Dl fisco: l’equo compenso riguarda circa 4,4 mln di lavoratori

L’equo compenso, che un emendamento al dl Fisco, collegato alla manovra, ha esteso a tutti i professionisti (anche senza Albo o Ordine) e alla Pa viene previsto nei rapporti professionali regolati da convenzioni aventi ad oggetto lo svolgimento, anche in forma associata o societaria, di prestazioni in favore di imprese bancarie e assicurative, nonché di imprese non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese. Lo prevede il suddetto emendamento, del relatore Silvio Lai (Pd), approvato dalla commissione Bilancio del Senato. La misura introdotta nel dl Fisco considera quindi vessatorie, anche se concordate, le seguenti pratiche per tutti i professionisti e per la P.a. le clausole che determinano, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio contrattuale a carico del professionista. In particolare, si considerano vessatorie, le clausole che consistono:

  • nella riserva al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;
  • nell’attribuzione al cliente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto;
  • nell’attribuzione al cliente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che il professionista deve eseguire a titolo gratuito;
  • nell’anticipazione delle spese della controversia a carico dell’avvocato; nella previsione di clausole che impongono al professionista la rinuncia al rimborso delle spese direttamente connesse alla prestazione dell’attività professionale oggetto della convenzione;
  • nella previsione di termini di pagamento superiori a sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del cliente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;
  • nella previsione che, in ipotesi di liquidazione delle spese di lite in favore del cliente, all’avvocato sia riconosciuto solo il minore importo previsto nella convenzione, anche nel caso in di le spese liquidate siano state interamente o parzialmente corrisposte o recuperate dalla parte;
  • nella previsione che, in ipotesi di nuova convenzione sostitutiva di altra precedentemente stipulata con il medesimo cliente, la nuova disciplina sui compensi si applichi, se comporta compensi inferiori a quelli previsti nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti o, comunque, non ancora definiti o fatturati;
  • nella previsione che il compenso pattuito per l’assistenza e la consulenza in materia contrattuale spetti soltanto in caso di sottoscrizione del contratto.

Ad esser coperti dall’ombrello dell’equo compenso per i servizi forniti a clienti pubblici e privati in Italia, potrebbero essere circa 4,4 milioni di lavoratori autonomi. Ad effettuare la stima è la presidente del Colap (Comitato libere associazioni professionali), Emiliana Alessandrucci: “le categorie non regolamentate – spiega – sono stimate in circa 3 milioni di soggetti. E, se quelle di iscritti ad Ordini e Collegi, come ricordato oggi durante il congresso di Confprofessioni, a Roma, sono composte da oltre 1,4 milioni di lavoratori, è possibile dedurre che le norme sulla giusta remunerazione possano riguardare circa 4,4 milioni di persone”.

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