Tria, prossimo Ministro dell’Economia: si alla Flat tax, no al reddito di cittadinanza?

Favorevole alla flat tax, ma non al reddito di cittadinanza. Giovanni Tria, 69 anni, laurea in giurisprudenza, presidente della Scuola di amministrazione e docente di politica economica alla Facoltà di economia di Tor Vergata, è un economista collaboratore di Renato Brunetta del quale è stato consulente all’epoca in cui Brunetta era ministro della pubblica amministrazione. “Con Brunetta ha scritto anche qualche libro”, dicono fonti parlamentari di Forza Italia. E’ stato anche alla scuola di formazione politica dell’allora Pdl. Di recente, su Formiche, ha analizzato criticamente il contratto di programma tra M5s e Lega.

Sul reddito di cittadinanza esprime perplessità ma sospende il giudizio in attesa di capire meglio cosa sia. “Esso sembra oscillare tra una indennità di disoccupazione un poco rafforzata e magari estesa a chi è in cerca di primo impiego, e un provvedimento, improbabile, tale da configurare una società in cui una parte della popolazione produce e l’altra consuma. Poiché la realtà ci offrirà una versione prossima alla prima ipotizzata, non si vede un contrasto pregiudiziale con una politica orientata alla crescita e alla sfida della globalizzazione”.

“Più interessante – scrive Tria – è l’obiettivo della flat tax, che coincide con l’obiettivo di riduzione della pressione fiscale come condizione di una politica di crescita, soprattutto se si vede questo obiettivo non tanto come un modo per aumentare il reddito spendibile di famiglie e imprese, e quindi sostenere la domanda interna, ma come un modo per aumentare il rendimento dei fattori produttivi, lavoro e capitale, e quindi anche degli investimenti. Naturalmente, conterà anche in questo caso la sua declinazione specifica per valutarne la sostenibilità”. Tria conclude la sua analisi giudicando “più preoccupante il fatto che non sia affatto chiaro quale sarebbe l’indirizzo del governo di coalizione che si sta formando sui temi di politica industriale (vedi l’imbarazzante caso Ilva) e sul sistema di controlli giudiziari e para-giudiziari che assieme al codice degli appalti stanno paralizzando ogni velleità di attivazione degli investimenti pubblici, pur da tutti auspicati”.

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