La crisi più lunga e il governo Conte, tutti i numeri.

Dopo 89 giorni si è conclusa la crisi più lunga della storia della Repubblica. Il governo Conte ha giurato al Quirinale nelle mani del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e da questo momento è pienamente in carica. Un esecutivo snello, composto da 18 ministri, di cui solo 5 donne. E’ il 65mo governo italiano. Per arrivarci, sono stati necessari 2 diversi mandati esplorativi e 3 incarichi, di cui 2 alla stessa persona, il professore di diritto Giuseppe Conte.

Sono i numeri della lunga crisi politica e istituzionale, iniziata già all’indomani del voto del 4 marzo, con le urne che non hanno assegnato a nessuna forza politica una maggioranza autonoma: il Movimento 5 stelle ha ottenuto il 32%, mentre la coalizione di centrodestra il 37%. Al suo interno, il partito con più voti e’ risultato la Lega, con il 17%. Per oltre 80 giorni il leader pentastellato, Luigi Di Maio e il segretario leghista, Matteo Salvini, hanno tentato un accordo, raggiunto in extremis nella giornata di ieri, quando il calendario contava 13 settimane dal voto.

In 70 anni di vita repubblicana, dal 1948 ad oggi, questa è stata la crisi politica e istituzionale che ha avuto durata più lunga e dagli sbocchi più incerti, superando di una settimana la crisi del ’92 che si concluse con il governo Amato I. In totale, Mattarella ha messo in atto 5 diversi ‘tentativi’: 2 mandati esplorativi, entrambi andati a vuoto. Il primo alla presidente del Senato Elisabetta Casellati. Il secondo al presidente della Camera, Roberto Fico. E tre incarichi: allo stesso Conte, che ha poi rimesso il mandato nelle mani del Capo dello Stato domenica scorsa, una volta verificato il fallimento di dar vita al governo giallo-verde a causa del veto su Paolo Savona al Mef; poi, il mandato a Carlo Cottarelli, che di fatto è rimasto ‘congelato’ per alcuni giorni, fino a quando M5s e Lega non hanno riavviato le trattative, per concludersi ieri sera, con la rinuncia e il nuovo incarico, questa volta andato a buon fine, affidato nuovamente a Conte.

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