Vigilanza Rai, bocciato Foa. Ma Lega e M5s insistono: “non si dimetta”

La commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai boccia l’indicazione della maggioranza di governo M5s-Lega per nominare Marcello Foa presidente della Rai: Forza Italia sceglie di non votare come Pd e LeU, e i 22 voti di maggioranza e FdI non bastano a raggiungere il quorum dei due terzi, 27 voti.

Il faccia a faccia che si è avuto tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi non ha sortito effetti: il leader Fi, ricoverato al San Raffaele di Milano per controlli di routine, ha ricevuto intorno alle 8 del mattino la “visita di cortesia” del leader leghista, durante la quale – riferiscono dalla Lega – “si è parlato anche della questione Rai. Dopo le telefonate tra i due di ieri sera, è stato un primo confronto di persona franco e pacato”.

Ma il voto in Vigilanza ha confermato l’indisponibilità di Forza Italia: in una riunione prima del voto, azzurri, Pd e LeU concordano di non ritirare la scheda per la votazione. L’unico forzista a farlo è Alberto Barachini, presidente della Commissione, che voterà scheda bianca. I numeri per Foa sono dunque quelli della maggioranza M5s-Lega più il supporto di Fratelli d’Italia: in tutti 22 sì (assente per malattia un membro M5s), ben lontani dai 27 necessari per raggiungere il quorum dei due terzi fissato dalla legge a garanzia di una nomina bipartisan. Tuttavia, l’esperienza di Marcello Foa in viale Mazzini potrebbe non essere giunta al capolinea.

Da Lega e M5s è infatti un coro di “non si dimetta”, sostenendo che possa insediarsi come consigliere anziano. E il diretto interessato per ora non annuncia passi indietro: “Prendo atto con rispetto” del voto della Vigilanza, dice, e si mette “a disposizione” dell’azionista, ovvero il governo tramite il Mef, “invitandolo a indicarmi quali siano i passi più opportuni da intraprendere nell’interesse della Rai”.

Forza Italia però non cede, e fa capire che bisogna azzerare l’indicazione di Foa per ripartire con il “metodo giusto”. Ovvero il confronto con l’opposizione per individuare, spiega Giorgio Mulè, “una figura di garanzia non divisiva”. Anche il Pd e LeU chiedono le dimissioni di Fa dal Cda, preannunciando opposizione durissima al tentativo di Foa di “asserragliarsi” in viale Mazzini, sia prefigurando ricorsi contro ogni decisione del Cda sia appellandosi al Quirinale in caso di “forzature”. Una prima dichiarazione del forzista Schifani sembrava lasciare una possibilità a Foa: l’ex presidente del Senato, componente della Vigilanza Rai, apprezzava la nota dei capigruppo della Lega che si dicevano “pronti al dialogo” per “superare i fraintendimenti” sul nome di Foa, pur criticando “l’asse Pd-Fi” che in commissione ha determinato la bocciatura della candidatura Foa. Ma poi una nota delle capigruppo di Fi di Camera e Senato, Gelmini e Bernini, detta la linea: l’asse che veramente preoccupa è quello tra M5s e Lega che, formatosi “in violazione della volontà popolare” sta creando “danni gravissimi al Paese”.

Quanto alla Rai, “Forza Italia sarà disponibile come sempre a confrontarsi sul metodo e sui profili più adatti a ricoprire la carica di presidente”. A condizione, spiega Gelmini in una nota successiva, che “si riparta da zero con il coinvolgimento reale di tutti gruppi parlamentari”. Un passo indietro di Lega e M5s su Foa non sembra tuttavia al momento in vista. Nè il Cda di oggi sembra poter sbloccare la situazione, visto che la riunione è per ordinaria amministrazione: non dovrebbe arrivare quindi da lì una possibile soluzione, con l’eventuale indicazione di un nome diverso da quello di Foa: puntando magari su Giampaolo Rossi, consigliere eletto dal Parlamento in ‘quota’ FdI e Fi. Oppure, come invece propone il Dem Verducci, indicando Laganà, il componente eletto dai lavoratori Rai, per la presidenza.

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