Voto di scambio politico-mafioso, il Senato approva il Ddl. Grasso si astiene

Il Senato ha approvato il ddl n. 510, Modifica dell’articolo 416-ter del codice penale in materia di voto di scambio politico-mafioso. Il testo passa alla Camera dei deputati.

Il provvedimento, composto di un solo articolo, prevede che chiunque accetta, direttamente o a mezzo di intermediari, la promessa di procurare voti da parte di soggetti la cui appartenenza alle associazioni mafiose sia a lui nota in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità o in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione mafiosa è punito con la pena stabilita nel primo comma dell’articolo 416-bis.

Nella seduta di ieri il relatore, sen. Giarrusso (M5S), ha evidenziato che il testo proposto recepisce le indicazioni di Giovanni Falcone, stabilendo un legame tra il voto di scambio e l’articolo 416-bis ed estendendo la fattispecie punitiva a tutti gli accordi tra politica e mafia, grazie all’aggiunta delle parole “di qualunque altra utilità”. 

La punibilità è estesa a chi commetta il reato tramite intermediari e la pena è aumentata della metà se, chi ha accettato la promessa di voti, è eletto. L’ultimo comma prevede l’interdizione dai pubblici uffici.

Oggi, conclusa la discussione generale con l’intervento del sen. Pellegrini (L-SP), è stato approvato soltanto l’emendamento 1.104 del relatore: “Se colui che ha accettato la promessa di voti, a seguito dell’accordo di cui al primo comma, è risultato eletto nella relativa consultazione elettorale, si applica la pena prevista dal primo comma dell’articolo 416-bis aumentata della metà”.

Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato voto favorevole il sen. Balboni (FdI), che considera la modifica migliorativa, il sen. Pillon (L-SP), che approva l’aumento delle pene da 10 a 16 anni e la previsione di un’aggravante in caso di elezione effettiva, e la sen. Vono (M5S), la quale apprezza l’ampliamento dell’ambito dello scambio politico-mafioso, che si configura come un atto di corruzione, anche se il disegno illecito non si realizza e non vi è intimidazione. Hanno annunciato voto contrario il sen. Cucca (PD), secondo il quale la norma risponde a finalità esclusivamente propagandistiche e riduce l’ambito di applicazione della fattispecie, e il sen. Caliendo (FI), secondo il quale la norma è aleatoria, nega il principio di ragionevolezza e di proporzionalità della pena e pone difficoltà probatorie. I sen. Grasso (Misto-LeU) e Buccarella (Misto) hanno annunciato l’astensione.

L’Assemblea ha approvato il testo unificato dei ddl n. 5 e connessi, recante modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa. Il testo passa alla Camera dei deputati.

Il relatore, sen. Ostellari (L-SP), ha spiegato che l’intervento legislativo, previsto dal contratto di Governo, non incentiva l’uso delle armi (la disciplina sul possesso delle armi non è modificata) e non è animato dalla nostalgia del far west, bensì dalla volontà di riportare lo Stato a fianco delle vittime di reato. 

L’articolo 1, senza modificare il principio di proporzionalità tra difesa e offesa, prevede che, in caso di violazione di domicilio, la legittima difesa sussiste sempre per colui che respinge l’intrusione posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica. L’articolo 2 integra l’eccesso colposo, escludendo la punibilità se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità ha agito in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto. L’articolo 3 prevede che la sospensione condizionale della pena è comunque subordinata al pagamento integrale dell’importo dovuto per il risarcimento del danno della persona offesa. Il ddl, composto di 9 articoli, prevede anche un aumento delle pene per reati legati alla violazione di domicilio e una corsia preferenziale per i processi per furti in abitazione.

I relatori di minoranza, sen. Cucca (PD) e Grasso (Misto-LeU), hanno evidenziato che le audizioni in Commissione sono state disattese e le proposte di modifica respinte in modo pregiudiziale. Hanno poi osservato che lo Stato non può delegare la sicurezza ai cittadini ampliando l’ambito della legittima difesa.

La legittima difesa domiciliare è una fattispecie già esistente; l’intervento legislativo, che indebolisce il rapporto di proporzionalità tra difesa e offesa, fondamentale in uno Stato di diritto, non è giustificato dai numeri né dalle sentenze dei processi per eccesso colposo in legittima difesa. Le vittime non chiedono di incentivare la giustizia fai da te e l’uso delle armi, bensì di accelerare i processi e di garantire maggiore sorveglianza.

Alla discussione generale hanno partecipato i sen. La Russa, Stancanelli, Daniela Garnero Satanché, Isabella Rauti (FdI); Pillon, Candura, Pellegrini, Vescovi, Pazzaglini (L-SP); Grassi, Ortis, Gelsomina Vono (M5S); Dal Mas, Fiammetta Modena, Caliendo, Gasparri (FI); Mirabelli (PD). Respinti tutti gli emendamenti, hanno svolto dichiarazione di voto finale contraria al provvedimento la sen. Unterberger (Aut), secondo la quale la percezione di insicurezza dei cittadini non è suffragata da dati oggettivi; il ddl trasmette un messaggio pericoloso, antepone il diritto di proprietà al diritto alla vita, lede il principio secondo cui il monopolio della forza è appannaggio dello Stato.

Il sen. Grasso (Misto-LeU) ha rimproverato a M5S di aver abdicato ai suoi principi per sottomettersi ai diktat della Lega. Garantire la sicurezza dei cittadini spetta allo Stato; il ddl invece incita alla giustizia fai da te, elimina l’equo apprezzamento del giudice e apre la strada a presunzioni assolute e indiscriminate. La sen. Valente (PD) ha segnalato che i furti sono calati grazie all’azione delle Forze dell’ordine ed è paradossale che un Governo sovranista sottragga compiti allo Stato.

Hanno dichiarato voto favorevole il sen. Balboni (FdI), che ha invece rimproverato alla Lega di aver ceduto alle pressioni di M5S e di aver annacquato la riforma. FdI avrebbe voluto un testo più incisivo che sancisse il diritto alla legittima difesa ed eliminasse la discrezionalità del magistrato. Il sen. Romeo (L-SP) ha respinto le accuse delle opposizioni: lo Stato non abdica alle sue funzioni e la legittima difesa è istituto già previsto dall’ordinamento, ma nell’attuale formulazione non funziona perché fa passare l’aggredito dalla parte del torto. Il ddl introduce una presunzione di legittima difesa, ma rimane la valutazione del giudice circa la proporzionalità tra difesa e offesa. Il sen. Caliendo (FI), pur annunciando il voto favorevole, non condivide l’aumento delle pene e ha auspicato correzioni in seconda lettura, per sopprimere l’obbligo di indennizzare l’aggressore che riporti lesioni. Il sen. Urraro (M5S) ha evidenziato che l’esigenza di garantire meglio il domicilio è avvertita dall’opinione pubblica e la tutela dei diritti inviolabili della persona è un punto fondamentale del programma del Governo. 

Il ddl risolve dubbi interpretativi che hanno ostacolato la riforma della legittima difesa del 2006, ampliando l’istituto nell’ambito del principio di proporzionalità, e interviene sulla parte civilistica, eliminando il paradosso dell’indennizzo e delle spese processuali a carico dell’aggredito.

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