Giustizia: Ok dal CdM al ddl su reati agroalimentari

Il Consiglio dei Ministri odierno ha approvato, su proposta del ministro Andrea Orlando, il disegno di legge contenente “Nuove norme in materia di reati agroalimentari”.

Il disegno di legge che riforma la disciplina dei reati agroalimentari recepisce quanto prodotto dalla Commissione ministeriale appositamente costituita da Orlando nel 2015 e presieduta dall’ex magistrato Giancarlo Caselli. Il provvedimento innova le disposizioni del codice penale riguardanti tanto la tutela della salute pubblica quanto la tutela penale dell’economia e punta ad adeguare un quadro normativo oramai obsoleto.

L’intervento normativo viene incentrato sul consumatore finale e si propone, da un lato, di delimitare la categoria dei reati di pericolo contro la salute, in modo da riformare la tutela dei beni giuridici di riferimento; dall’altro, di rielaborare il sistema sanzionatorio contro le frodi alimentari, con particolare attenzione alle organizzazioni complesse e alla responsabilità delle persone giuridiche, divenute ormai il principale referente criminologico, in modo da offrire risposte concrete e differenziate in considerazione dell’effettivo grado di offensività.

Vengono così introdotti nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” (che punisce avvelenamento, contaminazione o corruzione di acque o sostanze alimentari con possibile diffusione di pericoli per l’utente) fino all’”omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato quando ciò possa arrecare lesioni gravi o morte e quando da tali condotte possa scaturire il pericolo che situazioni analoghe possano mettere in pericolo la salute pubblica.

Inoltre nasce il reato di “agropirateria”, che punisce la vendita di prodotti alimentari accompagnati da falsi segni distintivi o da marchi di qualità (Dop e Ogp) contraffatti e prevede delle aggravanti in caso di falsi documenti di trasporto o di simulazione del metodo di produzione biologica.

Il ddl, infine, mira a estendere casi di responsabilità amministrativa anche alle persone giuridiche come strumento di prevenzione dei reati alimentari, prevedendo nel contempo modelli di organizzazione delle imprese che facilitino l’adempimento degli obblighi relativi.

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