“Il curioso giornalista”. In libreria l’ultimo lavoro del cronista parlamentare Nanni

Cosa avvenne in Via Rasella? La domanda, posta all’esame di idoneità dell’Ordine dei Giornalisti, coglie la candidata impreparata, ma la risposta è fulminante: “Non ho idea, io non sono di Roma, sono di Bergamo“.

Mario Nanni, giornalista parlamentare da 40 anni, già capo della redazione politica dell’Ansa, raccoglie nel bel libro ‘Il curioso giornalista. Come vestire le notizie (Media Books editore) alcune perle che accompagnano il mestiere di chi scrive i fatti per vivere. Un candidato all’esame della scuola ‘Walter Tobagi’
non seppe rispondere alla domanda sul perchè il giornalista fu ucciso. Un altro sostenne che Mussolini fu fucilato a piazzale Loreto. Il fascismo? “Cadde negli anni cinquanta“. A un salentino fu chiesto chi fu il Presidente del Consiglio suo conterraneo. “Nacque a Maglie” l’aiutò l’esaminatore pensando ad Aldo Moro. La risposta fu imbarazzante: “Ah, già, Raffaele Fitto“. Di fronte a questo abisso, Nanni scrive la sua terapia: “Il giornalismo ha in comune con la scienza un tratto molto caratteristico e importante: la curiosità. Senza la curiosità non esisterebbe il giornalismo investigativo, il giornalismo d’inchiesta. Non esisterebbe il giornalismo“.

L’esame di giornalismo fece anche vittime illustri. Nanni ricorda l’episodio della bocciatura di Alberto Moravia. Questo non deve far gridare allo scandalo – scrive Nanni – si può essere eccellenti scrittori e non avere la tecnica del linguaggio giornalistico. Lo scrittore per esempio non si pone il problema, che il giornalista si deve porre, di mettere la notizia nelle prime righe del pezzo“. Nanni sul mestiere di giornalista prosegue: “Non basta essere un laureato per essere un buon giornalista. Non è una condizione sufficiente e nemmeno necessaria. Ci vuole altro. E di più. Passione, pratica, studio e talento“. Come scegliere quindi un bravo giornalista? Neppure il curriculum può servire: “Somiglia a un necrologio – scrive Nanni – tutti e due tendono a esagerare le virtù. Il curriculum del vivo, il necrologio del morto“. La soluzione? “Il dubbio – conclude Nanni – il valore del dubbio metodologico. Il dubbio come atteggiamento critico, il dubbio come chiave di lettura per decifrare e conoscere la realtà da raccontare. Bisogna dubitare di chi non ha dubbi“.

Nelle 369 pagine di Nanni, tutte da leggere per gli “addetti ai lavori” e non, tante le risposte che emergono per chi si chiede come superare l’esame di Stato per diventare giornalista, come crearsi uno stile personale, come qualificare il proprio lavoro nella confusione della Rete, come vestire le notizie con la cultura del contesto, etc… Questi e altri sono i temi affrontati con stil leggero dall’autore che porta con sé l’esperienza di tanti anni di professione e la trasformazione di quest’ultima ai giorni d’oggi.

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