Erdogan, gelo dell’Italia il giorno dopo la visita a Roma

I nodi principali non sono stati
sciolti. E del resto nessuno se l’aspettava. Il passaggio del
“Sultano” a Roma è stata piuttosto l’occasione per Italia e
Turchia per ribadire le proprie posizioni. E le distanze su temi
cruciali come i diritti umani, l’Europa, la Siria, il  terrorismo. Ma la visita di Erdogan per la verita’ ha lasciato dietro di se’ anche polemiche politiche particolarmente accese in
campagna elettorale e scontri di piazza, in una citta’ blindata
all’estremo.
Il presidente turco ha incontrato il Papa, il capo dello Stato Sergio Mattarella (in un faccia a faccia di oltre mezz’ora) e il premier Paolo Gentiloni, mentre da Bruxelles
arrivava un chiaro messaggio di chiusura nei confronti Ankara. E
l’Olanda annunciava il ritiro dell’ambasciatore in Turchia. Il
sultano del resto, a quanto si apprende, in tutti suoi colloqui
non ha arretrato di un millimetro sulla situazione interna del
suo paese e sull’intervento nel nord della Siria contro i curdi,
che restano per Erdogan senza mezzi termini ‘terroristi’. Ma lo
stesso hanno fatto i suoi interlocutori.

Con Mattarella il lungo
colloquio “franco e rispettoso” rivela nel linguaggio
diplomatico la freddezza nelle diverse posizioni. In linea con
l’Europa quella italiana, ribadita anche da Gentiloni in un
lungo faccia a faccia. Il capo dello Stato e il premier, in
piena sintonia, secondo quanto si apprende, hanno affrontato in
modo ‘franco’ temi chiave come le relazioni tra Ue e Turchia, la
questione siriana, il tema migratorio e la situazione in Libia,
la lotta al terrorismo e la situazione dei diritti civili, anche
in relazione – spiegano fonti di governo – al lavoro dei
giornalisti e alle attivita’ delle Ong. Senza nascondere le
profonde divergenze tra i due paesi. E non e’ certo un caso che
si sia evitato qualsiasi contatto con la stampa.

L’unico, flebile, segnale giunto da Erdogan e’ stato il
rilascio, proprio nel giorno della sua visita, dei medici
arrestati nei giorni scorsi facendo indignare la comunita’
internazionale. Indubbiamente troppo poco e forse chissa’ solo
una coincidenza. Restano i rapporti bilaterali. La Turchia e’ un
paese importante sul piano dei rapporti economici, come dimostra
la cena con gli imprenditori che ha chiuso la giornata romana di
Erdogan, e rimane l’interesse dell’Italia a mantenere un
dialogo. Non a caso uno dei temi affrontati con Gentiloni e’
stato proprio quello dei rapporti economici. E anche Ankara ha
tutto l’interesse a continuare ad avere canali aperti verso l’Europa.
Uno dei pochi temi non divisivi e’ stato al centro dell’incontro con Francesco. Un colloquio di quasi un’ora in Vaticano che ha avuto al centro lo status di Gerusalemme, dopo
la fuga in avanti in solitaria di Trump. E poi gli altri temi,
dalla situazione nel paese, all’accoglienza dei profughi, alla
Siria. Ma il messaggio piu’ eloquente, alla fine di un colloquio
definito “estremamente amichevole” dall’entourage di Erdogan, e’
stato il regalo del papa: un medaglione che rappresenta l’angelo
della pace che strangola il demone della guerra.
Sullo sfondo la campagna elettorale, con il leader della Lega
Matteo Salvini che ha definito una vergogna il fatto che
“l’Italia ospiti il rappresentante di un regime estremista
sanguinario, di un Paese islamico nei fatti, dove la religione
comanda sulla legge”. Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana ha
definito la visita “una pagina triste da evitare”, mentre per
Fabio Massimo Castaldo (M5S) e’ inaccettabile “stendere tappeti
rossi a chi calpesta quotidianamente i diritti civili e politici
dei propri concittadini”.

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