Libia: Pinotti,lavoriamo perché sia unita e in pace

L’Italia “riconosce pienamente l’autorità del Consiglio presidenziale libico presieduto da Al Serraj, ma ritiene che ogni parte sia importante per arrivare alla ricomposizione del quadro politico libico. Questa è la ragione per la quale il governo ha ricevuto in questi ultimi giorni anche il generale Haftar. E’ queste sono le stesse parole che ho usate con lui: l’Italia vuole una Libia unita e pacifica ed è pronta a lavorare concretamente con tutti coloro i quali aderiscano sinceramente a un percorso di stabilizzazione del Paese”. Cosi’ questa mattina il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, nel corso di un’audizione insieme al collega degli Esteri, Angelino Alfano, davanti alle commissioni congiunte Difesa ed Esteri di Camera e Senato.

Pinotti ha insistito sull’esigenza di avere una Libia e sottolineato che Haftar nel corso dell’incontro “ha convenuto sull’obiettivo di una Libia unita e pacifica”. L’Italia – ha aggiunto il ministro – ritiene che “un attore importante” come il generale Haftar “possa essere coinvolto in un processo inclusivo e di stabilizzazione di accordo e quindi lavoriamo su questo”. E l’incontro avuto l’altro giorno a Roma è stato caratterizzato “dai toni sereni e amichevoli”, mentre per quanto riguarda quelle dichiarazioni che in estate sembravano avere il tono di minaccia verso l’Italia che inviava unita’ navali di supporto logistico alla guardia costiera libica, il ministro della Difesa ha riferito che “il generale Haftar ha detto che i media amplificano cose che non sono quelle che si volevano esprimere”, e c’e’ per l’appunto “una nuova fase di dialogo”. A proposito di Guardia costiera libica, il sostegno logistico in atto da parte dell’Italia “ha bisogno di tempo e potrà richiedere anche il trasferimento di unita’ navali in Italia”, e comunque intanto i primi frutti sono “positivi”.

Una collaborazione avviata dopo la richiesta libica di supporto logistico per rimettere in piedi il sistema di vigilanza costiera. C’e’ stata quindi una prima attività di ricognizione con pattugliatore, poi dall’8 agosto scorso è arrivata in zona la nave-officina Tremiti della Marina militare italiana, con a bordo materiali ed equipaggiamenti e un nucleo di personale tecnico per supportare il ripristino della Guardia costiera di quel Paese. Su nave Tremiti è imbarcata una centrale di coordinamento e collegamento per la raccolta dei dati relativi alla situazione marittima e al coordinamento delle forze navali libiche in mare. Il 14 agosto è partita l’attività di manutenzione, e questo ha quindi consentito materialmente l’uscita in mare di un’unità della Guardia costiera libica. Continua poi l’addestramento del personale militare libico, sia nella base di Tripoli che a Taranto, dove si procede a un nuovo modulo addestramento per 87 libici.

“Questo insieme di misure tecnico-logistiche e addestrative sta dando frutti positivi, le forze libiche stanno acquisendo fiducia nella propria capacita’ e cominciano a svolgere i compiti propri, come quelli di area SAR e controllo del proprio mare”. Pinotti ha anche rilevato che “un altro importante capitolo nella collaborazione bilaterale che l’Italia assicura alla Libia sta nell’assistenza sanitaria, con l’operazione ‘Ippocrate’ con l’ospedale a Misurata”. E ogni giorno sanitari militari italiani si recano nell’ospedale civile a contribuire alle cure dei ricoverati. Oltre a questo e’ stato messo a disposizione anche il Policlinico Celio di Roma. “C’e’ pluralita’ di interventi con un unico fine strategico – ha detto ancora il ministro della Difesa -: far si’ che la Libia esca dalla crisi e recuperi la propria capacita’ di controllo del territorio”. Elemento fondamentale della collaborazione italiana e’ il fatto che “lavoriamo con i libici, concordiamo con loro le modalita’ di attivita’ sul terreno”. E poi c’e’ anche la questione Sahel, che finisce con il legarsi alla questione libica, ovvero al contrasto dei flussi migratori e del traffico di esseri umani che via terra arrivano in Libia e da li’ poi prendono il mare. L’Italia – ha detto Pinotti – offre “pieno sostegno” al G5 Sahel, e c’e’ anche la disponibilita’ italiana “ad essere attori piu’ attivi”.

Il ministro ha riferito di aver incontrato nei giorni scorsi il titolare della Difesa del Ciad, con cui e’ stato sottoscritto un accordo di cooperazione militare, e lunedì è stato lo stesso con il collega del Niger, Paese che “vuole essere un attore importante per controllare i confini e sconfiggere la rete dei trafficanti. La difficoltà – ha detto Pinotti – è che su queste rotte si costruisce anche una rete di economia di supporto che va sostituita con altre proposte”. Prossimamente, per quel che riguarda il Niger, “c’è stata una richiesta di sostegno e aiuto” che l’Italia sta valutando insieme a Francia e Germania. Il Niger ha chiesto esplicitamente all’Italia di contribuire alla formazione delle proprie forze militari di confine, e “se fosse necessario ricorrere a personale militare, allora questo si configurerebbe con una missione all’estero e si seguirebbe l’iter parlamentare previsto in questi casi”

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