Spari a bimba rom, Mattarella: no al Far West

Intaccare la reputazione dell’Italia e dei suoi valori è come ferire l’intera collettività nazionale. Sergio Mattarella riceve i giornalisti parlamentari nella tradizionale cerimonia del Ventaglio e richiama governanti, istituzioni e cittadini al senso di responsabilità di cui vive la Repubblica, la cui credibilità è un valore comune. E soprattutto si dice “colpito” da un recente fatto di cronaca che ha visto una bambina rom colpita da un proiettile vagante: una scena da “far west”, indice di “barbarie che deve suscitare indignazione”. Già pochi giorni fa, ai giovani magistrati, il Capo dello Stato aveva sollecitato chi ha incarichi pubblici a non piegarsi a interessi di parte o al mero consenso elettorale. Oggi amplia il suo appello per evitare che, come nella Milano manzoniana assediata dalla peste, il buon senso si nasconda travolto dal senso comune.

Innanzitutto il Presidente ricorda “l’importanza primaria della libertà di informazione”, che “non è un prodotto ma un diritto fondamentale, tutelato dalla Costituzione” perché, essa “fornisce sostanza alla democrazia dei moderni”. Una informazione libera e corretta fornisce ai cittadini gli strumenti adeguati a formarsi opinioni “libere e consapevoli”. I media sono in profonda trasformazione, il web fornisce molta e “preziosa” informazione ma occorre evitare che da questa messe di notizie “derivi una forma di povertà critica o di rifiuto del confronto con le altrui opinioni”.

E sempre il web costituisce “un contributo all’unità del Paese” ma a volte ci sono “usi distorti e talvolta allarmanti” di internet con “segni astiosi, toni da rissa, che rischiano di seminare, nella società, i bacilli della divisione, del pregiudizio, della partigianeria, dell’ostilità preconcetta che puntano a sottoporre i nostri concittadini a tensione continua”. Si tratta di un vero e proprio “virus” da cui istituzioni e giornalisti non devono farsi contagiare, contrastandolo. Per Mattarella esiste un vero e proprio “dovere di governare il linguaggio. Con il coraggio, se necessario, di contraddire opinioni diffuse”. Citando Alessandro Manzoni, il capo dello Stato esprime insieme un auspicio e una promessa: “L’Italia non può diventare preda di quel che Manzoni descrive, con efficacia, nel trentaduesimo capitolo dei Promessi Sposi, a proposito degli untori e della peste: ‘Il buon senso c’era ma se ne stava nascosto per paura del senso comune‘. E’ necessario che ognuno eserciti i suoi diritti insieme ai suoi doveri, con senso di responsabilità’.

“Vale per me – assicura il Presidente -, anzitutto, chiamato a rappresentare l’unità del Paese e a concorrere all’ordinato funzionamento degli organi istituzionali” Ed è anche suo compito “ricordare, a ciascuno, il rispetto dello stesso principio”. Ognuno, ricorda, ha il suo ruolo: le amministrazioni pubbliche devono essere imparziali e “al servizio di tutti i cittadini”, mentre “il limite dell’intervento dello Stato è indicato, limpidamente, laddove è pienamente riconosciuto, alla società civile, di esprimersi in tutte le forme organizzate della vita economica e sociale, senza interferenze da parte delle autorità pubbliche tese a influenzarne l’attività”.

L’Italia ha una reputazione nel mondo, ed essa è “un bene comune, collettivo. Indisponibile. Sottratto a interessi di parte”, un patrimonio fatto di “storia, di cultura, di valori”. “Tutto ciò che intacca questo patrimonio – mette in guardia Mattarella – ferisce l’intera comunità”. Un discorso generale, ovviamente, a cui segue un esempio drammatico e concreto. “Mi ha molto colpito un fatto di cronaca di questi giorni. L’Italia – scandisce il Persidente – non può assomigliare al Far West, dove un tale compra un fucile e spara dal balcone colpendo una bambina di un anno, rovinandone la salute e il futuro. Questa è barbarie e deve suscitare indignazione”. Anche sullo scacchiere internazionale si avvertono alcuni “segnali allarmanti”.

“Rischi del nucleare e corsa agli armamenti mettono a prova ulteriore la tenuta della pace nel mondo”, “si avvertono incrinature dell’ordine internazionale”. Un ordine, afferma Mattarella pensando agli ultimi scossoni in seno a Ue e Nato, che va certo migliorato, “ma destrutturarlo, vanificandone i principi di convivenza fra Stati liberi e uguali, provocherebbe incertezza e instabilità”.

Un capitolo di questo ordine riguarda il commercio mondiale e ancora una volta il Presidente mette in guardia dal rischio che il ritorno alle guerre commerciali porti “ad altro genere di guerre”. Senza citare le tentazioni sovraniste, il Capo dello Stato nota però che tornano “concezioni e pulsioni proprie dell’Ottocento e della prima parte del Novecento” che cancellano conquiste della storia come la trasformazione del confine del Brennero da linea di separazione ad “anello di congiunzione”. Ovviamente il presidente della Repubblica ricorda il fenomeno “epocale” delle migrazioni e rinnova l’appello all’Unione europea: l’Italia “ha, tante volte, chiesto alla Ue di far fronte alla propria responsabilità”. Ci sono su questi alcuni “segnali positivi”. Ma “su tutti i fronti aperti e le grandi questioni, in realtà, l’Unione deve esprimere con vigore il suo ruolo”. Ne va del ruolo internazionale del continente: “o gli europei ritrovano le ragioni del rilancio dell’Unione o e’ prevedibile il declino del continente rispetto ai grandi protagonisti della vita internazionale”.

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