Sulla cybersecurity il Parlamento sta sbagliando. Artini (AL): “Materia delicata, norme raffazzonate”.

Quello che il Parlamento e il Governo stanno combinando sulla cybersecurity è un pasticcio bello e buono. L’emendamento del Governo al dl fiscale depositato in commissione Bilancio del Senato, poi ritirato in nottata, dava la possibilità al Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza di Palazzo Chigi di “costituire, anche per la promozione di mirate attività di ricerca, una fondazione di diritto privato con la partecipazione di enti ed amministrazioni pubbliche e soggetti privati. In pratica si trattava di dare la gestione della cybersecurity italiana a una fondazione privata. Se fosse passato, l’emendamento si sarebbe trattato di una forte “una grave ‘deviazione’ istituzionale”, come definita dal Senatore Felice Casson (MdP).

La cyberscurity è una cosa seria e delicata, che ha ricadute enormi sulla sicurezza dei cittadini e sul sistema industriale italiano, che non può essere disciplinata con un emendamento di poche righe presentato dal governo nella notte mentre si discute il decreto fiscale” dichiara Massimo Artini di Alternativa Libera e vicepresidente della Commissione Difesa della Camera -.

Paradossalmente una legge sulla cybersicurezza è in via di approvazione alla Camera, dopo due anni di lavoro. Presentata il 25 settembre scorso, la proposta di legge n. 4660 è volta a favorire anche in Italia la costituzione e lo sviluppo di startup innovative nel settore della cybersecurity, ovvero società che abbiano come oggetto sociale esclusivo “la ricerca e lo sviluppo di strumenti e di servizi orientati alla sicurezza cibernetica e alla sicurezza delle informazioni attraverso l’uso di tecnologie o lo sviluppo di software originali”.

“Speriamo che dopo aver ritirato per la seconda volta l’emendamento che vuole affidare la sicurezza cibernetica a una fondazione di diritto privato controllata dai servizi segreti – continua Artini –, senza nessuna possibilità di controllo da parte delle istituzioni democraticamente elette, il governo abbia capito che questa materia non può essere disciplinata con norme raffazzonate fatte per salvaguardare l’orticello di qualcuno a discapito dell’intero Paese. Il veicolo legislativo per disciplinare la sicurezza informatica dell’Italia è la proposta di legge sulla cybersecurity, quindi il governo, o chi per lui, smetta di tentare improbabili blitz notturni e venga nelle Commissioni della Camera per scrivere la legge senza pasticciare“.

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