Centrodestra, la “quarta gamba” della coalizione c’è. La presentazione

Si dice 6%, ma si intende ‘ago della bilancia’. I centristi della destra, la ‘quarta gamba’ della coalizione che molti sondaggi accreditano come la vincente alle elezioni politiche del 4 marzo, levano il velo al nuovo (in realtà assai datato) simbolo: scudo crociato in campo blu con scritta bianca ‘Noi per l’Italia‘. Dentro, come noto, molti ex Forza Italia usciti dal partito azzurro tempo fa (come uno dei leader della nuova formazione, Raffaele Fitto) o più di recente (come l’ex ministro dei Trasporti dei Governi Letta e Renzi, Maurizio Lupi) reduci dall’esperienza di Ncd-Alternativa popolare di Alfano che ora tornano ad essere alleati di Silvio Berlusconi, e parte dell’Udc (quella che fa riferimento all’ex segretario Lorenzo Cesa, che ha scelto il centrodestra a differenza di Pierferdinando Casini.

Questo è un gruppo di amici che ha l’obiettivo di mettere insieme l’area cattolica-liberale che nel Paese è forte e vorremmo rappresentare in Parlamento“, dice Cesa. “In un’epoca di frammentazione, noi abbiano fatto un lavoro importante. Non siamo un gruppo dirigente che ha messo insieme sigle e siglette. Abbiamo creato una piattaforma che non guarda solo alla campagna elettorale ma alla costituzione di un nuovo soggetto politico che punta oltre“, aggiunge Fitto. “La campagna elettorale sarà complessa. C’è il rischio di allontanare gli elettori dalle urne. Lo sforzo che vogliamo mettere in campo è fare in modo di recuperare quell’elettorato che si riconosce nel centrodestra ma non nell’attuale offerta politica“, aggiunge il leader pugliese. Quindi quegli elettori che non intendono votare per la Lega. Ma con Salvini nessuna polemica. “Noi non siamo un contrasto con la Lega ma alleati anche se non possiamo sposarne i toni“, visto che noi “parleremo alla testa, non alla pancia” degli elettori. Comunque “Salvini fa il suo, ma è chiaro che su alcune cose non siano d’accordo, come sui vaccini e sull’Ue, a cui noi chiediamo un cambio di marcia“, dice ancora Fitto. Comunque noi vogliamo essere con dignità e orgoglio nella coalizione, ribadisce. Ma a che percentuale elettorale punta ‘Noi per l’Italia’? Fitto prima si nasconde: “Non abbiamo obiettivi minimi. Siamo molto ambiziosi e convinti di raggiungere risultati molto importanti“. Poi rilancia: “I sondaggi ci accreditano intorno al 3% e non siamo ancora partiti con la campagna elettorale. C’è la possibilità di aumentare notevolmente questa percentuale e puntare al 6%. È un obiettivo realistico“, dice.

Fitto poi guarda ancora oltre e manda un messaggio per la futura composizione della maggioranza. “Il centrodestra è dato per vincente dai sondaggi, ma c’è differenza tra vincere politicamente e numericamente. Noi ci riteniamo indispensabili per dare stabilità numerica alla vittoria politica del centrodestra”, dice. “Abbiamo una conoscenza precisa del territorio e conoscendo le persone che stanno aderendo a questo progetto penso che saremo la sorpresa della campagna elettorale e saremo la forza che determinerà la vittoria del centrodestra”, ribadisce Cesa. Che poi sgombrare il campo da accordi post elettorali. “Non ci saranno inciuci dopo le elezioni”, sottolinea. Folta la presenza di parlamentari ed ex ministri in sala. Si va dai senatori che in finale di legislatura hanno formato il gruppo Noi con l’Italia (D’Ambrosio Lettieri, Perrone, Bruni), agli ex Ap Formigoni, Lupi, Vignali, Lainati, Cera, Garofalo. E ancora una parte di ex Scelta civica come l’ex viceministro al Mef Enrico Zanetti, Rabino, Sottanelli che avevano formato alla Camera il gruppo di Noi con l’Italia (in sala gran parte dei componenti, come Saverio Romano, Bragantini, l’ex ministro Costa, Di Stefano). I fittiani Latronico e Capezzone. Presente anche un volto noto della Dc che fu, come Paolo Cirino Pomicino, oltre all’ex deputato Udc e vicepresidente della Regione Lazio, Luciano Ciocchetti, l’ex sindaco di Lecce (Forza Italia) Paolo Perrone. A sorpresa arriva anche il produttore cinematografico e presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, che per un attimo ruba la scena ai politici. Ma, tra una battuta e un’altra, esclude candidature.

 

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