Migranti, Gentiloni: Italia l’unica in Ue con una politica decente

“L’Italia è l’unico Paese che ha una politica sui fenomeni migratori decente in Europa”. La sferzata arriva dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, all’annual meeting di Medici con l’Africa Cuamm. L’Ong, che ha alle spalle 60 anni di storia ed è la prima in campo sanitario nel nostro Paese, è riuscita a portare al Teatro della Luna di Assago il gotha delle istituzioni. Seduti in prima fila il governatore della Bce, Mario Draghi, e l’ex premier Romano Prodi.

Attualità politica bandita: Gentiloni si concede solo la battuta che lunedì non sarà a San Siro per Italia-Svezia – “tiferò da casa” -, mentre il presidente della Banca centrale europea liquida con un “nessun commento” la questione banche. L’argomento sono l’Africa, dove Cuamm porta assistenza e forma personale medico, e, viene da sè, i flussi migratori. “Noi siamo orgogliosi da questo punto di vista, non alziamo muri e non chiudiamo porte, lavoriamo per combattere i trafficanti”, rimarca Gentiloni.

“Milano fa la sua parte accogliendo, e c’è la promessa che noi lo faremo sempre”, gli fa eco il sindaco di Milano, Beppe Sala, “a questo tema non si può sfuggire”. Il primo cittadino non si risparmia la stoccata: “Ci sono sindaci che non fanno appieno la propria parte”, e il riferimento non casuale è ai sindaci leghisti. “Se arrivano meno migranti è perchè i libici li fermano in condizioni disumane”, rimarca Sala, “non nascondiamoci la realtà”. L’Italia è separata dal Continente nero da poche miglia di Meditteraneo, “per il nostro futuro, persino per la nostra sicurezza, il futuro dell’Africa è strategico”, sottolinea Gentiloni. “Dobbiamo avere l’onestà di riconoscere che le speranze sull’Africa sono in bilico”, ammonisce, “non è vero che spontaneamente l’Africa ce la può fare, dipende dalle nostre scelte, dall’Europa, come dice il presidente Prodi”.

Lontani dalle divisioni interne al Pd e tra il segretario dem e i transfughi confluiti in Mdp, il premier getta un’ancora verso il padre nobile del Partito democratico, che ad Assago interviene da presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli. “E’ un sogno, ma se non facciamo un grandissimo piano in cui Cina ed Europa siedono assieme, non ce la faremo mai. La Cina ha bisogno di essere resa più amicale nello spirito con cui agisce in Africa. L’Europa arriva sempre un po’ con l’eredità coloniale”, sottolinea il professore. Si tiene a distanza dalle polemiche anche Draghi, che evita esplicitamente l’argomento banche, ma non risparmia una stoccata ai suoi colleghi: “Dagli Anni 80, quando sono stati massimi, gli aiuti per l’Africa, anche per sprechi e fallimenti, sono crollati”, ci sono “economisti che continuano a dire che questi interventi sono inutili o dannosi, le testimonianze ascoltate dimostrano che hanno torto”. È una versione inedita, quella del governatore della Bce, che sottolinea come “la forza delle cose in cui crediamo cambia la realtà”. “La vocazione a far del bene credo sia una caratteristica insita nella natura umana”, rimarca Draghi; Francoforte è lontana, e anche il polverone sollevato dalla commissione banche e gli scambi di accuse tra Consob e Bankitalia.

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