Siria, Gentiloni in Parlamento ricorda quanto l’Italia sia filo-americana

Il ritorno all’uso delle armi chimiche é “inaccettabile”, ma bisogna negoziare, pur se con “un regime orribile”; e l’Italia “è un coerente alleato degli Stati Uniti e non di questa o quella amministrazione americana“. Dinanzi al Parlamento, il premier Paolo Gentiloni ha detto che il bombardamento compiuto da Usa, Gran Bretagna e Francia, nella notte tra venerdi’ e sabato, in Siria deve rimanere “circoscritto” e ha invitato a evitare l’escalation, assicurando che nessun aereo é decollato dalle basi italiane. Quel che è successo, ha aggiunto “può servire come segnale d’allarme e di stimolo per porre al centro del processo il dialogo“. “L’idea che la presenza militare sul territorio della Siria potesse risolvere la situazione anche dal punto di vista politico, si è rivelata una pia illusione”. “Sfidiamo la Russia -ha invitato- a contribuire con Stati Uniti, Iran, Europa alla soluzione negoziale a questa situazione. Il ruolo della Russia è fondamentale e bisogna farlo ora“.

Un discorso, prima a Montecitorio, poi a Palazzo Madama, in cui il premier ha anche ricordato che “la scelta di campo” dell’Italia è dettata “dai nostri valori”: “L’Italia non e’ un Paese neutrale, non sceglie di volta in volta con chi schierarsi, è un coerente alleato degli Stati Uniti da molti decenni e non e’ un coerente alleato di questa o quella amministrazione americana”.

Intanto gli ispettori Onu sulle armi chimiche sono finalmente arrivati a Duma, alle porte di Damasco: cercheranno tra le macerie le tracce del presunto attacco chimico del 7 aprile che ha scatenato la reazione di Usa, Francia e Gran Bretagna sfociata nei bombardamenti. E’ pero’ ancora scontro sul lavoro degli esperti dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi chimiche: Parigi non esclude che russi e siriani possano “eliminare le prove dal luogo del bombardamento”. L’opportunità di quel bombardamento avvenuto venerdì notte ancora infiamma il dibattito. Il presidente francese Emmanuel Macron, dinanzi al Parlamento europeo, ha detto che i raid hanno “salvato l’onore della comunita’ internazionale” e ha precisato di non essere in guerra con nessuno.

Il Quai d’Orsay però è tornato ad avvertire che ci saranno altri attacchi qualora Damasco dovesse ricorrere di nuovo alle armi chimiche. E l’Eliseo ha avviato il procedimento per ritirare al presidente siriano Bashar al-Assad l’onoricenza della Legion d’Onore. Quanto al presidente americano, Donald Trump, conferma il ritiro dei soldati dal terreno siriano e punta, secondo quanto scrive il Wall Street Journal, a rimpiazzarlo con una forza araba.

L’esercito siriano continua da avanzare e, dopo la Ghouta orientale, vuole riprendersi Yarmouk, per consolidare la sua posizione a Damasco. Nella notte peró è andato nel caos per un falso allarme relativo a un bombardamento a Homs e Damasco. “E’ un aggressione”, ha tuonato l’emittente siriana segnalando l’entrata in funzione della contraerea e annunciando di aver abbattuto diversi missili. E sui social media, i reporter locali hanno twittato immagini di missili in arrivo puntando il dito contro Israele. Il Pentagono si è immediatamente smarcato, precisando che non era in corso alcuna attività militare da parte degli Stati Uniti. E anche Israele ha negato ogni suo coinvolgimento. Nella giornata è emerso poi che in realtà si è trattato di un falso allarme che ha fatto scattare la reazione della contraerea siriana. Tuttavia, c’è chi ipotizza che l’allarme sia scattato per opera di un attacco di hacker. Sembra virare invece verso la diplomazia il presidente Trump: ha frenato sulle nuove sanzioni alla Russia e vorrebbe sostituire il proprio esercito in Siria con una forza formata da Paesi arabi, in particolare Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Nella giornata anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che nei giorni scorsi si era sfilata dal dossier siriano, è tornata in campo per cercare di aprire un canale direttore in particolare con il presidente russo Vladimir Putin. In colloqui, i due hanno messo in agenda un incontro per le prossime settimane.

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