Quando il teatro è vita: Non si uccidono così anche i cavalli?

Va in scena, fino al 14 ottobre, al teatro Sala Umberto di Roma, Non si uccidono così anche i cavalli?, spettacolo tratto dal romanzo di Horace McCoy, con la regia di Giancarlo Fares.

Testo attualissimo, soprattutto in questo particolare momento storico italiano, in cui i concetti classici vengono continuamente rovesciati, i personaggi politici passano dalla fama al pubblico ludibrio in pochi giorni, e ogni loro dichiarazione appare una sfida all’ultimo sangue.

Alla Sala Umberto, Joe (il noto attore Giuseppe Zeno) è il conduttore di una straordinaria gara di ballo che va avanti per giorni, fino all’eliminazione delle coppie concorrenti e alla proclamazione dell’unica coppia vincitrice, che si aggiudicherà un premio sostanzioso.

Oltre al denaro, è importante partecipare perché, tra il pubblico, ci sono impresari, registi, produttori e sponsor, potenziali datori di lavoro per i ragazzi che, forsennatamente, ballano.

I loro volti, inizialmente energici e vitali vengono, a poco a poco, intaccati dalla stanchezza, ma loro continuano, tra orari massacranti e pause di pochi minuti.

Lo spettacolo scorre, i ragazzi cambiano abito, i balli cambiano stile, e loro continuano, senza stancarsi mai, finché qualcuno mostra i primi segni di cedimento e, come dalle regole dettate all’inizio, deve abbandonare la gara, se si rimane fermi a terra per più di dieci secondi.

Un contatore sempre in evidenza – le ore aumentano, il numero delle coppie diminuisce – segna il tempo che inesorabilmente scorre, rendendo quel ballo la metafora della realtà in cui viviamo/vita. Già da subito lo spettatore intuisce che ogni commento del presentatore ha un senso più profondo del semplice riferimento ai ballerini in scena.

La “maratona della vita” va avanti per quasi due ore, tra perdenti e sognatori, determinazione e resistenza, tra frustrazioni e sogni infranti, tra cinismo e pietismo, a seconda delle situazioni in cui può ritrovarsi l’essere umano – ricordandoci che, in condizioni estreme, diventiamo delle bestie.

La musica, tra echi di melodie famose e note nuove – le canzoni swing, elettro-swing e jazz manouche sono composte da Piji e suonate dal suo Piji Electroswing Project – è una solida impalcatura. L’orchestra, sempre presente in scena, sostiene la pièce per l’intera durata dello spettacolo, qualsiasi cosa succeda, nell’ottica del The show must go on.

Giuseppe Zeno è instancabile, impeccabile, perfetto nel suo ruolo di conduttore – istigatore; stimola i partecipanti, li punzecchia, li incita senza pietà, quasi come fossero animali perché …una volta usati e sfruttati fino all’ultimo respiro, non si uccidono così anche i cavalli?

Uno spettacolo diverso, nuovo, vivace, in cui ogni dettaglio funziona, dalla bravura di ballerini instancabili, all’occorrenza anche cantanti, ai costumi coloratissimi, ai tempi perfetti, nonostante la difficoltà evidente di un ritmo che diventa sempre più incalzante.

Vincitore del Premio Camera di commercio delle Riviere liguri, per lo spettacolo di maggior successo del 52esimo Festival di Borgio Verezzi, Non si uccidono così anche i cavalli? suscita numerose riflessioni, come il pericolo di diventare automi senza sentimenti, macchine da guerra, vittime e carnefici…

E, soprattutto, non stanca mai il pubblico, consapevole che l’esistenza altro non è che una sfida, una difficile corsa verso traguardi forse irraggiungibili e, come recita la canzone, “un tango animale, in un carro bestiame!”

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