Lavoro e riders: continua il dibattito tra politica e sindacati

Da invisibili al centro del dibattito parlamentare. Parliamo dei riders che nell’ippica sarebbero i fantini, nella vita reale i “fattorini”. Una categoria di lavoratori affatto esigua e che abbraccia prevalentemente giovani ragazzi ed adulti al limite dell’anzianità.

Mentre il capogruppo FI alla Camera Maria Stella Gelmini propone un nuovo modello di tutele con una rinnovata disciplina assicurativa e previdenziale del lavoro autonomo, organizzato e coordinato dalle nuove piattaforme tecnologiche e parla di slogan del ministro del Lavoro Di Maio quando dice che “in assenza di un’intesa in tempi rapidi è pronto a un intervento legislativo sulla materia per far diventare l’Italia il paese europeo con la più avanzata normativa per i lavoratori della gig economy“, alcuni dei sindacati più rappresentativi oggi sono tornati a farsi sentire proponendo la strada migliore che tuteli i gig workers.

Per la Uil occorre partire dalla “Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano” per regolare un settore, come quello della Gig Economy, “dove le ombre prevalgono sulle luci”. Per la Cislè necessario ricondurre i rapporti di lavoro della gig economy in un ambito contrattuale certo ed esigibile, – dichiarano – che garantisca un salario dignitoso e assicuri le tutele in tema di salute, sicurezza e una flessibilità organizzativa concordata. Rimaniamo convinti, così come indicato in prima battuta dalla bozza di Decreto a cui l’Esecutivo sta lavorando, sia la contrattazione il giusto alveo dove definire il trattamento economico e le norme a tutela dell’occupazione, a cominciare dal diritto alla disconnessione. Anche al livello di sindacato internazionale –  sottolinea la Cisl – l’attività sindacale è orientata alla costruzione di una contrattazione transnazionale con le grandi multinazionali in espansione in tutto il mondo che operano con nuove logiche di mercato che se non si riconducono ad una normativa di garanzia sulla qualità dell’impiego rischiano di tradursi in una crescente precarizzazione dell’occupazione. E’ necessario osare di più e puntare ad un reale sistema contrattuale a livello internazionale con regole uguali in tutto il mondo che sappia garantire un sistema di tutele minime. Certo le imprese, anche a a livello globale, dovranno dimostrare di avere senso di responsabilità sociale”

Per Fesica Confsalserve nuova visione per nuovi lavori. Non è il caso zavorrare la nuova economia con le vecchie regole. La gig-economy si trova nella fase iniziale nel nostro paese e va accompagnata nel proprio sviluppo con regole nuove”. La Federazione Nazionale Lavoratori, Industria, Commercio ed Artigianatoritiene sia necessario e richieste dei datori e quelle dei lavoratori, senza agire per decreti che modificherebbero l’assetto normativo del lavoro subordinato, senza un’ampia e dovuta discussione e riflessione in parlamento che dovrebbe coinvolgere tutte le parti sociali”.

E’ opportuno – spiegano i dirigenti Fesica Confsal – inserire nella trattativa diritti imprescindibili come la malattia, sicurezza, contribuzione e salario minimo orario, ma non è opportuno ingessare il nuovo con regole vecchie od assegnare categorie vecchie ai nuovi lavori; L’evoluzione dei nuovi mercati va accompagnata, almeno nella fase iniziale, con forme diverse di contratti di lavoro ad oggi previsti, per consentire lo sviluppo del sistema e la stabilizzazione, a step, di chi vi opera. Solo un aperto confronto fra le parti sociali potrà regolamentare il sistema in continua evoluzione; le norme riusciranno a regolare il sistema solo dopo averne verificato l’evoluzione, e forse sarà troppo tardi. Siamo quindi disponibili – conclude il sindacato – a partecipare agli incontri necessari per trovare una soluzione alla regolamentazione della gig-economy fra datori di lavoro e lavoratori”.

Vedremo cosà accadrà nei prossimi mesi, ma al momento nulla lascia intendere che questa sfortunata categoria di lavoratori possa avere vita facile.

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