Il manifesto di Salvini per uscire dall’Euro

Il suo obiettivo è rinegoziare i trattati Ue, non esclude un piano B di uscita dall’euro, anche se “non ci sarà alcuna uscita solitaria e improvvisa”, sottolinea che “le politiche europee degli ultimi anni hanno rubato il diritto alla speranza“. E’ un vero e proprio manifesto politico quello illustrato da Matteo Salvini a Bruxelles. Da FI nessun commento ma c’è sconcerto per quello che fonti parlamentari azzurre definiscono “un programma leghista” da campagna elettorale, non da post-voto.

Non è un caso che il presidente del gruppo del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, abbia sollevato perplessità: “mettere in discussione l’appartenenza all’Unione Europea è un approccio molto pericoloso”. L’approccio con la Ue sarà uno dei temi sul tavolo del vertice di questa sera a palazzo Grazioli. Il piatto principale però sarà la partita delle presidenze delle Camere. Per FI è una partita che deve essere legata ad uno schema di governo, Berlusconi invoca responsabilità, nei giorni scorsi ha chiamato in causa il Pd, non ha escluso di lasciare ai dem la presidenza di uno dei due rami del Parlamento. In funzione di un possibile sostegno esterno. Ma al momento Salvini è categorico: “chi ha perso le elezioni è l’ultimo che può rivendicare qualcosa. Non posso allearmi con chi ha male governato negli ultimi anni“. Ed ancora: se ci sara’ un premier di centrodestra “quello sarò io” ma “se per andare al governo devo portare chi è stato bocciato al voto, allora no”.

La sua apertura sulla possibilità di modificare la legge elettorale viene letta nel centrodestra in chiave nuove urne a ottobre. Ma il partito azzurro intende smontare ipotesi del genere. A poche ore dall’incontro tra i leader si fanno i conti al Senato. Al di là dell’apporto dei 4 senatori di Noi con l’Italia al ballottaggio, a scrutinio segreto, alla eventuale candidatura di Romani potrebbe aggiungersi anche una parte dei voti dem. Lo schema sarà deciso questa sera a via del Plebiscito. FI potrebbe proporre all’alleato di spartirsi le due presidenze oppure di lasciare campo libero per una delle due, in vista di un incarico alla Lega per palazzo Chigi. Nel partito c’è chi punta su Giorgetti, per esempio, come figura di compromesso per ottenere voti in Parlamento ma il Pd ha già messo in chiaro che non ci sarà alcun soccorso sul governo.

“Il leader della Lega cerchi di fare un governo con i suoi simili, per noi resta e resterà un avversario”, ha spiegato il senatore dem Marcucci. Il partito del Nazareno ascolterà Mattarella, “l’unica cosa in cui potrebbe coinvolgerci è di chiedere a tutti i partiti di fare un governo prima di andare alle elezioni”, “faremo opposizione responsabile”, chiarisce Delrio. Salvini ha smentito contatti con il Movimento 5 stelle ma in FI c’è la consapevolezza che Di Maio e Salvini vogliano dividersi i due scranni del Parlamento.

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