Spread. Dal 2011 sette anni in altalena

L’incarico di governo a Carlo Cottarelli non è bastato a placare i timori dei mercati, con lo spread arrivato ai massimi dal 2013.

Ricordiamo che lo spread è la cifra che indica una differenza percentuale. Il tanto temuto spread è la differenza tra il rendimento di due obbligazioni emesse dai governi tedesco ed italiano: rispettivamente, da una parte i Bund, dall’altra i BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) decennali.

I Bund ed i BTP sono titoli di stato che i governi nazionali emettono per raccogliere del denaro: andando in banca, i cittadini acquistano queste obbligazioni dando allo stato preziosa liquidità, e dopo un certo numero di anni sarà possibile riscuoterli con gli interessi. Ad esempio, se i BTP presentano un interesse del 6.00 per cento, e i Bund del 2.00 per cento, lo spread (la loro differenza) sarà pari al 4.00 per cento, ovvero a 400 punti.

Il record negativo del differenziale tra Btp e Bund resta quello del 9 novembre 2011, quando sfondò quota 574 punti base con il rendimento del Btp decennale al 7,47 per cento, portando alle dimissioni dell’allora governo Berlusconi.

Ecco le principali tappe di questi sette anni in altalena dello spread:

2011 Luglio: sale oltre i 100 punti. Agosto: sale oltre 200 punti. 9 novembre: segna il livello record di 574 punti, con il tasso del Btp al 7,47 per cento (governo Berlusconi). 16 novembre: 530 punti (passaggio da Berlusconi e Monti). 30 novembre: scende a 474 punti. 1 dicembre: va a 447 punti 19 dicembre: risale sopra 500 punti (timori per il rating della Francia).

2012 23 gennaio: a 400 punti (soluzione in vista per la Grecia). 8 marzo: sotto 300 punti (ristrutturazione del debito greco). 12 giugno: a 490 punti (crisi delle banche spagnole). 13 luglio: a 479 punti (downgrading di Moody’s sull’Italia). 20 luglio: sopra 500 punti (venerdì nero, paura contagio di Italia e Spagna).

2013 2 gennaio: a 287 punti, minimo dal 2011. 29 aprile: a 270 punti (debutto del governo Letta). 31 dicembre: a 215 punti.

2014 3 gennaio: spread a 198 punti, sotto quota 200 per la prima volta da luglio 2011. 3 febbraio: 210 punti. 21 febbraio: scende a 194 punti (nascita del governo Renzi). 24 settembre: a 129 punti, minimo da inizio crisi.

2015 Gennaio: sotto 100 punti. Luglio: a 164 punti. Dicembre: a 99 punti.

2016 18 gennaio: a 110 punti 4 febbraio: a 122 punti. 9 febbraio: risale a 154 punti (rallentamento dell’economia mondiale). 24 giugno: sale a 177 punti (Si’ alla Brexit). 12 agosto: scende a 115 punti. 28 novembre: sale a 192 punti, top da maggio 2014 (per timori sull’esito del referendum costituzionale in Italia).. 5 dicembre: a 167 punti (vittoria del No al referendum e le dimissioni Renzi). 14 dicembre: scende a 148 punti (fiducia al governo Gentiloni). 23 dicembre: a 160 punti (timori per Mps e decreto salva-risparmio).

2017 5 gennaio: sale a 178 punti (per timori su banche italiane). 30 gennaio: sale a 184 punti, top dal 2015 (timori di voto anticipato e contenzioso con Bruxelles sulla manovra aggiuntiva). 6 febbraio: vola a 202 punti, top da febbraio 2104 (voto anticipato, contenzioso con Bruxelles ed effetto ‘Frexit’, dopo le minacce di Marine Le Pen). 7 febbraio: a 200 punti. 22 febbraio: a 199 punti (paura per Le Pen, forte calo del tasso sui Bund considerati beni rifugio). 12 aprile: a 211 punti, top da gennaio 2014, per incertezze sul voto francese e crisi geopolitiche in Siria e Nord Corea. 9 giugno: spread scende a 182 punti (mancato accordo sulla riforma elettorale e voto anticipato più lontano). 22 giugno: scende a 160 punti, minimo da gennaio (vittoria di Macron e fine rischio voto anticipato in Italia). ottobre: spread a 175 punti (effetto Catalogna).

2018 7 febbraio: scende a 119 punti (accordo di coalizione in Germania, si prevede un’Austerity più morbida) 8 maggio: risale sopra 130 punti per incertezze politiche (timori di voto anticipato a luglio) 18 maggio: sfonda quota 160 punti per timori che il nuovo governo non rispetti gli impegni Ue. 25 maggio: sfonda quota 200 punti. Nel corso della giornata supera i 207 punti base. 28 maggio: la crisi politica e l’incertezza sulla durata del governo Cottarelli alimentano le preoccupazioni dei mercati.

Lo spread tocca i 230 punti in giornata e chiude a 235. 29 maggio: sfonda il muro dei 320 punti, tornando ai livelli di primavera 2013, salvo poi ripiegare fino a quota 277.

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