Tassare il bilancio della Banca d’Italia per ridurre le disuguaglianze: la proposta del M5S

di Raffaele Natalucci

Il disegno di legge proposto dai senatori pentastellati Enza Blundo, Laura Bottici e Alberto Airola relativo all’istituzione di una tassa sulla concessione dei diritti d’emissione monetaria, entra nel vivo del dibattito politico. Il testo di legge pubblicato nella piattaforma Lex propone di assoggettare a tassazione la concessione dei diritti d’emissione monetaria, attribuiti alle banche centrali nazionali e alla Banca Centrale Europea in base all’articolo 128, capo 2 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

In concreto la tassa si applicherebbe sul totale delle attività del bilancio della Banca d’Italia, con una percentuale pari all’1%, al netto delle voci rettificative del passivo. Per gli estensori delle norme proposte non si correrebbe il rischio di ledere l’indipendenza finanziaria e istituzionale della Banca d’Italia, in quanto il ddl stabilisce che ogni futura modifica della percentuale soggetta a tassazione, sia subordinata al rispetto delle necessità funzionali di politica monetaria. Per quanto riguarda il pagamento della tassa, inoltre, si precisa che la Banca d’Italia avrebbe piena autonomia nella scelta degli attivi da ridurre.

Come riporta la relazione introduttiva al ddl: “Se in Europa la politica monetaria è materia riservata in via esclusiva alla Bce e al Sistema Europeo delle Banche centrali, è analogamente vero che la politica fiscale compete in modo altrettanto esclusivo agli Stati, per cui è pienamente legittimo legiferare in materia fiscale. E’ possibile, pertanto, senza violare i trattati UE, istituire una tassa sulla concessione dei diritti d’emissione monetaria sul totale delle attività della Banca d’Italia”.

Un’ulteriore aspetto da considerare è che le prerogative esclusive delle Banche Centrali in materia di politica monetaria consentono loro di aumentare la dimensione dei rispettivi bilanci. Negli ultimi anni tale aumento è una costante che non interessa soltanto la Banca d’Italia: “Nel periodo 2007-2015 – come riporta la relazione introduttiva al ddl – le banche centrali dell’Eurosistema hanno avuto incrementi degli attivi passando dal 15% al 27%, la Federal Reserve è passata dal 5% del Pil al 25%, la Banca del Regno Unito dal 5,1% al 22,5% e la Banca del Giappone dal 20,3% addirittura al 77% del Pil.

La proposta di tassare il bilancio della Banca d’Italia è stata presentata in forma di emendamento alla legge di bilancio. Emendamento dichiarato, tuttavia, inammissibile dalla maggioranza. La senatrice Enza Blundo, prima firmataria dell’emendamento respinto, dopo aver segnalato il tentativo del Governo di riaffermare il primato della finanza sulla democrazia, ha comunicato di essersi attivata affichè la proposta in esame venga presentata anche alla Camera dei Deputati. Nel frattempo ha depositato un’interrogazione rivolta al Ministro dell’economia e delle finanze per chiedere che sia fatta piena luce sulla natura giuridica e contabile di voci del bilancio della Banca d’Italia, a oggi poco chiare.

Stando alle stime riportate dai senatori del Movimento Cinque Stelle, l’aliquota dell’1% individuata nel disegno di legge produrrebbe un’entrata pari a 8 miliardi di euro, una cifra considerevole che potrebbe essere destinata a ridurre il debito pubblico e a contrastare le disuguaglianze. Se da un lato infatti l’art. 127 del TFUE afferma che: “L’obiettivo principale del Sistema Europeo di Banche Centrali, ‘SEBC’, è il mantenimento della stabilità dei prezzi”, dall’altro non si può negare come la nostra Costituzione imponga al legislatore di perseguire politiche occupazionali effettive: la piena attuazione del diritto al lavoro e la progressiva riduzione delle disparità sociali sono la sfida decisiva su cui in futuro si giocherà la costruzione di quell’Unione europea sognata da padri fondatori come Altiero Spinelli e Ernesto Rossi.

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