Esteri: Le elezioni in Iraq

Il 12 maggio 2018 si tengono le elezioni in Iraq, nazione di cui oggi si parla poco, rispetto al passato.

Era in 1990 quando il dittatore Saddam Hussein decise di invadere il Kuwait, dando inizio alla straziante Guerra del Golfo, che sarebbe durata per più di un decennio coinvolgendo il mondo intero, fino al rovesciamento del regime e l’esecuzione dello spietato leader, giustiziato per crimini contro l’umanità nel 2006. 

Ma qual è attualmente la situazione in Iraq? 

Il silenzio della stampa occidentale non corrisponde, purtroppo, alla fine dei problemi per la popolazione irachena che ha dovuto, negli ultimi decenni, fronteggiare l’avanzata dei talebani – Mosul, occupata nel 2014 dai miliziani del cosiddetto Stato islamico, è stata recentemente liberata.

Ai continui attentati su Baghdad rivendicati dall’Isis, si aggiungono le tensioni interne del paese, come la regione del Kurdistan, che rivendica l’indipendenza.

Dunque, l’intero paese è vittima di un’interminabile successione di violenze, tensioni e frammentazioni che stanno straziando la gente, a prescindere che sia sunnita o sciita, curda o bagdadita.

Domani, 12 maggio, ognuno di loro è chiamato a decidere le sorti della propria nazione, con l’elezione dei 329 membri del Consiglio dei Rappresentanti (il parlamento unicamerale), che formeranno il nuovo esecutivo ed eleggeranno il presidente.

In questa zona del mondo, e in tante altre, lavora COOPI, Cooperazione Internazionale, per garantire protezione, educazione, supporto, in situazioni di emergenza.

In particolare, dal 1965 l’ONG è presente in 65 nazioni, su 1.700 progetti, con 58.000 operatori locali.

«COOPI interviene in contesti caratterizzati da povertà estrema e fragilità socio-politiche o ambientali attraverso un  approccio che lega l’intervento in situazioni di emergenza con la riabilitazione e lo sviluppo delle comunità.  In questo modo punta a fornire una risposta sostenibile nel lungo periodo, garantendo continuità tra sicurezza, assistenza umanitaria e sviluppo».

In un territorio in cui le macerie abbondano, in cui i bambini rischiano la vita quotidianamente, è nata la campagna Aiuta un guerriero.

«Le guerre, le crisi umanitarie, le emergenze, impediscono l’accesso all’educazione a milioni di bambini. Ma loro continuano a lottare in Iraq, Libano, Niger, sono veri guerrieri, con coraggio riescono a fare quello che per ogni altro coetaneo è solo normale: andare a scuola.»

Semplicemente per recarsi a scuola, questi bimbi devono affrontare un percorso pericolosissimo in cui potrebbero esserci mine antiuomo, per non parlare di strade e ponti fabbricati sovente dai militari, con i pochi materiali disponibili.

Oggi, appena la metà dei bimbini iracheni va a scuola, generalmente su tre turni giornalieri, perché non bastano le aule, non bastano gli edifici, non bastano gli insegnanti. 

Per non parlare del trauma psicologico di questi ultimi che devono, a loro volta, sostenere gli alunni.

Per chi volesse informarsi meglio, si suggerisce il sito internet dell’ONG: www.coopi.org.

È possibile fare delle donazioni, così come destinare il 5 per mille dalla Dichiarazione dei redditi, utilizzando il codice fiscale di COOPI: 80118750159.

Coopi comprerà materiale come libri e quaderni; costruirà edifici, o adatterà tende da campo, per creare scuole non soltanto in Iraq, ma in numerosi paesi di guerra, nei campi profughi e dove è pericoloso studiare.

«L’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo» è lo slogan dell’iniziativa.

di Sabrina Sciabica

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