Missioni internazionali: via libera del Parlamento non solo nel Niger

Non solo Niger. La deliberazione del Governo sulle missioni internazionali, sul quale c’è stato il via libera del Parlamento, non contiene solamente la richiesta di autorizzazione ad avviare una missione italiana nel Paese centrafricano. Pronte a partire ci sono altre cinque missioni, tutte in programma – per il momento – dal 1° gennaio 2018 al 30 settembre 2018. Si tratta in particolare, oltre alla missione in Niger, della missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia, della missione Nato di supporto in Tunisia, della United nations mission for the referendum in Western Sahara, dell’European union training mission nella Repubblica Centrafricana, del potenziamento del dispositivo Nato per la sorveglianza dello spazio aereo europeo. La deliberazione chiede la proroga anche di altre 44 missioni e di 5 interventi di cooperazione, in cui l’Italia già è impegnata, per una spesa totale di circa 684 milioni. Tra queste la missione Nato Joint enterprise nei Balcani (45,5 milioni), la EunavForMed (30,7 milioni), la missione Nato nel Mediterraneo Sea Guardian (12,5 milioni), la Resolute support in Afghanistan (101 milioni), la missione Unifil in Libano (102 milioni), la missione Ue antipirateria Atalanta (23 milioni), l’operazione Mare Sicuro (63 milioni). Ecco, nel dettaglio, le sei nuove missioni per cui il Governo ha chiesto l’autorizzazione al Parlamento:

LIBIA L’obiettivo della nuova missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia è di assistere il Governo di accordo nazionale libico attraverso lo svolgimento di una serie di compiti (assistenza sanitaria, corsi di sminamento, formazione delle forze di sicurezza, assistenza nel controllo dell’immigrazione illegale, ripristino dell’efficienza degli assetti terrestri, navali ed aerei comprese le relative infrastrutture, attività di capacity building, ricognizioni sul territorio per individuare le attività di supporto necessarie, garanzia della cornice di sicurezza per il personale impiegato). Fra i compiti della missione confluiscono le attività della precedente missione denominata operazione Ippocrate, terminata come missione autonoma il 31 dicembre 2017, il cui obiettivo era fornire supporto sanitario al Governo di accordo nazionale libico, mediante l’installazione di un ospedale da campo presso l’aeroporto di Misurata. Confluiscono inoltre fra i compiti di questa nuova missione anche alcuni compiti previsti dalla missione di supporto alla Guardia costiera libica, in particolare quelli di ripristino dei mezzi aerei e degli aeroporti libici, finora demandati al dispositivo aeronavale nazionale Mare Sicuro. L‘Italia partecipa alla nuova missione con 400 unità di personale (di cui 300 sono le unità già precedentemente schierate dall’Operazione Ippocrate). Saranno inviati 130 mezzi terrestri. Mezzi navali ed aerei saranno tratti dalle unità già autorizzate per il dispositivo aeronavale nazionale Mare Sicuro. Il fabbisogno finanziario della missione è stimato in euro circa 35 milioni;

NIGER Obiettivo della missione, che ha un’area geografica di intervento allargata anche a Mauritania, Nigeria e Benin, è focalizzato sull’incremento di capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell’area e il rafforzamento delle capacità di controllo del territorio da parte delle autorità nigerine e dei Paesi del cosiddetto GS Sahel. La missione punta, inoltre, a fornire supporto alle attività di sorveglianza delle frontiere e del territorio e a supportare la componente aerea della Repubblica del Niger. La missione si svilupperà progressivamente nel corso dell’anno, prevedendo un impiego di personale fino a 120 unità nel primo semestre e fino a un massimo di 470 unità entro la fine dell’anno. LItalia parteciperà alla missione con 130 mezzi terresti e due mezzi aerei. Si stima un costo complessivo per il 2018 di circa 49 milioni;

TUNISIA La missione consiste nella partecipazione di personale militare alla missione Nato di supporto in Tunisia per lo sviluppo di capacità interforze delle Forze armate tunisine. Questa nuova missione ha origine da una richiesta della Tunisia alla Nato di assistenza nella costituzione di un comando di livello brigata. La partecipazione italiana a questa attività ha due obiettivi principali: supportare le forze di sicurezza tunisine nella costituzione e messa in funzione del Comando e sviluppare e rafforzare le attività di pianificazione e condotta di operazioni interforze, specialmente nel controllo delle frontiere e nella lotta al terrorismo. Il contingente italiano, che sarà composto da 60 unità, comprende personale per ricognizione, comando e controllo, team advisors, team addestratori, team sanitario, unità di supporto e unità di force protection. Il fabbisogno finanziario stimato è pari a circa 5 milioni;

SAHARA OCCIDENTALE La missione denominata United nations mission for the referendum in Western Sahara riguarda il periodo transitorio di preparazione al referendum, che dal 1991 attende di essere svolto, per la scelta da parte della popolazione del Sahara occidentale tra indipendenza e integrazione con il Marocco. LItalia, dopo avere già partecipato alla missione dal 1991 al 2014, partecipa nuovamente alla missione con 2 unità di personale militare per una spesa stimata in 302mila euro.

REPUBBLICA CENTRAFRICANA La missione European union training mission Repubblica Centrafricana punta a contribuire alla riforma del settore della difesa, nell’ambito del processo di riforma del settore della sicurezza nella Repubblica Centrafricana. LItalia partecipa alla missione con 3 unità di personale militare per un fabbisogno stimato in 324mila euro;

SICUREZZA SPAZIO AEREO La missione riguarda la partecipazione di personale militare al potenziamento del dispositivo Nato per la sorveglianza dello spazio aereo europeo dell’Alleanza. La prevista riarticolazione del contributo nazionale, secondo un piano di avvicendamento concordato con gli alleati sia nelle modalità sia negli spazi di intervento, punta ad ottenere flessibilità operativa, in particolare per le fasi di pianificazione e di rischieramento degli assetti. L’Italia partecipa alla missione con 250 unità di personale militare (presenza media nell’anno di 49 unità in funzione dell’impiego) con 8 mezzi aerei impiegati. Il fabbisogno stimato è pari a circa 12,5 milioni;

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