Morto Piero Ostellino. Una vita al Corriere con l’arte del dubbio

Oggi all’eta di 82 anni è morto a Milano Piero Ostellino. Liberale, è stato uno dei più importanti giornalisti italiani con una carriera quasi interamente spesa al Corriere della sera, dove ha lavorato per 48 anni e dove è stato anche direttore.

Dopo l’esperienza da direttore, Ostellino continuò a raccontare sul Corriere della Sera, nella rubrica settimanale “Il dubbio”, le contraddizioni della politica italiana nell’epoca della crisi della partitocrazia del dopo Mani Pulite. Sempre fedele ai valori liberali, anche nell’ultima esperienza al Giornale dal 2015, mise sempre in evidenza tutte le difficoltà delle formazioni politiche della destra a mettere in pratica quelle politiche, cedendo spesso a logiche dirigiste e assistenzialiste. Un’impostazione che emerge in tutta la sua chiarezza nel suo ultimo volume, Lo Stato canaglia, libro di denuncia in difesa del cittadino vessato dal pubblico, edito da Rizzoli nel 2009.

Nato il 9 ottobre 1935 a Venezia, laureato in Scienze politiche presso l’Università di Torino, si è specializzato in sistemi politici dei paesi comunisti. Ha fondato nel 1963 a Torino il Centro di ricerca e documentazione ‘Luigi Einaudi’ e, nel 1964, la rivista Biblioteca della Liberta‘ che ha diretto fino al 1970. Ha diretto dal 1990 al 1995 l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) di Milano ed è stato membro del comitato scientifico dell’università della Carolina del Nord.

Ha scritto numerosi saggi di carattere storico e politico. Dal 1967 al gennaio 2015 ha lavorato al ‘Corriere della sera” e al quotidiano di via Solferino ha ricoperto diversi incarichi: corrispondente da Mosca dal 1973 al 1978 in piena epoca brezneviana (esperienza raccontata in un libro di notevole successo del 1977, ‘Vivere in Russia’, Rizzoli) e da Pechino nel 1979 e 1980, in una Cina avviata verso le riforme radicali promosse da Deng Xiaoping (ne è nato un altro libro nel 1981, ‘Vivere in Cina’, Rizzoli).

Inviato speciale, poi direttore responsabile nel 1984, chiamato al posto di Alberto Cavallari che aveva risollevato il ‘Corriere’ dopo lo scandalo P2. Ostellino restò alla guida del giornale per 3 anni, per cedere nel 1987 il timone a Ugo Stille. Sotto la sua direzione, comparve sulla prima pagina del ‘Corriere’ il famoso articolo di Leonardo Sciascia sui “professionisti dell’antimafia“.

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