La Commissione Ue boccia la manovra, cosa rischia l’Italia

Con la pronuncia oggi di Bruxelles, si apre una fase molto difficile per i rapporti con la Commissione Europea. Si attendeva, e ora la bocciatura alla legge di Bilancio italiana è scritta nero su bianco: la Commissione ha definitivamente rigettato il documento programmatico di Bilancio del governo italiano per il 2019 e ritiene a questo punto che “l‘apertura di una procedura per debito eccessivo è giustificata“.

Dopo il parere espresso oggi, il prossimo appuntamento importante è atteso per il 3 e 4 dicembre quando si riuniranno i ministri europei delle Finanze che dovranno pronunciarsi appunto su tali opinioni. Cosa succederebbe al nostro Paese se ricevesse il cartellino rosso dall’Europa? Innanzitutto la Commissione dovrebbe formalmente inviare una raccomandazione al Consiglio europeo per chiedere l’apertura della procedura per debito eccessivo. Roma si troverebbe di fronte a un ulteriore ‘invito’, questa volta da parte del Consiglio, per cambiare la manovra o per esempio varare delle misure correttive. Per farlo, avrebbe sei mesi di tempo (le regole prevedono anche tre mesi in casi gravi).

A quel punto, l’Italia rischia l’apertura di una procedura in relazione al mancato rispetto della regola di riduzione del debito nel 2017: in assenza di correzioni, la procedura scatterebbe per squilibri macro-economici, considerata la mole del debito (oltre il 130% del Pil) e non per deficit eccessivo in quanto il governo prevede comunque di restare sotto la soglia del 3%, cioè al 2,4%. Cosa significa in termini pratici l’avvio della procedura: tutto dipenderà dal Consiglio scegliere se applicare o no all’Italia sanzioni economiche a meno che, all’interno del Consiglio stesso, non si crei una maggioranza qualificata di paesi membri contrari.

In caso contrario, il nostro Paese potrebbe essere toccato da diversi tipi di sanzioni: le ammende sarebbero di tipo pecuniario sotto forma di un deposito fruttifero pari allo 0,2% del Pil (circa 800 milioni di euro) cui va ad aggiungersi una componente variabile determinata in base all’ammontare del deficit eccessivo, fino a un massimo dello 0,5% del Pil. Verrebbero inoltre congelati tutti i finanziamenti per i progetti garantiti dai fondi Ue. Quindi dall’Europa potrebbe arrivare l’obbligo di fornire informazioni supplementari prima dell’emissione di titoli di Stato nonché l’invito alla Bei e alla Bce a stringere i cordoni della borsa e quindi a non concederci più prestiti. In extrema ratio, potremmo trovarci obbligati a costituire un deposito infruttifero fino al rientro del disavanzo.

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