“Il populismo non è una malattia ma un sintomo“

“Il populismo non è una malattia ma un sintomo, è il prodotto di una politica che da decenni non controlla più il futuro”.

Così in un’intervista a Repubblica il politologo Giovanni Orsina. “Se inseriamo il risultato svedese nel complesso di altre realtà europee, a cominciare dall’Ungheria, e di quella americana, possiamo dire che siamo di fronte ad un cambiamento storico. Reale e profondo – riflette – A versare in difficoltà è lo stesso modello di società internazionale ed europea che abbiamo conosciuto negli ultimi 40 anni, il rapporto tra le capitali nazionali e Bruxelles, tra potere nazionale e potere europeo, tra flussi migratori e integrazione, tra cittadinanza e welfare, persino la collaborazione transatlantica. Tutto il modello viene ripensato”. Gli errori per Orsina sono tanti, e “C’è chi cavalca la paura ma la paura c’è davvero, e non è ingiustificata”. In questo contesto “l’Italia è già avanti. Spesso siamo o in ritardo o in anticipo. Da noi la dissoluzione del modello politico tradizionale (seguita non a caso dall’avvento di Berlusconi) è avvenuta nel ‘92-93, con Tangentopoli. In nessun altro Paese è successo”. Di Maio e Salvini, dice, “rappresentano due risposte diverse alla stessa crisi politica: i Cinque Stelle si propongono, attraverso la democrazia diretta, di risolvere la crisi della rappresentanza e il rifiuto delle élites politiche mentre Salvini vuole riportare il potere sullo stato nazionale visto che le istituzioni sovrannazionali non sono ritenute in grado di proteggere i cittadini delle democrazia”. Poi conclude: “La sinistra europea ha puntato, spesso in buona fede, su un modello di società, pensando che tutti ne avrebbero tratto beneficio. Un modello cosmopolita, un mondo integrato, aperto. Non ha funzionato. Il modello cosmopolita è faticoso, competitivo, crea tensioni, paure, che la sinistra non ha voluto vedere. Adesso la realtà ha preso il sopravvento e Salvini e Di Maio stanno, secondo i sondaggi, al 60 percento, ed è troppo tardi”

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