Assemblea Pd, Martina eletto segretario ma è Renzi contro tutti

Continua il caos all’interno del PD. Oggi l’assemblea del partito ha eletto segretario Maurizio Martina, già nominato reggente dopo le dimissioni di Renzi, rinviando la data del congresso a ottobre e quella delle primarie a febbraio 2019. Sebbene Martina abbia ottenuto un voto quasi unanime (solo 7 contrari e 13 astenuti) la contestazione verso Renzi, l’insoddisfazione di avere raggiunto i minimi storici, di non avere una direzione politica e la capacità di recuperare consenso, è palpabile. I nomi che accompagneranno Martina in questa segreteria saranno ufficializzati la prossima settimana, pare già sicura la nomina di Teresa Bellanova come vice-segretario.

Matteo Renzi apre l’assemblea: “Mi assumerò tutte le responsabilità. Ma non sono l’unico responsabile” della sconfitta elettorale, dichiara l’ex-premier. “Non serve tornare all’Unione o ai Democratici di Sinistra la nostalgia non è la risposta alla sconfitta – continua ed elenca le cause: lo scarso coraggio del governo Gentiloni, a scarsa presenza sui social, il non aver rinnovato la classe dirigente del partito al Sud e l’aver inseguito per mesi la “fantomatica avventura di Pisapia“.

Iniziano poi gli interventi di attacco a Renzi. Per Roberto Giachetti la decisione di rinviare il congresso “è un errore fatale. Tecnicamente e politicamente. L’unico obiettivo è evitare di tenere il congresso quando si doveva, nell’autunno prossimo. Non avete il termometro qui, di qual è lo stato del partito. Non stiamo avviando niente e non dobbiamo prenderci in giro: stiamo prendendo tempo perché siamo una classe dirigente fragile, impaurita e non trova il coraggio di consegnarsi al suo popolo, come dovrebbe“.

Molto duro anche Gianni Cuperlo a proposito della presunta “nostalgia” di una parte del partito. “Non si può cantare Bandiera rossa ma nemmeno sostituirla con Uno su mille ce la fa.” E a Renzi che ha attaccato la minoranza del partito: “Allora forse sí, abbiamo perso a causa mia, della minoranza, di Gentiloni, di Zanda, dei social, di Ezio Mauro, ma un errore l’avremo fatto anche noi nell’impostare la campagna elettorale, la politica di questi anni? O e’ sempre colpa degli altri?“. L’ex-deputata Ileana Argentin definisce “allucinante l’intervento di Renzi questa mattina in assemblea e le standing ovation che i suoi uomini e donne gli tributavano a ogni parola“.

Ai cronisti Nicola Zingaretti dice che Renzi “non si predispone mai all’ascolto degli altri e delle loro ragioni. È un grandissimo limite per un leader” e rilancia la sua candidatura alla segreteria del Pd: “Dobbiamo costruire una strada nuova e predisporci all’ascolto di quelli che vogliono dare una mano senza arroganza a senza chiusura. Dobbiamo entrare in un tempo in cui sono importanti tutti, non a parole e con pacche sulle spalle. Militanti, sindaci, assessori, un rapporto di comunità in cui tutti si sentono importanti. Se ce la farò posso promettere che la strada sarà lunga ma che ce la faremo e che combatteremo in ogni angolo di questo Paese contro una deriva di questo governo che è innanzitutto contro gli italiani, e alla fine torneremo a vincere, se ci crediamo tutti e ci mettiamo l’anima. 

L’assemblea è poco partecipata e la sala si svuota ben prima della fine degli interventi. Andrea Orlando se la prende con Carlo Calenda, definendo la sua proposta di un fronte repubblicano contro i partiti populisti un’idea che “va bene ai Parioli“.

E’ quasi un tutti contro tutti in cui Matteo Orfini stronca Zingaretti: “Quello che ho sentito fin qui del progetto di Nicola Zingaretti non mi convince. Mi sembra un ritorno al passato, l’idea che rifacendo l’Unione si vincono le elezioni. Non ero entusiasta allora, figuriamoci a un decennio di distanza. Non ha nulla di nuovo.

La strada per ricostruire la sinistra e il Pd appare lunga e piena di ostacoli. Sembra però quasi impossibile che il Partito Democratico si presenti unito, chiunque vinca la sfida interna delle primarie.

 

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