Niente benvenuto degli industriali per il nuovo Governo.

Deve ancora nascere ma già sembra che l’esecutivo che dovrebbe formarsi nei prossimi giorni avrà un compito arduo, quello di convincere il mondo industriale dell’impegno e della validità delle sue azioni. Non è stato un benvenuto caloroso al nuovo inquilino di Palazzo Chigi quello venuto dall’assemblea annuale di Confindustria: dalle parole del presidente Vincenzo Boccia, è emerso anzi un severo monito. “Il contesto che viviamo inizia a preoccuparci. E ci chiede di intervenire con saggezza, buon senso e consapevolezza delle nostre responsabilità. Il senso del limite”, ha esordito il leader di viale dell’Astronomia nella sua Relazione. Il suo è stato un invito alla politica a “riappropriarsi del suo ruolo, recuperando la sua vocazione alla sintesi, che matura attraverso il dialogo, il confronto e il sapiente bilanciamento degli interessi”. Tra i circa 2.000 invitati seduti in platea, i nuovi leader politici – Di Maio e Salvini – erano assenti ma erano invece schierati il premier uscente, Paolo Gentiloni, e numerosi ministri da Padoan a Poletti, Lorenzin, De Vincenti, Pinotti, Alfano, Boschi e Delrio. A loro e’ stata rivolta una vera e propria standing ovation quando Boccia ha lodato l’esecutivo per “la capacita’ di dialogo sui temi dell’industria italiana“.

E invece sbaglia, ha poi rincarato la dose, chi pensa che l’industria e i suoi temi – crescita e lavoro – siano superati. Il riferimento al contratto di governo stipulato dal M5s e dalla Lega è stato poi più esplicito quando il presidente di Confindustria ha mostrato un certo scetticismo su quanto potrà essere realizzato. “Non è affatto chiaro dove si trovano le risorse per le tante promesse elettorali“, ha osservato Boccia nel suo intervento, invitando a più riprese la politica a fare la sua parte. “Non ci può essere una politica forte senza un’economia forte. E se la politica pensa di essere forte creando le condizioni per per indebolire l’economia, lavora in realtà da contro se stessa“, ha detto invitando la nuova compagine di governo a evitare di fare dietrofront su scelte già fatte anche perché il contesto della ripresa scricchiola. “Rimettere in discussione scelte strategiche” come “Terzo Valico, Tav e Tap rappresenterebbe una enorme perdita di credibilita‘” perché, ha detto senza mezzi termini, ‘”se passa l’idea che a ogni cambio di maggioranza politica si torna indietro su scelte strategiche per la nostra economia, è la nostra credibilità che mettiamo in discussione“.

Quanto alla Ue, Boccia ha avvertito che “è imprescindibile e quindi non mettiamo in discussione il principio che solo insieme potremo continuare a generare benessere e coesione sociale“. Insomma, un messaggio chiaro e a 360 gradi, al quale non sono mancate le repliche. In una nota, i senatori del M5S hanno fatto sapere di condividere “l’assillo del presidente Boccia circa la necessità di mettere il lavoro al centro dell’iniziativa del nuovo esecutivo. E aggiungiamo che ci sta a cuore l’esigenza di creare finalmente lavoro stabile e di qualità, in modo da consentire ai consumi di ripartire e di migliorare davvero la nostra produttività sistemica”. Infastidita la deputata pentastellata Laura Castelli che ha invitato il leader degli industriali a leggere bene il contratto di governo. “Non capiamo lo scetticismo del presidente Boccia verso il governo nascente, e speriamo che si potrà dialogare in futuro al di la’ dei luoghi comuni che oggi ci separano“.

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