Estetica: Una nuova legge, e antichi tabù, per disciplinare le attività professionali del settore

di Marella Narmucci

Lo scorso mese di luglio la Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati ha elaborato il testo unificato sulla “Disciplina della qualificazione professionale per l’esercizio dell’attività di estetista“, che mira alla definizione di un quadro normativo unitario per le professioni concernenti le attività estetiche, in seguito all’affermarsi di nuove figure professionali nel settore. Il testo interviene, modificandoli, su numerosi articoli della legge 4 gennaio 1990, n. 1 – che disciplina l’attività di estetista e costituisce la normativa di riferimento nel settore – e sostituisce, anche nel titolo, la disciplina dell’attività di estetista con la disciplina relativa alle attività professionali nel settore dell’estetica, al fine di ricomprendervi figure professionali come quelle di tatuatore, piercer, onicotecnico, truccatore, tecnico delle ciglia e di socio-estetista, finora prive di specifica disciplina normativa.

In questa sede vorremmo però occuparci, in particolare, dell’articolo 1-bis, comma 8 – inserito dall’art. 1, comma 1, lettera b) del testo unificato – che recita “E’ vietato eseguire tatuaggi e piercing, ad esclusione del piercing al padiglione auricolare, su minori di anni diciotto senza il consenso informato reso personalmente dai genitori o dal tutore, espresso secondo le modalità indicate dalla legislazione vigente. È comunque vietato eseguire tatuaggi e piercing su minori di sedici anni. L’esecuzione di piercing al lobo sui minori di sedici anni non può avvenire senza il consenso informato reso personalmente dai genitori o dal tutore“.

Il 17 ottobre la Commissione Giustizia, incaricata di esprimere sul testo il suo parere e  invitando i colleghi a far pervenire eventuali osservazioni in merito, ha presentato una sua prima proposta di parere favorevole condizionata dall’inserimento del comma 9, riguardante le sanzioni amministrative pecuniarie a partire da 250 euro, fino a un massimo di 3 mila euro – con la sospensione dell’attività da quindici giorni a tre mesi se il fatto è commesso più di una volta -, a chiunque esegua, sui minori di diciotto o sedici anni, tatuaggi o piercing che prevedono il consenso del genitore.

Le sanzioni proposte adottano quelle riguardanti la vendita e la somministrazione di alcolici a minori, disciplinate dall’articolo 14-bis, comma 2, della legge n. 125 del 2001. Le sanzioni, semmai troppo lievi nei casi presi come modello, sono pesantissime per questo provvedimento, per la platea di ragazze e ragazzi coinvolti e per le tipologie di trattamento previste. Il divieto assoluto di eseguire tatuaggi e piercing su minori di sedici anni, eccetto il piercing al lobo (il classico “buco” all’orecchio comunemente e tradizionalmente diffuso), permesso solo con il consenso del genitore, rischia di aprire il varco a pratiche illegali e pericolose per la salute dei giovani.

Non si capisce la ratio seguita perchè si consente ai minori di diciotto anni il piercing al padiglione auricolare senza il consenso del genitore, mentre non si permette ai minori di sedici quello al lobo molto più comune e diffuso e molto meno doloroso. Il nuovo articolo 1-bis, comma 8, così come è stato redatto, è anacronistico e non tiene conto di dati oggettivi e reali.

Nell’ “Indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia 2011” – quindi datata – condotta da Eurispes e Telefono Azzurro su giovani dai 12 ai 18 anni, già allora risultava che il 20% dei ragazzi aveva un piercing (nel 2010 il 15%)  e il 7,5% almeno un tatuaggio (nel 2010 il 6,5%).

I dati mettono in evidenza la sempre maggiore diffusione di queste pratiche, soprattutto tra i giovanissimi. Il dato veramente preoccupante, che dovrebbe essere al centro di una seria campagna informativa è semmai quello che attesta che il 79,4 per cento degli adolescenti non è consapevole dei rischi effettivi di queste pratiche se effettuate da soli o da persone non del mestiere.

Il 18 ottobre la Commissione Giustizia ha proseguito l’esame del provvedimento e un intervento di Andrea Maestri (SI-Possibile) ha consentito di riformulare il Parere, grazie alla discussione che si è sviluppata in seguito alle considerazioni esposte. Maestri ha manifestato netta contrarietà sulla proposta di parere del relatore, che, a suo giudizio, contemplavano sanzioni eccessive rispetto all’entità delle infrazioni previste, secondo una logica tipicamente proibizionista. A suo giudizio, infatti, gli adolescenti, a fronte dei divieti previsti dal testo unificato in discussione, potrebbero essere indotti a rivolgersi a strutture non autorizzate o a soggetti non abilitati a tale tipo di attività, con le prevedibili conseguenze negative sotto il profilo dell’igiene, della sicurezza e del rischio di contrarre malattie infettive.

Accanto a Andrea Maestri, il sottosegretario Gennaro Migliore ha manifestato serie perplessità in merito al divieto di esecuzione di piercing su minori infrasedicenni, condividendo il fatto che i divieti contemplati dal testo unificato in titolo siano poco corrispondenti alla realtà dei fatti, che vedono quella del piercing essere una pratica largamente in uso tra gli adolescenti.

Il Parere favorevole è stato quindi riformulato tenendo conto dei fatti e non dei pregiudizi prevedendo la condizione di introdurre, per la violazione delle condotte vietate, adeguate sanzioni di carattere amministrativo, e con l’osservazione alla Commissione Attività Produttive di valutare l’opportunità di consentire l’esecuzione di tatuaggi e piercing su minori di anni 16, a condizione che vi sia il consenso informato reso personalmente dai genitori o dal tutore. Si rileva una imprecisione nel dossier n. 310 del 17 ottobre (precedente, quindi, al Parere espresso il 18 ottobre dalla Commissione Giustizia e davvero straordinaria, vista la qualità del lavoro svolto costantemente su tutti i provvedimenti in discussione) del Servizio Studi della Camera dei Deputati, quasi che si volesse (una sorta di subliminale correzione) rimediare all’anacronismo del provvedimento in questione.

Sintetizzandone il contenuto il testo riporta che “Si vieta comunque di eseguire tatuaggi e piercing su minori di sedici anni e si consente l’esecuzione di piercing al lobo sui minori di sedici anni senza il consenso informato reso personalmente dai genitori o dal tutore“. Quel “senza” vale più di tutte le parole scritte in questo articolo. I funzionari sanno prevedere i risultati che le norme produrranno concretamente. Fortunatamente anche qualche legislatore.

 

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