Lo stato dello sviluppo sostenibile ad un anno dall’Accordo di Parigi sul clima

Il Kyoto Club  di Roma ha recentemente organizzato un convegno su “Le opportunità per lo sviluppo sostenibile dell’Italia e dell’Unione europea” in occasione dell’anniversario dall’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi. Secondo l’ultimo bollettino della World Meteorological Organization le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno raggiunto un livello mai raggiunto precedentemente e l’andamento delle temperature è aumentato del 50 per cento: l’IPCC ha stimato una probabilità del 66% per cento di un aumento compreso fra 1,1 e 6,4 °C. I 169 paesi che hanno ratificato l’ accordo devono ora decidere con urgenza le modalità del dialogo, alla luce dell’accelerazione degli effetti percepibili del cambiamento climatico e della moltiplicazione dei fenomeni estremi sul pianeta. I paesi che hanno ratificato il Protocollo contribuiscono infatti per il 61,6 per cento alle emissioni globali di gas serra.

Lo sforzo politico deve tuttavia avvenire contemporaneamente su due livelli, internazionale e nazionale. A livello internazionale sarà sempre più necessario tenere presente la figura dei “rifugiati ambientali” che nel 2050 si prevede saranno 250 milioni. Inoltre, bisogna considerare la presenza di nuovi attori come Cina e India. La Cina, da principale inquinatore, è diventato un paese leader per le energie rinnovabili, investendo nel mercato delle auto elettriche e nella creazione di green jobs. Nel 2011 il Canada è la prima nazione ad uscire dal Protocollo; la recente uscita degli Stati Uniti, al motto di Trump “America first”, significa  piuttosto “Oil first”, ovvero prima gli interessi delle lobbies petrolifere, poi quelli degli americani e degli esseri umani. A livello nazionale,  se si decidesse di investire nel cambiamento, nella prossima legge di stabilità italiana bisognerebbe considerare il costo elevato dei danni ambientali dovuto ad uno stile di vita insostenibile. In Italia le emissioni di CO2 sono tornate a crescere, nonostante i buoni risultati nella green economy: la legge sugli ecoreati, il Collegato ambientale, gli eco bonus, la legge su contenimento del consumo del suolo che è arrivata al Senato.

Gli strumenti di contrasto previsti dal Protocollo riguardano la possibilità di servirsi di un sistema di meccanismi flessibili per l’acquisizione e lo scambio di crediti di emissioni tra paesi industrializzati e ad economia in transizione al fine di ridurre le emissioni. L’India e Cina e altri PVS non sono tenuti a ridurre le emissioni di anidride carbonica secondo il principio di Rio di differenziazione rivolto ai paesi che non sono stati tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra.

La deep renovation energetica passa per le risorse intese come beni comuni e per il cambiamento delle scelte di consumo a livello individuale e di produzione, a livello di strategie aziendali;  come mostra il caso della California, la chiusura delle centrali nucleari  e la scelta di investire nelle energie rinnovabili sottolinea la reazione a scelte politiche sbagliate e comporta decisioni strategiche lungimiranti da parte di imprenditori del settore.  Si va dunque nella direzione dell’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, della chiusura delle centrali a carbone, dell’aumento dei green bond, dell’ internalizzazione dei costi ambientali nel sistema di mercato e nella fiscalità, oltre al sempre più diffuso utilizzo degli strumenti dell’economia circolare.

Marta Donolo

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