Chi è Carlo Cottarelli – la scheda.

Carlo Cottarelli, il nuovo premier incaricato da Mattarella, ha lavorato a lungo per il Fondo Monetario Internazionale, alla Banca d’Italia e all’Eni. All’istituto di Washington ha ricoperto numerosi incarichi in diversi dipartimenti. E’ stato vicedirettore dei dipartimenti di Politica europea, Politica strategica e Revisione e del dipartimento degli Affari fiscali prima di assumerne la guida (nel 2001 è stato poi nominato capo della Delegazione dell’Fmi per l’Italia).

Cottarelli ha il soprannome di Mister Forbici, essendo stato alla guida della Commissione sulla spending review (nominato dal governo Letta), il processo di revisione della spesa pubblica che avrebbe dovuto consentire, nei suoi calcoli, un risparmio di oltre 30 miliardi a regime nel 2016. Dopo circa un anno dalla sua nomina, e cioè nel 2014, il Commissario ha poi terminato il suo mandato, pur ricordando che “il processo non è ancora terminato” ma facendo sapere che “esistono ancora gravi ostacoli sulla revisione della spesa”. “Qualcosa si è fatto, – aveva dichiarato – ma quando si cerca di tagliare c’è sempre una lobby che interviene“.

Il corposo dossier che ha lasciato in eredita’ chiama in causa tutti i possibili punti d’intervento. A più riprese, anche recentemente, Cottarelli ha fatto presente che risparmi sono possibili in ogni settore, anche quelli che possono apparire insignificanti. Ad esempio, l’illuminazione pubblica. In numerose occasioni, ha ricordato che spendiamo per questa voce 29 euro pro capite, mentre la spesa media dei principali paesi europei è meno di 17. “Si può risparmiare tanto e ridurre l’inquinamento luminoso senza disagi per le persone”.

Perché non gli rinnovarono l’incarico? I soliti bene informati sostengono che ci fossero frizioni pesanti con l’allora premier Matteo Renzi, tant’è che quest’ultimo, in vista della scadenza del mandato di Cottarelli, aveva osservato, incalzato dalle domande dei giornalisti: “Non so cosa farà lui. Lo rispetto, lo stimo e farà quello che crede. Non è che se c’è Cottarelli facciamo la revisione della spesa e se non c’è non la facciamo”. E va anche ricordato che in piena campagna elettorale, Silvio Berlusconi gli aveva fatto proposto un ministero: “Abbiamo pronto un ministero per la Spending review per Carlo Cottarelli, dando a lui il potere di fare tagli per la spesa pubblica. Non so se lui ci dirà di si’ ma ha le caratteristiche a cui noi pensiamo”.

Laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università di Siena, ha conseguito il master in Economia presso la London School of Economics, dal 30 ottobre 2017 Cottarelli ha assunto la guida di Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano. Il suo cavallo di battaglia, oltre ai risparmi di spesa ritenuti necessari, è la necessità di tenere in ordine i conti pubblici: su Twitter, ha ribadito più volte che “occorre ridurre il debito pubblico per essere davvero liberi dai mercati”. Ha detto a più riprese che “con i conti a posto non avremmo avuto la crisi” e che “ridurre il deficit gradualmente non impedisce la crescita”. Per questo, “se ci muoviamo tardi è un problema”.

Significativa poi la sua posizione sulla moneta unica: proprio pochi giorni fa, ha ricordato che “uscire dell’euro è un salto nel buio da evitare in ogni modo“. Ma ciò non lascia spazio a giudizi di servilismo nei confronti di Berlino: “Il programma di stabilità della Germania prevede nel 2019 un surplus di bilancio per il sesto anno consecutivo, nonostante il debito sia basso e calante. Esagerano. Perché non aumentare almeno la spesa per investimenti? Farebbe bene a loro e all’Europa”.

Il suo nome come probabile premier era comunque girato nelle ultime settimane, ma lui fino a ieri non ci credeva più di tanto. In un’intervista di qualche tempo fa, ha confessato che quando ha saputo di questa ipotesi “mi sono messo a ridere e sto ancora ridendo”. E, da bravo italiano, non ha potuto fare a meno di chiamare in causa il calcio. “E’ come se l’Inter mi chiamasse per sostituire Mauro Icardi. Poco credibile”. Il confronto con i leader dei M5S e della Lega si preannuncia comunque alquanto interessante: non solo, il premier incaricato ha rammaricato il fatto che nel programma di governo, non e’ menzionato il piano di ripianamento del deficit ma si e’ anche affrettato a chiarire: “Di Maio dice che un governo 5 stelle applicherebbe il piano Cottarelli, anche se non tutto, in particolare non i tagli alla scuola. Nel mio piano non c’erano tagli alla scuola o in generale alla pubblica istruzione”.

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