Liste, il Pd si spacca. I nomi certi

Il Pd si spacca sulle liste. Dopo una trattativa che va avanti a oltranza, nella notte, la minoranza, dopo aver ascoltato la relazione di Matteo Renzi e la composizione delle liste ufficializzata da Lorenzo Guerini, decide di lasciare il Nazareno e non partecipare al voto. “È una delle esperienze peggiori che uno possa fare, gli altri pensano che ci diverta nell’esercizio del potere, invece è devastante dal punto di vista personale”, esordisce Renzi, dopo quattro ore di ritardo.

Il segretario dem non può che rilevare che “c’è un sentimento molto contrastante nel cuore di molti di noi e nel mio cuore”. Tuttavia, spiega, “è evidente lo spazio di possibilità, l’occasione straordinaria che sta tornando a bussare alle nostre porte. Le divisioni nel centrodestra stanno diventando realtà e questo è un elemento di stimolo per la nostra campagna elettorale”. “Se noi prendiamo 2-3 punti e ci avviciniamo al 30% ci sono decine di seggi che diventano da contendibili a vinti”, alletta i suoi. Tocca a Guerrini svelare le carte, scandendo i nomi regione per regione, collegio per collegio, di Camera e Senato.

Orlando non ci sta e prende subito la parola. “Non c’è stato nessun braccio di ferro semplicemente perché le minoranze conoscono in questo momento le liste che sono proposte a questa direzione”, attacca. Il tempo passato invano, è il messaggio, “non è in alcun modo ascrivibile a un nostro ruolo ostruzionistico”. Di più. “Io mi sono occupato oggi di liste perché sono stato convocato dal compagno Fassino e mi è stato chiesto di individuare tra le priorita alcune ulteriori priorità – sottolinea -. Conosciamo per la prima volta nomi su cui potevamo riflettere. Penso sia si sia persa l’occasione di fare un lavoro insieme. Oggi non siamo nelle condizioni di pronunciarci sui nomi che ci sono stati proposti”.

Il guardasigilli chiede un’ora di tempo per esaminare le liste, ma la proposta viene bocciata. Così i suoi lasciano il Nazareno.Renzi incassa e guarda avanti. Del resto, aveva detto entrando nella grande sala riunioni al terzo piano a mezzanotte e dieci, per informare i componenti della direzione dem del perché di un ritardo che andava avanti dalle 22.30, “le liste non troveranno la totale condivisione, ma è giusto che un’assemblea democratica possa dare la propria valutazione”.

Alcuni dei nomi in lista, altri probabili:

Lucia Annibali correrá a Parma, Riccardo Nencini nel difficile collegio di Arezzo, Benedetto Della Vedova a Prato. Gianni Cuperlo a Sassuolo, Gianni Pittella a Potenza. Sono alcuni dei nomi che emergono dalla lettura delle liste Pd per le politiche in direzione. Saranno candidati Beppe Fioroni, Cesare Damiano, Barbara Pollastrini, che in un primo momento erano stati esclusi. Resta fuori il coordinatore di Dem Andrea Martella. E’ il lista anche l’ex presidente della Basilicata Vito De Filippo. Torna in Parlamento il costituzionalista Stefano Ceccanti e tra le new entry c’e’ il portavoce di Gentiloni (e già di Renzi), Filippo Sensi. In Campania sarà candidato Giuseppe De Mita, nipote di Ciriaco, ma anche Franco Alfieri, ex sindaco di Agropoli che era finito nella bufera per aver suggerito di offrire “fritture” per la campagna elettorale per il referendum. Confermato Casini, probabile anche Claudio Cerasa direttore de Il Foglio.

 

 

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