Rassegna stampa del 7 novembre 2018

Rassegna stampa 7 novembre 2018:

EUROPA
 
Meloni cerca casa. In vista delle prossime elezioni europee Fratelli d’Italia si allea con il gruppo di Visegrad. Regia dell’operazione Raffaele Fitto (Cds)
 
INTERNI
 
Governo. La fiducia sul decreto sicurezza prova tangibile del logoramento del governo (Folli su Rep). La maggioranza fa ostruzionismo a se stessa (Merlo sul Fg)
 
La guerra degli emendamenti. Iniziata al Senato dai grillini sul decreto Sicurezza, la guerra degli emendamenti si è riprodotta a parti rovesciate alla Camera sul ddl Anticorruzione con la Lega che è andata a toccare gli “interessi sensibili” della Casaleggio (Verderami sul Cds)
 
Zitti zitti. Il M5s nel ddl Anticorruzione ha inserito un emendamento che riconosce Rousseau come soggetto politico e consegna a Casaleggio il potere sul Movimento (Lauria su Rep)
 
Faccia come il culo. Di Maio: “Il Tap opera propedeutica alla differenziazione delle fonti di approvvigionamento” (Martini sulla St)
 
Scienza come ideologia. Estendere lo spoils sistem anche alle cariche scientifiche, oltre alla famelicità dei governanti, fa riflettere su un altro aspetto: la scienza per questi qua è una narrazione come le altre (Panarari sulla St). Gli interessi concreti della Lega nel business della ricerca spaziale (Ajello sul Msg)
 
Avanti un altro. De Magistris: “Alle europee presenterò una lista: come sindaco di Napoli sono già un riferimento nazionale” (int. su Rep)
 
Condono nel sangue. La famiglia di Giggino Di Maio ha chiesto in passato il condono per 150 metri quadri di abusi edilizi su due livelli (Sannino su Rep)
 
Rai. Mai una gioia per Marcello Foa: Rita Borioni, consigliera del Cda Rai, ricorre al Tar contro la nomina di Marcello Foa a Presidente (Ft)
 
Pd. Minniti: “Scendo in campo solo se siamo al massimo due candidati: solo così dopo è più facile la riconciliazione”. Ma Martina, Richetti e gli altri non ci sentono… (De Marchis su Rep)
 
Effetti collaterali. Renzi si è accorto, in ritardo come sempre, di aver fatto una cazzata: se Minniti, suo candidato, dovesse vincere la corsa alla segreteria del Pd, l’ex premier non potrà lasciare il Pd e lanciare il suo partito. Di contro Minniti logorerà lentamente la sua corrente… (Licinio)

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