Legge Ue, Palazzo Madama si spacca sulla “minimizzazione della Shoa”

Non sulla libera circolazione, non sulla giustizia e la sicurezza comuni, sulla fiscalità o la tutela dell’ambiente rischia di impantanarsi in Senato la Legge Europea 2017, bensì sulla lotta al razzismo e alla xenofobia. E’ stato infatti proprio sull’articolo 5 del testo, che serve a recepire gli obblighi comunitari, che Palazzo Madama si è arenata rinviando infine tutto ad altra seduta: un articolo che amplia la circostanza aggravante, introdotta dalla legge Mancino approvata dal Parlamento solo nel 2016, per i fatti di negazionismo della Shoah o dei crimini contro l’umanità, comprendendo anche la minimizzazione in modo grave e l’apologia. E’ proprio il concetto di “minimizzazione” che ha spaccato l’aula: per molti e in maniera piuttosto trasversale (da Quagliariello a Casson, da Mineo a Carraro) hanno richiamato il parere espresso dalla Commissione giustizia, secondo cui la parola “minimizzazione” violerebbe il principio di tassatività della sanzione penale. O, in due parole, si presterebbe a margini interpretativi troppo ampi.

Inizia Carlo Giovanardi, per il quale “l’anno scorso ne abbiamo discusso, ci siamo appassionati, l’abbiamo stralciata in Commissione giustizia e poi in Assemblea. Oggi, nella legge comunitaria, ricompare la ‘grave minimizzazione’. L’Italia sta diventando il Paese forse più illiberale del mondo, in cui quando si assume un qualsiasi tipo di atteggiamento, si rischia“.

Gli fa eco Erika Stefani, della Lega: “Se diciamo che, invece di 6 milioni di morti, ce ne sono stati 3,5 milioni, è una minimizzazione? Significa attenuare delle responsabilità? Significa fare una forma di apologia? Anche la stessa definizione di apologia qual è? Che cos’è l’apologia? L’apologia è una forma di difesa? Tutte sono delle forme di difesa. Ma non la si può prevedere in questo modo, senza nemmeno definire i contorni di una fattispecie penale. Penso che qualsiasi dei colleghi illustrissimi della Commissione giustizia, ben più preparati di me, potranno convenire che minimizzare è una condotta delittuosa difficilmente configurabile e difficilmente provabile“.

Il sottosegretario Sandro Gozi, in replica, prova a salvare la situazione: “Vi invito – dice – a riflettere sul danno politico di un possibile aumento dei contenzioso con l’Europa per un tema su cui c’era l’unanimità a Bruxelles” come quello delle forme di contrasto al razzismo e alla xenofobia. “Rischiamo di rovinare l’ottimo lavoro svolto l’anno scorso eliminando questa norma al Senato“.

Ma alla fine la seduta si chiude, con l’ultima preoccupante considerazione di Vannino Chiti: “Qui c’è qualcuno, colleghi, che può dire che in giro per l’Italia e l’Europa non ci sono ritorni di antiebraismo? Se si può dire, qualcuno lo dica. Io penso che non sia così e che, anzi, ci sia uno scivolamento in cui, partendo da questi aspetti, si ritorna molto indietro, come la storia ci insegna“.

Ma intanto l’esame della legge è stato rimandato alla prossima settimana. Lo ha stabilito il presidente di turno Roberto Calderoli, dopo che per due volte è mancato il numero legale poco prima del voto dell’articolo 5 del testo. L’articolo 5 riguarda l’accoglimento di norme europee e di conseguenza l’introduzione nel Codice Penale dell’aggravante che punisce “la minimizzazione in modo grave” o l’apologia di talune forme di razzismo e xenofobia, articolo piuttosto contestato da diversi senatori che hanno già annunciato il voto contrario in aula.

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