Nota aggiornamento DEF 2017, il Senato approva risoluzione di maggioranza

A conclusione della discussione sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2017 e sulla relazione sul piano di rientro verso l’obiettivo di medio periodo, l’Assemblea ha approvato a maggioranza assoluta (181 voti favorevoli e 107 voti contrari) la risoluzione n. 100 dei sen. Zanda (PD), Bianconi (AP) e Zeller (Aut), che autorizza lo scostamento dal piano di rientro, e a maggioranza semplice la risoluzione n. 5 dei sen. Zanda (PD), Bianconi (AP) e Zeller (Aut) che approva la Nota di aggiornamento del DEF.

Il relatore, sen. Guerrieri Paleotti (PD), ha evidenziato due andamenti positivi: il consolidamento della ripresa (la stima del Pil sale all’1,5 per cento) e la diminuzione, lieve ma significativa, del rapporto tra debito pubblico e Pil che passa dal 132 al 131,6 per cento. Il quadro macroeconomico è particolarmente favorevole, sebbene permangano incertezza e rischi geopolitici: l’economia mondiale si è rafforzata, soprattutto in conseguenza delle politiche monetarie espansive e non convenzionali, ma la dinamica di crescita dell’Italia è più lenta, inferiore alla media europea; inoltre, il previsto rallentamento, a livello europeo e internazionale, nel 2019 richiede interventi per una crescita più elevata. La prossima manovra di bilancio sarà di circa 20 miliardi, gran parte dei quali serviranno a sterilizzare gli aumenti dell’Iva (15,6 miliardi). Circa 10 miliardi verranno dal maggior deficit programmato nel 2018, i restanti dieci miliardi da interventi sulla spesa e sulle entrate (tagli ai ministeri e all’amministrazione centrale e una stretta all’evasione fiscale).

 

Le risorse reperite saranno concentrate su pochi obiettivi: rilancio degli investimenti pubblici e privati; sgravi contributivi per sostenere l’occupazione giovanile; misure di contrasto alla povertà.

Nella Nota di aggiornamento l’indebitamento programmatico netto nel 2018 è pari all’1,6 per cento rispetto al 2,1 del 2017 grazie alla ripresa ciclica e alla riduzione della spesa per interessi; il Governo programma di accrescere l’indebitamento netto di oltre 0,5 punti rispetto all’andamento tendenziale e di rinviare il pareggio strutturale al 2020. Pur riconoscendo la necessità di fare di più per accelerare crescita e occupazione e rilanciare nel medio periodo la produttività, il relatore ha ricordato che a ottobre cesserà l’acquisto di titoli da parte della BCE: di qui la necessità di bilanciare sostenibilità fiscale e ripresa, mantenendo in sicurezza i conti pubblici, anche in vista del negoziato sul ripensamento dell’integrazione europea che si aprirà dopo le elezioni tedesche.

Alla discussione generale hanno partecipato i sen. Angela Zanoni, Bianco, Santini (PD), Raffaela Bellot (Misto-Fare) che ha preannunciato voto contrario; Ceroni, Mandelli (FI-PdL), Barozzino (SI-Sel), Serenella Fucksia (FL), Moscardelli, Nerina Dirindin (Art.1-MDP), Crosio (LN), Eva Longo (ALA), che ha preannunciato voto favorevole; Orellana (Aut), Simona Vicari (AP); Uras (Misto) che ha preannunciato voto favorevole. SI-Sel e Art.1-MDP hanno criticato la Nota, ponendo l’accento sulla mancanza di investimenti pubblici, sulle insufficienti misure per l’occupazione e il sostegno al reddito, sulla riduzione della spesa sanitaria sotto la soglia di sostenibilità del sistema.

Le politiche fin qui seguite sono state inefficaci, l’aumento del Pil è dovuto alla politica espansiva della BCE. Secondo LN le previsioni della Nota sono eccessivamente ottimistiche, le misure preannunciate non hanno carattere strutturale, gli interventi sulla spesa non sono selettivi. Anche FL giudica inattendibili le stime del Governo e di corto respiro la manovra annunciata: è prevedibile che il debito crescerà e aumenteranno le tasse. FI-PdL ha rilevato che l’utilizzo della leva del deficit non ha prodotto i risultati attesi; gli interessi, nonostante l’intervento della BCE, sono superiori a quelli dei competitors; il Governo continua a puntare su variabili esogene, entrate una tantum, spesa clientelare e improduttiva. Pur essendo all’opposizione, ALA ha annunciato voto favorevole per sostenere il Governo nella trattativa con la Commissione europea e scongiurare un intervento della troika sull’economia del Paese. M5S, in sede di dichiarazione di voto, ha respinto l’appello alla responsabilità, giudicando fallimentare la politica economica della legislatura e ricordando il Jobs act, gli interventi sulle banche, la politica dei bonus e dei condoni, i maggiori oneri per le imprese, il mancato sostegno al reddito.

Il Ministro dell’economia Padoan ha accettato le risoluzioni dei sen. Zanda (PD), Bianconi (AP) e Zeller (Aut). Ha poi affermato che, in base a molteplici indicatori relativi a crescita, occupazione e consolidamento della finanza pubblica, il quadro dell’economia italiana sta visibilmente migliorando. Ha assicurato, infine, che le limitate risorse disponibili saranno destinate al rafforzamento della strategia di crescita inclusiva.

Nelle dichiarazioni di voto hanno annunciato voto contrario i sen. Quagliarello (FL), Silvana Comaroli (LN), D’Ambrosio Lettieri (GAL), Loredana De Petris (SI-Sel), Barbara Lezzi (M5S) e Azzollini (FI-PdL). Hanno annunciato voto favorevole i sen. Barani (ALA), Fravezzi (Aut), Gualdani (AP) e Tonini (PD). La sen. Guerra (Art.1-MDP) ha annunciato voto favorevole alla relazione sullo scostamento dall’obiettivo di medio periodo e voto contrario alla Nota di aggiornamento, chiedendo discontinuità rispetto alle politiche di precarizzazione del lavoro e di privatizzazione strisciante della sanità.

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