Al CNEL si è discusso di robotica e cambiamento

È un’Italia che ha paura del cambiamento, quella che emerge del seminario “La robotica ed il lavoro. Uomini e/o macchine?” tenutosi oggi al CNEL organizzato dalla Scuola Nazionale di Amministrazione Digitale (SNAD).

Lo scopo dell’incontro di riflessione è stato quello di analizzare i forti cambiamenti che riguardano il mondo del lavoro con l’applicazione, sempre più integrata, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Tra i partecipanti il prof. Francesco Avallone (rettore dell’Università degli studi di Roma, Unitelma Sapienza), il prof. Donato Limone (Direttore della SNAD), il Vice Ministro per lo Sviluppo Economico On. Teresa Bellanova, l’On. Coppola, Angelo Colombini (Segretario Confederale CISL), Guglielmo Loy (Segretario Confederale UIL), Tania Scacchetti (Segretario Confederale CGIL).

Per Teresa Bellanova “stiamo vivendo un cambiamento epocale e che il ruolo della politica è quello di indirizzare le macchine prima che prendano il controllo dell’economia“.

Bellanova ha puntato l’attenzione sulla necessità di una strategia integrata tra sistemi formativi e mercato del lavoro, sul potenziamento delle politiche attive del lavoro e sulla sensibilizzazione delle aziende all’innovazione tecnologica e allo sviluppo di nuove competenze della loro forza lavoro. Ha quindi concluso dichiarando che: “il paese ha paura dell’innovazione, dobbiamo creare una forte cultura attorno ad essa“.

Nel suo intervento Paolo Coppola ha invece sottolineato due importanti fattori di criticità del fenomeno di innovazione che andranno affrontati nella prossima legislatura. Il primo è la velocità a progressione esponenziale legata all’aumento di potenza di calcolo dei processori così come espresso dalla legge di Moore; il secondo è la tipologia dei lavori che si stanno automatizzando. Si calcola infatti che a causa dell’innovazione tecnologica oltre il 50 per cento dei lavori o sparirà o dovrà innovarsi nei prossimi 15/20 anni.

Gli interventi delle sigle sindacali presenti hanno evidenziato la necessità della “gestione del cambiamento”: prepararsi a proporre una visione più sociale dell’innovazione e redistribuire ricchezza e lavoro, insieme all’importanza dello sviluppo delle nuove competenze e dei nuovi modelli contrattuali, la nuova mission per un Paese a passo coi tempi.

 

 

 

 

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