Senato: numeri per l’elezione del Presidente, Pd ago della bilancia?

Domani alle 10.30 si riunirà per la prima volta l’Aula di palazzo Madama dopo le elezioni del 4 marzo. La seduta darà l’avvio ufficiale alla XVIII legislatura. Svolte le prime incombenze procedurali previste dal regolamento (costituzione dell’Ufficio di Presidenza provvisorio e costituzione della Giunta provvisoria per la verifica dei poteri e proclamazione dei Senatori subentranti), i nuovi senatori saranno chiamati ad eleggere il successore di Pietro Grasso.

Le trattative sul candidato sono ancora in corso e fanno registrare una fase di stallo dopo l’accordo di massima raggiunto tra centrodestra e M5s sulla presidenza del Senato da affidare a un esponente di Forza Italia e quella della Camera ai pentastellati. Il nome dell’azzurro Paolo Romani, sul quale insiste la coalizione di centrodestra, non piace ai 5 stelle, che hanno posto il veto su condannati e imputati e il senatore di Forza Italia ha a suo carico una condanna in via definitiva. Il Pd per ora tace, non ha avanzato suoi candidati nè si eè espresso ufficialmente su un nome proposto dalle altre forze politiche. Stando ai rumors di palazzo non ci sarebbero ostacoli pregiudiziali sul nome di Romani, ma i dem alla fine potrebbero orientarsi – in attesa di capire l’evolversi delle trattative tra i due ‘vincitori’ delle elezioni – a votare scheda bianca.

Se davvero il centrodestra domani si presenterà alla conta dell’Aula di palazzo Madama con il nome di Romani, quali potrebbero essere i numeri e le convergenze possibili per spuntarla? E i 5 stelle, se dovessero tentare un blitz, potrebbero riuscire ad eleggere un loro candidato? Stando ai numeri, i 59 senatori della coalizione di centrosinistra potrebbero diventare l’ago della bilancia.

Vediamo perchè: il voto degli italiani ha attribuito al Centrodestra 137 seggi, 112 al Movimento 5 stelle (ma potrebbero diventare 113 dopo l’assegnazione di un seggio ancora vacante), al Centrosinistra 59, 4 i senatori di Leu, 1 del Maie, Usei 1, Union Valdotaine 1. A questi numeri vanno aggiunti i 6 senatori a vita: Giorgio Napolitano (che però presiederà l’Aula e per consuetudine il presidente non vota); Liliana Segre; Elena Cattaneo; Renzo Piano; Carlo Rubbia; Mario Monti.

Al Senato la maggioranza è a quota 158. L’elezione del presidente di palazzo Madama è piu’ rapida rispetto a Montecitorio, grazie al regolamento che prevede un quorum piu’ basso e, soprattutto, un sistema di ballottaggio. Ne consegue che già nella giornata di sabato, quando si svolgerà il terzo scrutinio, il successore di Grasso potrebbe essere eletto. Nel caso in cui si raggiunga un’intesa blindata – nel limite del possibile delle votazioni segrete – il nuovo presidente potrebbe vedere la luce già nelle prime votazioni.

Il regolamento dispone: è eletto chi raggiunge la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato. Qualora non si raggiunga questa maggioranza neanche con un secondo scrutinio, si procede, nel giorno successivo, ad una terza votazione, nella quale è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche. Qualora nella terza votazione nessuno abbia riportato detta maggioranza, il Senato procede nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa. A parità di voti e’ eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età.

Dunque, numeri alla mano, nè il centrodestra né tantomeno i 5 stelle da soli, senza un accordo, possono puntare ad eleggere un loro candidato. Per arrivare a quota 158, infatti, il centrodestra ha bisogno di almeno 23 voti aggiuntivi. Ai 5 stelle serve un ‘soccorso’ piu’ numeroso: 46 i voti che dovrebbero andare in aiuto del candidato pentastellato, al quale non basterebbero nemmeno i 4 eventuali voti di Leu. Ecco spiegato il motivo per cui il Pd, in assenza di un’intesa tra centrodestra e 5 stelle, potrebbe trasformarsi da minoranza in ago della bilancia: con i suoi 59 senatori, il centrosinistra potrebbe sin da subito, in caso di convergenza, far eleggere il candidato del centrodestra.

Ma stesso discorso vale per i 5 stelle. I voti dei senatori del centrosinistra potrebbero divenire ancor piu’ determinanti dal terzo scrutinio, quando e’ richiesta la maggioranza assoluta dei presenti. Non solo votando, quindi, ma anche non partecipando al voto, l’atteggiamento del Pd potrebbe risultare determinante, facendo abbassare il quorum e magari consentendo al gruppo con maggiori senatori (in questo caso il centrodestra, che ne conta 135 a fronte dei 112 dei 5 stelle) di avere la meglio. Infine, saranno ancor piu’ importanti i voti aggiuntivi di un eventuale ‘soccorso rosso’ in caso di ballottaggio: vince, infatti, chi ha più voti tra i due contendenti. Solo in caso di parità vince il più anziano d’età.

Commenta

commenta

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi