della società, nella quale assume i ruoli più disparati: la creatura in grado di generare la vita, la moglie, la rivoluzionaria, colei che è in grado di dare senso positivo al mondo arginando il male.  
Di qui una delle opere più forti della mostra, quella di Ena Gordillo: “la Cubilda”. Il soggetto rappresenta il volto di una storia vera: una giovane donna che aspetta il figlio della violenza. Tuttavia non c’è odio in lei, anzi l’amore per la sua creatura, per la vita, fa sì che essa emani una immensa luce, mentre è intenta a preparare il pasto per il nuovo arrivato, con gli occhi raggianti, immersa in una natura accogliente. L’amore femminile che sa guardare avanti e riportare l’equilibrio tolto dal male è il messaggio che questa mostra si è prefissa ed ha raggiunto.

Una dimensione profonda della figura femminile è quella rappresentata dall’artista Socorro de Jesus Aranda, che dagli studi sul manierismo perviene ad uno stile personale caratterizzato da una armonica contaminazione tra la pittura classica europea tardo rinascimentale, la coinvolgente espressività etnica della propria cultura d’origine e una meditata attenzione alle grandi avanguardie del novecento.

Di lei possiamo ammirare diversi volti di donna: in “Donne” si vuole trasmettere l’importanza della solidarietà femminile; in  “Riflessioni” scorgiamo il fluire dei pensieri dell’artista nei volti rappresentati, così anche in “Illuminazione blu” , mentre in  “Antenati” si veicola lo stesso messaggio rifacendosi ai murali di Bonampak che descrivono la vita dei Maya. Altre sono le emozioni evocate, come la serenità negli occhi della “Bambina del Guatemala” – nonostante le difficoltà che vivono queste giovani popolazioni. Ed ancora possiamo ammirare lo sguardo ipnotico della ragazza in “Pace nella foresta” , quasi una Madonna dalla quale non si riesce a distogliere l’attenzione, infine osseriva l’eterno ciclo di “Vita e morte” , rappresentato dall’eterno femminino.

La donna è nuovamente immersa nella propria intimità, nei propri sogni, ne “La bufanda de Estrellas” di Ena Gordillo, “la sciarpa di stelle” sulla quale l’autrice racconta di danzare, “sui venti, tra le stelle, girando il suo cuore in fiore, con i suoi piedi nudi e i suoi occhi velati”  – recita l’artista mentre spiega il significato del suo quadro che si ispira all’opera poetica dello scrittore americano Oppenheim. Lei che, appassionata di liriche, ha illustrato anche libri di poeti e poetesse nicaraguensi.

Il richiamo al Nicaragua è l’altro elemento cardine della mostra. Questo paese, detto anticamente “dei serpenti” fu il primo ad apparire allo sbarco degli europei, quasi un paradiso che presto si trasformò in un inferno, come raffigura in un arcobaleno di colori Cecilia Arguello Sanson in “1492, nasce il nuovo mondo ”. L’arte di quest’ultima, che è stata la prima pittrice nicaraguense ad essere presentata alla Biennale di Venezia, affonda nelle sue radici e la terra è rappresentata in tutta la possenza dei suoi elementi: il sole, gli oceani, le colline verdi, i vulcani senza riposo, una miriade di laghi grandi e piccoli. La protagonista è quasi sempre la donna, tenera  (“Maternità rossa”) e mantide (“La donna tigre”), che evoca divinità pagane (“La sciamana”) in una storia che penetra in un universo verginale e innocente, nel quale il serpente appare terrifico (“La donna serpente”).


Il fascino che la terra rigogliosa del Nicaragua suscita è presente ne “La Cordillera del Los Marrabios” e ne “El Momotombo” (china su cartone) di Ena Gordillo. In entrambi i quadri in bianco e nero, l’autrice descrive fin nei minimi particolari le montagne del suo paese, una distesa di vulcani per i quali nutre ammirazione ma anche un sacro terrore. Queste emozioni hanno ispirato la sua vena artistica, in modo così profondo che la stessa ha dichiarato di essere diventata pittrice all’indomani del violento terremoto che sconvolse e distrusse la sua città natale la notte del 23 dicembre 1972.

Una mostra suggestiva, che incanta per le varie sfaccettature dei soggetti rappresentati, vivificata sia dalla potenza dei colori che dal raffinato utilizzo del chiaroscuro.

Marzia De Cesare

 

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