Governo e provvedimenti, l’intervista al Presidente di Confindustria Boccia

La piazza, per ora, rimarrà vuota, perché il cambio di rotta del vicepremier Salvini sulla stabilità dei conti e il taglio al cuneo fiscale “potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase”. Ma “vedremo se è davvero arrivata la stagione del disgelo”. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, in un’intervista a LaPresse ricorda che “debito, deficit e crescita sono la questione italiana” e sulle nazionalizzazioni avvisa: “L’esperienza dello Stato padrone l’abbiamo già fatta e sappiamo com’è finita”. Insomma, il giudizio sui primi cento giorni di governo non è esattamente positivo: “Sembrano trascorsi gli ultimi cento giorni di campagna elettorale …“.

Presidente, l’altro giorno anche Giulio Pedrollo, vicepresidente di Confindustria per le politiche industriali, rilanciando una sua suggestione ha parlato in un’intervista dell’opportunità di scendere in piazza se il governo non fermerà gli attacchi alle imprese. È d’accordo? “Non c’è dubbio che il rapporto con il governo sia nato in salita e che il malumore dei nostri associati sia giunto al livello di chiedere una reazione forte e chiara contro una politica palesemente punitiva nei confronti delle imprese. Ma dobbiamo anche registrare le parole del viceministro Salvini – sulla stabilità dei conti, la visione lunga della manovra economica, il taglio del cuneo fiscale – che in qualche modo potrebbero segnare l’inizio di una nuova fase“.

Settembre sarà caldissimo. Entro fine mese il governo dovrà presentare la nota di aggiornamento al Def e il quadro programmatico delle riforme, che disegna la linea di politica economica dell’esecutivo. Quali dovrebbero essere a suo parere le priorità? “L’equilibrio dei conti, per non mettere in allarme i mercati e non appesantire il costo del debito, e provvedimenti che rimettano l’industria al centro dell’attenzione senza dimenticare l’avvio di un vasto programma d’investimenti per dotare questo Paese d’infrastrutture all’altezza della nostra posizione di seconda manifattura d’Europa. Solo così potremo generare quella crescita di cui il Paese ha tanto bisogno, soprattutto se il governo vuole davvero raggiungere gli obiettivi che si è dato. Debito, deficit e crescita sono la questione italiana. Sulla crescita occorre investire molto di più.

Tra le priorità annunciate dal governo ci sono il reddito di cittadinanza e la flat tax, nonché la riforma del sistema pensionistico. Tutto ciò, ha annunciato il vicepremier Matteo Salvini, ‘sfiorando’ il vincolo del 3%. Secondo lei sono compatibili le misure annunciate con la tenuta dei conti e il rispetto dei parametri Ue? “Il vicepremier Salvini, come dicevamo, sembra aver abbandonato l’idea di stressare il deficit. Ha inoltre indicato come orizzonte del governo i cinque anni della legislatura con questo accogliendo il nostro suggerimento di procedere per gradi lungo la strada che porta alla realizzazione del programma. Anche il ministro Tria predica prudenza e questo ci lascia ben sperare. Non rispettare i parametri, far saltare i conti, non conviene a nessuno: governo, industriali e lavoratori“.

Quanto ritiene allarmanti i primi segnali che arrivano dai mercati? “I mercati si muovono sulla base della fiducia o meno che essi accordano alle politiche di un Paese. Quando temono che i rischi siano superiori alle opportunità voltano la faccia e mandano quel Paese in crisi. Sottovalutare i segnali che manda lo spread quando sale, per esempio, è da incoscienti perché vuol dire non capire che se il denaro costa di più, aumenta il peso del debito per imprese e famiglie. Non a caso lo spread è tornato a scendere subito dopo aver registrato le ultime posizioni di una parte del governo“.

Quali sono i rapporti di Confindustria con questo esecutivo? Nel metodo e nel merito abbiamo avuto molto da discutere. Vedremo se è davvero arrivata la stagione del disgelo o, come qualche volta accade, tornerà a cadere la neve“.

Da Autostrade ad Alitalia, l’esecutivo sembra intenzionato ad esplorare la strada delle nazionalizzazioni. È percorribile, anche alla luce delle esperienze passate? “L’esperienza dello Stato padrone l’abbiamo già fatta e sappiamo com’è finita. Lo Stato non deve sostituirsi al privato, spiazzandolo, ma dettare le regole del gioco e verificare che siano rispettate. Una nuova avventura statalista, con tutto quello che comporta in termini di sprechi e inefficienze, l’Italia non può permettersela“.

Come giudica il pacchetto di misure anticorruzione con il Daspo per gli imprenditori corrotti annunciato dal governo? “Premesso che è ancora presto per dare un giudizio definitivo, la corruzione è un male che va sicuramente estirpato dal corpo sano dell’economia. La corruzione è concorrenza sleale verso le nostre Aziende. Tra l’altro, più trasparenza e maggiori controlli potrebbero servire meglio la causa“.

Il governo si avvicina al traguardo dei cento giorni. Come riassumerebbe questi primi tre mesi? “Più che i primi cento giorni di governo sembrano trascorsi gli ultimi cento giorni di campagna elettorale. Ecco, il riassunto è questo. L’augurio è che questa fase sia chiusa e se ne apra un’altra“.

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