Un tranquillo lunedì di campagna elettorale: Gentiloni, Salvini, D’Alema, Berlusconi

Inizia la settimana di campagna elettorale “meno due” dal voto. Vediamo cosa hanno detto i principali esponenti dei partiti nazionali.

E’ partita con l’annuncio di un decreto “che aumenta la fascia di reddito per le persone over 75 esentate dal pagamento del canone della Rai” estendendo la gratuità dell’imposta dalle attuali 115 mila a 350 mila persone, la settimana politica del premier Paolo Gentiloni. Un provvedimento a firma di Pier Carlo Padoan e Carlo Calenda, due dei ministri sui quali il presidente del Consiglio sta facendo maggiore affidamento in questa fase di avvicinamento alle urne del 4 marzo.

A dodici giorni dalla fine della campagna elettorale, però, a tenere banco sono ancora i temi delle alleanze post voto e degli endorsement per Palazzo Chigi. Questa mattina a ‘Circo Massimo’ su Radio Capital Massimo D’Alema è tornato ad incalzare il Pd sostenendo sia “lunare pensare” che il partito di Matteo Renzi “possa vincere” le elezioni. Poi ha attaccato Renzi: “Quando dice ‘mai alleati con gli estremisti’, ammicca a Berlusconi, sono tutti calcoli di cortissimo respiro“. Mentre sulla scelta esplicitata ieri dal padre nobile dei Dem, Romano Prodi, di sostenere Gentiloni, D’Alema replica che “non si può votare Gentiloni“, anche perché “non si vota per Gentiloni ma per Renzi“, e allora “a Romano dico con grande amicizia che voterà per Casini e per Renzi, ritengo che non sia utile né al paese né al centrosinistra“.

Sulle parole del professore è tornato anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, sostenendo che “se Renzi ha detto che bisogna turarsi il naso anche per votare il Pd non c’è dubbio che anche Prodi si dovrà turare il naso per votare, a Bologna, Casini e non certamente Errani“. E ancora: “Questo è il risultato di una legge elettorale voluta da Renzi, Berlusconi e Salvini“. Quanto alle alle alleanze per Grasso: “Noi certamente non siamo disponibili a nessun accordo, nemmeno dialogo, con la destra“.

Tra gli alleati della coalizione di centrodestra, dopo la manifestazione ‘anti inciucio’ di ieri di Giorgia Meloni, continua il tormentone su chi sarà il nome per palazzo Chigi. Intervistato da Etnaradio Silvio Berlusconi ripete che “se in Parlamento non dovesse esserci una maggioranza la soluzione è solo una, tornare al voto“. Poi il leader di Forza Italia è tornato ad attaccare i 5 Stelle: “In caso di vittoria del Movimento i capitali, le imprese e tutti i cittadini che possono permetterselo lascerebbero l’Italia“. Matteo Salvini invece prova a mantenere toni da leader più ‘istituzionale’: “Chi vuole candidato premier Tajani sceglie Forza Italia, chi invece vuole Salvini sceglie Lega in cabina elettorale“.

Il Movimento 5 Stelle, invece, prova ad uscire dal caso rimborsopoli, rilanciando sui social uno spezzone di una frase pronunciata ieri sera da Matteo Renzi a ‘Non e’ l’Arena’ in cui il segretario Pd ricorda “il M5S in 5 anni ha restituito 23 milioni di euro”, seguita dal commento di Luigi Di Maio: “Grazie!”.

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