L’arte italiana a Pechino, “La luce ricorda”

Dopo la splendida mostra che ha portato nel cuore della capitale 62 artisti contemporanei cinesi – al Vittoriano è appena terminata l’esposizione dal titolo Risonanza Cinese – proseguono gli scambi culturali tra l’oriente e la nostra nazione, spostandosi, stavolta, a Pechino.

All’Accademia Nazionale Cinese di Pittura, dal 15 settembre al 15 ottobre 2018, esporranno i Maestri Ruggero Savinio e Giuseppe Modica, insieme a due famosi artisti cinesi, Tang Yongli e Zhang Yidan.

Il titolo della mostra, La luce ricorda, è un’espressione del filosofo Giorgio Agamben che, insieme al Vice Presidente dell’Accademia ospitante Zhang Xiaoling, ha curato il percorso espositivo.

I due artisti italiani sono stati espressamente selezionati e invitati dalla prestigiosa istituzione; il primo, Savinio – membro dell’Accademia di San Luca, celebre pittore che ha ereditato il talento dal padre Alberto Savinio e dal celeberrimo zio Giorgio de Chirico, rielaborandolo nel suo personalissimo stile; il secondo, Modica, in quanto apprezzato a livello internazionale, tanto che ha già esposto nella città cinese di FengHuang, oltre che essere Ordinario di Pittura presso l’Accademia di Bella Arti di Roma.

Tema conduttore delle opere esposte, è la luce, ovvero la base di ogni immagine, seppur nelle diverse modalità con cui ogni artista la declina, la crea o la riflette, sui soggetti dipinti.

In particolare, nota Agamben, i quattro autori hanno il comune denominatore di “ricordarsi, ciascuno a modo suo, della capacità della luce di farsi corpo”.

In Savinio è “raggruppata sui corpi; essi stessi sono il risultato di un assillante e ripetuto picchiettare della luce, tanto che non sapresti dire se il martellio provenga da fuori o da dentro”.

Per Modica è fondamentale la rifrazione della luce, intesa come “sottile slittamento dei piani e cambiamento dell’angolo dello sguardo. Il pittore siciliano crea una sorta di straniante metafisica divisione, che cristallizza la visione su un piano altro, più profondo e remoto, nell’area dell’umor glacialis”.

Ancora diverso è il suo utilizzo nelle tele dei maestri orientali; in esse, la luce non crea ombre. Nei paesaggi della pittrice Zhang Yidan è piuttosto in una delicata bruma che produce un effetto di sospensione; nel pennello di Tang Yongli non dà vita a sfumature e i contorni, ben delineati, rendono i personaggi plastici e concreti e le immagini solenni.

Per presentare l’evento, l’Istituto Italiano di Cultura a Pechino dedica la giornata del 12 settembre ad un incontro con gli artisti, dal titolo Dialoghi d’arte contemporanea.

è, oltre che un tassello nella continua corrispondenza tra oriente e occidente, il segno tangibile di quanto sia importante la comunicazione, soprattutto tra luoghi diversi e lontani. È soltanto nello scambio interculturale che l’essere umano si evolve e l’arte diventa lo strumento più adatto per realizzarlo.

Onore, dunque, agli artisti, alle Istituzioni e a chi lavora costantemente per favorire questo reciproco arricchimento, in cui convogliano tradizione e innovazione, passato e contemporaneità.

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